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Bollettino per i naviganti Minimize
Questo sito non è un sito. Questo blog non è un blog. Non vuole "piazzare" nulla e non svela nessuna intimità. E' un'antologia di pezzi scritti e di immagini incrociate, che rimandano ad ascolti, profumi, sapori, tocchi, visioni. Ogni giorno uno-due-tre colpi di carboncino e di sanguigna, che tratteggiano per il lettore fedele lo schizzo tutt'altro che indefinito di una vita che sorprende dall'interno colui che la vive. Altre vite si sono ritrovate in questi bytes e amano riprenderne i contenuti. Non chiedete a queste pagine più di quanto possano dare; non chiedete loro altro da quello che vogliono dare; aiutatele a dare sempre meglio. Buon approdo!
don Chisciotte

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Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione Minimize

Giuseppe pensò: perché lui dice queste cose a me, che vede per la prima volta? È vero, talvolta persone del tutto estranee confidavano a lui le proprie angosce nascoste. Venivano per ordinare un aratro o un vomere, d'un tratto si sedevano e raccontavano le loro afflizioni. Chiedevano consiglio. A lui, che viveva nel silenzio e conosceva così poco la vita! Ma quelli erano gente semplice. Per loro il naggar rinomato per la sua bravura era un'autorità. Zaccaria però era un sacerdote, un uomo d'esperienza...
Con uno sforzo, come se cercasse di sollevare un grande peso, incominciò:
— Non tocca a me parlare di questo, Zaccaria... — allargò perplesso le braccia.
— Non conosco il mondo, non conosco la vita. Anch'io ho sentito un rabbi affermare che l'Altissimo creando Eva da una costola di Adamo ha dimostrato di considerare poco la donna, in quanto la costola è una parte poco nobile del corpo umano. Si dice: la donna è stata creata per l'uomo, per rendergli più leggera e più piacevole la vita... Eppure sappiamo quanto i nostri patriarchi abbiano amato le loro mogli. Quali eroine siano state Debora e Giuditta. La donna non può esistere soltanto per l'uomo. Nell'amore verso la moglie deve celarsi qualcosa di sacro... Non comprendo bene questo e non sono capace di esprimerlo, ma sono convinto che tramite quest'amore l'Altissimo voleva mostrare qualcosa di grande e di misterioso...
Allargò di nuovo le braccia e guardò come scusandosi il sacerdote.
—   Perdona — sussurrò — non riesco a chiarire meglio i miei pensieri...
Zaccaria taceva, ma il suo sguardo era fisso sul viso di Giuseppe.
—   Sei giovane — iniziò — eppure hai detto cose non comuni. Parla ancora. Così ritieni che l'Altissimo abbia assegnato un compito tanto grande alla donna?
—   Io lo credo! — Giuseppe esplose con calore. — Sono certo che un giorno Egli la eleverà e la porrà accanto a sé. Non riuscirei ad amare una donna soltanto per il fatto che è per me...
—   E proprio così ami tua moglie?
Abbassò gli occhi improvvisamente vergognoso di non confermare con la vita le sue parole.
—  Non ho ancora una moglie...
—  Non ce l'hai? Eppure sei negli anni in cui un uomo dovrebbe essersi ormai scelto la compagna.
— Sto aspettando... — sussurrò.
Il sacerdote assentì col capo.
— Questo significa che non hai trovato finora colei alla quale potresti offrire i tuoi affetti? Comprendo. Ti aspetti molto e vuoi dare molto... Continua ad aspettare. Non affrettarti nella scelta. Troverai la ragazza degna del tuo amore e delle tue speranze. (continua a leggere il seguito del testo).

