Giuseppe pensò: perché lui dice queste cose a me, che vede per la prima volta? È vero, talvolta persone del tutto estranee confidavano a lui le proprie angosce nascoste. Venivano per ordinare un aratro o un vomere, d'un tratto si sedevano e raccontavano le loro afflizioni. Chiedevano consiglio. A lui, che viveva nel silenzio e conosceva così poco la vita! Ma quelli erano gente semplice. Per loro il naggar rinomato per la sua bravura era un'autorità. Zaccaria però era un sacerdote, un uomo d'esperienza...
Con uno sforzo, come se cercasse di sollevare un grande peso, incominciò:
— Non tocca a me parlare di questo, Zaccaria... — allargò perplesso le braccia.
— Non conosco il mondo, non conosco la vita. Anch'io ho sentito un rabbi affermare che l'Altissimo creando Eva da una costola di Adamo ha dimostrato di considerare poco la donna, in quanto la costola è una parte poco nobile del corpo umano. Si dice: la donna è stata creata per l'uomo, per rendergli più leggera e più piacevole la vita... Eppure sappiamo quanto i nostri patriarchi abbiano amato le loro mogli. Quali eroine siano state Debora e Giuditta. La donna non può esistere soltanto per l'uomo. Nell'amore verso la moglie deve celarsi qualcosa di sacro... Non comprendo bene questo e non sono capace di esprimerlo, ma sono convinto che tramite quest'amore l'Altissimo voleva mostrare qualcosa di grande e di misterioso...
Allargò di nuovo le braccia e guardò come scusandosi il sacerdote.
— Perdona — sussurrò — non riesco a chiarire meglio i miei pensieri...
Zaccaria taceva, ma il suo sguardo era fisso sul viso di Giuseppe.
— Sei giovane — iniziò — eppure hai detto cose non comuni. Parla ancora. Così ritieni che l'Altissimo abbia assegnato un compito tanto grande alla donna?
— Io lo credo! — Giuseppe esplose con calore. — Sono certo che un giorno Egli la eleverà e la porrà accanto a sé. Non riuscirei ad amare una donna soltanto per il fatto che è per me...
— E proprio così ami tua moglie?
Abbassò gli occhi improvvisamente vergognoso di non confermare con la vita le sue parole.
— Non ho ancora una moglie...
— Non ce l'hai? Eppure sei negli anni in cui un uomo dovrebbe essersi ormai scelto la compagna.
— Sto aspettando... — sussurrò.
Il sacerdote assentì col capo.
— Questo significa che non hai trovato finora colei alla quale potresti offrire i tuoi affetti? Comprendo. Ti aspetti molto e vuoi dare molto... Continua ad aspettare. Non affrettarti nella scelta. Troverai la ragazza degna del tuo amore e delle tue speranze. Purché tu non debba pagare per la tua scelta in modo altrettanto grave del mio! — aggiunse.
Giuseppe non rispose nulla. Gli era difficile trovare una risposta al dolore che continuava ad affiorare nell'altro, simile al germoglio di una radice conficcata profondamente nella terra. Non poteva rassegnarsi alla spiegazione alla quale era giunto il sacerdote. Ma del resto che poteva dire della disgrazia toccata a Zaccaria?
Un sempre più intenso colore rossastro ricopriva la dorsale dei monti al di là dei quali si trovava Betlemme. Il vento era divenuto impetuoso, faceva vorticare rami e foglie. In basso, invisibili sotto l'ombrello degli alberi, si dirigevano verso le loro dimore le greggi che tornavano dai pascoli. Si sentivano campanelli, belati e voci umane.
— Vuoi far ritorno domani? — chiese il sacerdote.
— Sì, Zaccaria.
— E che farai?
— Così come mi hai indicato. Me ne andrò. Ma non con quelli di Antiochia.
— Penso che in Antiochia non troveresti la donna alla quale vuoi donare il tuo amore. Là si vive troppo rumorosamente.
— Ti ringrazio, Zaccaria, per tutti i tuoi consigli. Rifletterò ancora su dove recarmi.
— Che l'Altissimo ti guidi.
Recitarono ancora insieme Yarbit, la preghiera del nuovo giorno che già si approssimava, poiché come il mondo sorse dalle tenebre, così il nuovo giorno nasce al crepuscolo. E poi si congedarono. Una serva preparò il giaciglio di Giuseppe sulla terrazza. Prima di coricarsi, quest'ultimo scese ancora da basso per assicurarsi che non mancasse nulla all'asino sul quale era venuto. Ma trovò l'animale ben governato: l'asino tentennava assonnato il capo su un mucchio di fieno pieno di gambi di cardo appena recisi.
