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Bollettino per i naviganti Riduci
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don Chisciotte

Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione Riduci

Seme caduto

mar 30

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martedì 30 marzo 2010 5.26  RssIcon

Parlando di don Mazzolari
Chi l'ha conosciuto, chi l'ha sentito predicare non può dimenticare il modo della sua vibrazione, l'intensità dello sguardo, quello straordinario impasto fra sguardo e parola con cui vi raggiungeva di sorpresa e vi toccava. Era un modo di predicare che tendeva a fondersi nell'essenza stessa della vita: non c'era male che avesse la forza di resistere alla sua forza, meglio direi alla sua pietà. Questo grande scaricatore di parole, che girava il mondo, che correva, che era pronto a prendere tutte le responsabilità, derivava la sua forza dalla presenza del Vangelo e, per illustrare la differenza che egli sapeva fare fra le parole di comodo e quelle che scottano, aveva definito il Vangelo "La parola che non passa" e sotto questo titolo aveva scritto uno dei più bei commenti del Vangelo (La Locusta, Vicenza).
Naturalmente non tutto si salverà dei suoi interventi; purtroppo gran parte del suo lavoro è un seme che è caduto ma non ha preso e nessuno più di lui ne era cosciente. Quando decise di dar vita a un foglio di battaglia, "Adesso", obbediva proprio a questo sentimento di tristezza, a una forma umana di scoraggiamento, ma subito dopo era di nuovo pronto per credere che battaglie di questo genere si vincono subito, nel momento, adesso. Soltanto lui poteva alzare questa bandiera e restare fedele a lungo, imperterrito nel dolore che era molto e nella gioia che era rara e fragile. Da don Mazzolari sono venuti, volta per volta, gli ammonimenti, i gridi d'allarme, l'invocazione alla realtà della vita religiosa.
Nato e cresciuto in campagna aveva registrato nella carne lo scandalo più desolante per un vero cristiano, l'allontanamento dei contadini e degli operai dalla lezione di Cristo: lo aveva registrato, riportando su di sé le colpe e le responsabilità. Aveva capito che ogni forma superstite di dialogo fra Cristo e l'uomo quasi sempre avveniva fuori delle regole, delle dimostrazioni episodiche, soprattutto della condizione politica e che avveniva al contrario nel segno del dolore, della miseria e della pena. In questo modo egli si adoperava per condurre la battaglia su due piani: da una parte l'obbedienza alla verità e, dall'altra, la protesta contro i soprusi, lo spirito di abbandono e di corruzione.
Questo è stato anche il suo testamento spirituale: in parole povere, don Mazzolari ha detto agli uomini di buona volontà che per riportare il figliuol prodigo alla casa del padre non basta ammonirlo ma aspettarlo con amore, rendendogli più facile, meno crudele e disperato il tempo dell'esilio.
Naturalmente don Mazzolari non poteva aspettarsi, in vita, consensi: di solito lo accompagnava il sospetto. Mazzolari dava noia, come tutte le persone che mettono il dito sulla piaga e non accettano il compromesso. Ora che è morto, cerchiamo di ricordarlo com'era, nel sangue stesso della sua parola, senza il facile scambio dell'immagine sacra ma inerte. Spero che quelli che l'hanno conosciuto, soprattutto la parte più nuova e coraggiosa della vita spirituale italiana, resteranno fedeli alla sua memoria.
Carlo Bo, Don Mazzolari e altri preti, 9-11


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