Jan Dobraczynski, L'ombra del padre, 33-37

Leggi il seguito di questo post... »

Peppone esitò un poco poi si rinfrancò: "Reverendo, qui bisogna sistemare la faccenda: quello che è detto è detto e poi ci sono delle ragioni speciali e indietro non si torna. Noi in chiesa non ci possiamo venire più. D'altra parte siamo gente battezzata. Quindi..."
"Quindi?"
"Ieri sera abbiamo fatto una seduta straordinaria. Non ne mancava neanche uno e abbiamo deciso di proporvi la carica di cappellano della sezione".
"Cioè?"
"Cioè voi, la domenica, dovreste venire a fare una Messa speciale per noi. Diciamo una Messa di Partito".
Don Camillo lo guardò.
"Io non faccio il barbiere" rispose. "Sono i barbieri che fanno il servizio a domicilio. Alla vostra Casa del Popolo io non ci metterò più piede vita natural durante".
"Non alla Casa del Popolo. Non si potrebbe neanche perché ci sarebbero delle interferenze politiche. Voi verreste qui: sotto queste tre tettoie ci stiamo tutti. Qui siamo in campo neutrale: la distanza da qui alla Casa del Popolo è uguale alla distanza da qui alla chiesa. Dio è dappertutto e quindi Lui resta dov'è e nessuno gli dà dei fastidi: ci muoviamo noi e ci incontriamo a metà strada. Gli uomini si muovono e il Padreterno sta fermo. Insomma: se la montagna non vuole andare a Maometto e Maometto non vuole andare alla montagna, Maometto e la montagna vanno tutt'e due all'Anonima e buonanotte ai suonatori".
Don Camillo si alzò.
"Ci penserò" disse andandosene.
Peppone rimase solo vicino al fuoco che ardeva sotto la tettoia della vecchia fabbrica abbandonata.
"Se il Padreterno non è un fazioso" pensò "deve capire che queste storie non le facciamo per lui".

Giovannino Guareschi, Mondo Candido, 167 ss.

Spirito del Signore,
dono del Risorto agli apostoli del cenacolo,
gonfia di passione la vita dei tuoi presbiteri.
Riempi di amicizie discrete la loro solitudine.
Rendili innamorati della terra,
e capaci di misericordia per tutte le sue debolezze.
Confortali con la gratitudine della gente
e con l'olio della comunione fraterna.
Ristora la loro stanchezza,
perché non trovino appoggio più dolce
per il loro riposo se non sulla spalla del Maestro.
Liberali dalla paura di non farcela più.
Dai loro occhi partano inviti e sovrumane trasparenze.
Dal loro cuore si sprigioni audacia mista a tenerezza.
Dalle loro mani grondi il crisma su tutto ciò che accarezzano.
Fa' risplendere di gioia i loro corpi.
Rivestili di abiti nuziali.
E cingili con cinture di luce.
Perché, per essi e per tutti, lo Sposo non tarderà.

mons. Tonino Bello

Il Vangelo della liturgia odierna ci ha detto: «Gesù diceva ai suoi discepoli: "Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!"» (Mt 7, 13-14). Applicando questa pagina alla vita coniugale, così si esprime Pavel Evdokimov: «La via certo è stretta, forse è la più stretta, perché sono due che devono percorrerla insieme. (...) Stare nel mondo, respirarne l’aria viziata e cercare sempre di "raggiungere Cristo"; senza uscire dal mondo stare ai piedi del Signore; essere impegnati simultaneamente davanti a Dio e davanti al mondo. (...) Per lasciarsi amare dall’altro bisogna interamente rinunziare a sé. Si tratta di una profonda e costante ascesi. (...) E’ la kenosi propria alla vita coniugale, il cui eroismo resta celato sotto il manto della quotidianità».
Pavel Evdokimov, Sacramento dell'amore, 82-83

Costruire è una cosa difficile: è lapalissiano: ma è pure lapalissiano che per costruire bisogna sgomberare il terreno dagli impedimenti. E quando non si accettano - oppure ci si fa forza per non accettare - le critiche più elementari col solo pretesto che non si sa bene ancora che cosa sostituirvi, come si può fare accettare un piano positivo, che deve per forza sostituire quello che non si vuol neanche lasciare intaccare? D'altronde, il fatto ricostruttivo è il frutto di un apporto collettivo. Uno spirito aperto e previdente potrà proporre uno schema, una planimetria, ma non si ricostruisce con una sola mano. Vi devono portare tanti un contributo.
don Primo Mazzolari, Lettera sulla parrocchia, 17

Simone Weil ricordava che nulla ci spinge tanto ad amare Dio, quanto l'amicizia per gli amici di Dio:
«Un cuore veramente abitato dell'amore di Dio conosce una formidabile capacità di amicizia».