Si mosse per tornare in casa, allorché qualcuno lo chiamò improvvisamente nelle tenebre:
— Giuseppe figlio di Giacobbe, fermati un momento. Si arrestò. Non vedeva la figura della donna, ma indovinò subito chi l'avesse chiamato.
— Ti ascolto, Elisabetta.
— Perdona se io, una donna, mi rivolgo a te. Ma sono vecchia. E ho sentito la tua conversazione con mio marito. Volevo ringraziarti...
— Per che cosa mi vuoi ringraziare?
— Perché hai disperso i pensieri cupi che avevano penetrato la sua mente.
— Io non ho disperso nulla.
— Invece sì. È andato a riposare rasserenato. Per questo voglio ringraziarti, quel che hai detto sulla donna e sull'amore...
— Così penso e sento.
— Da dove ti sono mai giunti tali pensieri? Perfino i profeti dicono molte cattive parole sulla donna...
— Eppure sembra che anche loro abbiano presentito qualcosa... Tu, Elisabetta, si dice che conosca le Scritture?
— Le conosco. Ma le enunciazioni dei profeti sono piene di misteri.
— È vero. Ciascuno tuttavia ha avuto una madre. Io quasi non ricordo la mia. Eppure penso a lei con rispetto e amore. Non potrei pensarne male... Colui di cui parlano i profeti dovrà avere una madre degna di lui...
— Sì.
— Adesso si parla parecchio di lui. Conosco una vecchia in città che è sicura di vederlo, prima di morire. Tu pensi che lui apparirà davvero nei tempi nostri? Tante generazioni hanno atteso e poi sono morte senza vedere nulla.
Non si avvicinava, continuava a parlare dalla distanza di qualche passo. Nel buio non poteva distinguere nemmeno la sua figura.
— Non so, Elisabetta — disse. — Dovrebbe essere tuo marito a sapere se è giunta veramente l'epoca dell'avvento del messia. Qualora i presentimenti di quella donna fossero autentici, dovrebbe già vivere colei che sarà sua madre...
— Sia benedetto il grembo di colei il cui figlio toglierà il disprezzo dalle donne. — esclamò. — Perché egli farà questo!
— Ne sono certo.
— Che la benedizione si posi sul tuo capo, Giuseppe, per queste parole. Ascolta... — All'improvviso si avvicinò. Distinse nel buio la sua figura ammantata di bianco. — Ascolta. Ho sentito quando hai detto che non hai moglie e che aspetti una donna alla quale potrai offrire il tuo amore. Voglio dirti: conosco una ragazza che si merita un amore come il tuo...
— Di chi parli?
— Della figlia di mia sorella. I suoi genitori sono morti, sono rimaste due orfane. Mio marito ha permesso che crescessero nella nostra casa. Sono vissute con noi per anni. La maggiore è sposata, ha figli. La più giovane esce adesso dall'adolescenza.
— Ed è qui da voi?
— No. Si è stabilita da sua sorella. La aiuta con i bambini e in casa. Abitano in Galilea, a Nazaret... Visto che, come hai detto, vuoi andartene in qualche posto, vai a Nazaret. È una città in cui un bravo artigiano come te troverà facilmente lavoro. Trovala, dalle un'occhiata. Oh, come sarei felice se fossi tu a prenderla per moglie!
— Hai detto che è degna di amore?
— Se esiste una ragazza per la quale vale la pena di sacrificare tutto, lei è proprio quella.
— Hai detto molto. Vorrei avere una moglie da poter amare come tuo marito ama te. Visto che l'hai cresciuta devi conoscerla bene...
La figura bianca nell'oscurità si avanzò ancora un paio di passi.
— Non so se posso dire di conoscerla — disse in fretta. -— Si tratta di mia nipote, eppure non capirò mai in che modo una ragazza simile abbia potuto apparire in mezzo a noi... Dovrai vederla tu stesso. Non ho mai sentito un uomo che parlasse dell'amore nel modo in cui ne parli tu. Visto che sai amare, forse la comprenderai... Va', vedi da solo! Non risparmiare la fatica, Giuseppe.
Nel cielo era salita la luna, e il suo chiarore incominciava a diffondersi tra i rami scossi dal vento. La figura della donna baluginante nell'oscurità ora era simile ad una apparizione.
— Sì, Elisabetta — disse. — Mi recherò a Nazaret...
Jan Dobraczynski, L'ombra del padre, 33-37