Giovanni Cereti, Amore, 34

Troppa tv «fa male al cuore»
Chi passare 4 ore davanti allo schermo tutti i giorni ha un rischio di morte prematura più alto del 46 per cento rispetto a chi guarda la tv per meno di due ore al giorno
Troppa tv fa male alla salute. O meglio: il problema non è tanto il vecchio caro schermo, ma le ore passate stando seduti davanti al televisore, ma anche davanti al computer o alla guida dell’auto. L’ennesima conferma che la vita sedentaria metta a rischio il cuore arriva da uno studio australiano pubblicato sulla rivista scientifica Circulation.
I ricercatori del Baker IDI Heart and Diabetes Institute di Victoria hanno seguito per circa 7 anni, dal 1999 fino al 2006, più di 8 mila persone, 3.846 uomini e 4.954 donne dai 25 anni in su, monitorandoli costantemente con varie visite ed esami. I volontari sono stati divisi in tre gruppi sulla base del numero di ore quotidiane trascorse davanti al televisore: meno di due ore al giorno, tra due e quattro, oltre le quattro ore. Durante i 7 anni, 284 persone del campione sono morte, 87 per malattie cardiovascolari. Prima, nessuno di loro aveva avuto problemi di cuore. Inoltre, secondo lo studio, per chi ha l’abitudine di passare almeno 4 ore davanti al teleschermo tutti i giorni, il rischio di morte prematura per qualsiasi causa, senza considerare altri fattori di rischio come fumo, obesità, colesterolo alto, è del 46 per cento in più rispetto a chi guarda la tv per meno di due ore al giorno; addirittura quasi raddoppia (80%) per problemi cardiovascolari. «Secondo i nostri calcoli - spiega uno degli autori dello studio,David Dunstan - ogni ora di sedentarietà aumenta i rischi di morte prematura dell'11%, e in particolare di morte per problemi cardiaci del 18%. I risultati dell’indagine suggeriscono quanto sia importante «interrompere» la vita sedentaria. Passiamo la nostra vita da una sedia all'altra, dal sedile della macchina alla scrivania dell'ufficio, alla poltrona di casa. Basterebbe alzarsi spesso, fare due passi o qualsiasi altra attività fisica per riattivare circolazione e metabolismo».
«Che la vita sedentaria favorisse le malattie cardiovascolari lo sapevamo da tempo – commenta il professor Francesco Fedele ordinario di cardiologia all’Università La Sapienza di Roma - . In assenza di movimento il cuore s’impigrisce, così come le arterie periferiche e quelle polmonari. Inutile allora demonizzare la tv o il computer – conclude il cardiologo - . Come ripetiamo da anni, è fondamentale fare attività fisica o camminare almeno un’ora al giorno, a passo anche sostenuto, per tenere allenato l’apparato cardiovascolare».
Maria Giovanna Faiella

«La lettura bibilica diventa ascolto della Parola di Dio grazie alla fede»
di Enzo Bianchi, priore di Bose
«La costituzione sulla Rivelazione – Dei Verbum – afferma che la Parola di Dio è “la sorgente pura e perenne della vita spirituale” (DV 21) e che per attingervi occorre una “lettura assidua” della Scrittura (DV 25), mirante non all'erudizione, ma alla “sublime scienza di Gesù Cristo” (DV 25) e all'“amore di Dio” (DV 23). Di fatto, Dei Verbum sollecita in questo modo la pratica antica della lectio divina, quella lettura delle Scritture che diventa svelamento di una Presenza e discernimento del volto di Cristo, il quale infatti “è presente nella sua Parola” (Sacrosanctum Concilium 7). Nella lectio divina, il credente legge delle parole bibliche per ascoltare la Parola di Dio; la sua lettura diventa quindi lettura di se stesso, che gli permette di comprendersi in modo rinnovato a partire dalla luce proveniente dal testo, dal volto di Cristo che emerge dalla pagina biblica. Leggendo, il credente sente se stesso letto, radiografato; ripete l'esperienza di Davide che si sente dire da Nathan: “Quell'uomo, sei tu!” (2 Sam 12,7); sì, è di te che si tratta, si parla di te. Questa lettura costituirà anche il cuore e l'essenza dell'ascesi e della disciplina del credente: essa esige il silenzio, la solitudine, la concentrazione, il lavoro interiore, la riflessione, l'attenzione, ma anche l'uscire da sé e l'aprirsi all'Altro. Questa lettura diventa l'anima della vita spirituale tout court: così come ci si rapporta al testo biblico, allo stesso modo ci si rapporta con l'altra persona, con i fatti dell'esistenza, con gli avvenimenti ecclesiali e con quelli della storia. I quattro momenti classici della lectio divina (cioè: lectio, meditatio, oratio e contemplatio) possono in sostanza essere sintetizzati in due movimenti fondamentali: il primo, più obiettivo, in cui si lascia emergere il testo nella sua alterità; il secondo, più soggettivo, in cui la soggettività del lettore entra in relazione con la parola ascoltata, si lascia da essa giudicare, consolare, orientare, e vi risponde con la preghiera. Ecco la struttura essenziale della lectio divina. Nel primo tempo, si può anche introdurre lo studio, l'approfondimento del senso del testo, il ricorso a certi strumenti esegetici o a qualche commento, per meglio comprendere ciò che il testo vuol dire. Non bisogna tuttavia dimenticare che ciò che porta veramente frutto è lo sforzo personale, la ricerca personale. I movimenti che la lectio divina esige dalla lettura sono gli stessi che caratterizzano la relazione con un'altra persona: l'alterità del testo (la distanza culturale che lo separa da noi) e l'alterità dell'altra persona devono essere presi sul serio e richiedono un lavoro appropriato. Nella relazione con un'altra persona, si tratta anche prima di tutto di ascoltarla, di osservarla, di lasciarle spazio, affinché possa esprimersi e manifestarsi per ciò che è; si tratta di esercitare il rispetto e l'intelligenza per poter in seguito reagire correttamente, rispondere e coinvolgersi con lei. La lettura biblica diventa ascolto della Parola di Dio grazie alla fede, vero criterio di interpretazione delle Scritture, le quali sono state redatte e composte a partire dalla fede nel Dio che agisce nel mondo, che interviene nella storia e che ha rivelato il suo volto definitivo in Cristo. Questa fede guida il lettore verso un ascolto personale e contemporaneo; si trasforma in certezza che il Signore parla proprio a me, oggi, attraverso la pagina biblica. Questa lettura si fa in un contesto di preghiera: “La lettura della sacra Scrittura dev'essere accompagnata dalla preghiera, affinché si stabilisca il dialogo tra Dio e l'uomo” (DV 25). Si comincerà la lettura con una invocazione dello Spirito Santo e la si concluderà con una preghiera costruita dall'ascolto della Parola. Un criterio importante per l'assimilazione della Parola di Dio contenuta nella Scritture è che la lettura di queste ultime tende all'azione, alla pratica. La Scrittura si capisce man mano che la si vive, che la si mette in pratica. Più ancora, l'esperienza stessa della vita (in bene o in male) può contribuire alla comprensione della Scrittura. (...)
in “La Croix” del 27 febbraio 2010 (traduzione: www.finesettimana.org)
Estratti della Conferenza di Quaresima di F. Enzo Bianchi, priore di Bose, a Notre Dame di Parigi.