Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione

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donma
martedì 9 marzo 2010 7.25
Il Vangelo che abbiamo ricevuto è ciò che ci libera
di Maria Cristina Bartolomei
La decisione della Rai di escludere da Sanremo un cantante che aveva palesato d’aver fatto uso di cocaina, è diventata un ‘caso’. Lasciano esterrefatti le tesi emerse nel dibattito: «È stato ipocrita non ammetterlo, quando si sa che tanti, anche parlamentari, si drogano»; «avrebbero dovuto ammetterlo, perché è stato onesto a dichiararlo»: dunque basta esibire le trasgressioni per essere a posto, e un comportamento condannabile (o illegale) cessa d’essere tale se sono in molti, e soprattutto ‘persone importanti’, a cedervi. Ma sbalordisce anche chi ha salutato l’esclusione come messaggio di intransigenza morale, senza dir nulla dell’imperversare di trasmissioni che, a diverso titolo, sono eticamente gravemente censurabili. Ciò è indizio di come oggi nel nostro Paese vi sia acuto bisogno di etica, intesa come riconoscimento del legame con l’altro, come rispetto e responsabilità nei suoi confronti; di educazione alla legalità; del richiamo alla osservanza della legge come regola della convivenza sociale, a cominciare dalla legge costitutiva di una comunità politica, ossia la Costituzione; di cura della giustizia e del bene, di lotta all’ingiustizia e al male; di come ci sia bisogno di coscienze cristiane deste e pronte a discernere nelle concrete circostanze storiche dove passa il confine, e che, accogliendo l’invito evangelico (cfr. Luca 12,56), rischino di giudicare da sé il tempo e quel che è giusto. Le autorità ecclesiastiche cattoliche hanno negli ultimi anni alzato sempre più spesso la voce su temi etici, per la verità soprattutto bioetici e legati all’etica sessuale e familiare. Hanno certo richiamato anche ad altre importantissime tematiche (solidarietà, accoglienza, etica del lavoro e dell’economia, legalità), ma in termini meno ultimativi, favorendo la percezione che l’etica si identifichi e forse si esaurisca in determinati ambiti. In ogni caso, dichiarando apertamente di voler compensare la caduta dei valori e a ciò chiamata anche da “laici”, sempre più la Chiesa ha messo in risalto un suo messaggio etico, col pericolo di indurre l’idea che esso sia il cuore del suo annuncio e della sua missione, che l’Evangelo coincida con esso. L’etica, come insopprimibile appello della coscienza che ci chiama “fuori di noi” verso l’altro; la legge e il diritto, come orizzonte inscindibile dall’umano, sono ineludibili e indispensabili. Ma – e tanto più oggi, quando dominano spietate logiche di competizione – ancor più grande bisogno c’è della buona notizia dell’amore gratuito e salvante di Dio, del fatto che «mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Romani 5, 8), e che in questo sta la nostra salvezza. L’Evangelo della Grazia (gratuita e insieme ‘a caro prezzo’, come formulò Bonhoeffer), non resta senza frutti; l’averlo accolto ci invia ad agire a nostra volta nella logica del perdono gratuito e dell’amore non condizionato dal ‘merito’: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Matteo 5, 44-45). Proprio intorno al tema «Il Vangelo libera, non la legge» (il riferimento qui non è però alla Torah!) un’assemblea ecclesiale autoconvocata di più di 250 persone ha riflettuto lo scorso 6 febbraio a Firenze, presso la Parrocchia di S. Stefano in Pane, per il secondo incontro della iniziativa “Il Vangelo che abbiamo ricevuto” (relazioni e documenti sono leggibili sul sito internet www.statusecclesiae.net). (...) Come per l’assemblea dello scorso anno, è emerso con franchezza il disagio nei confronti degli stili prevalenti nella attuale comunicazione ecclesiale, in particolare nei confronti della carenza di sinodalità e della tendenza a essere Chiesa che condanna. L’iniziativa, senza arrestarsi al dissenso né identificarsi nella contestazione, vuole invece offrire lo spazio al convenire in una comunione che riconosce e apprezza le differenze; che è un accogliersi e ascoltarsi per accogliere a ascoltare lo Spirito che è dato all’altro; che non ricerca l’unanimismo e il conformismo; che non teme la polifonia e anche il contrappunto delle voci; che riconosce che l’esser Chiesa si radica nell’Evangelo e nella dimensione sacramentale, e non si misura sulla consonanza con contingenti orientamenti delle autorità ecclesiastiche. Ha radici più profonde e uno sguardo chiamato ad appuntarsi più in alto, a Colui che è stato elevato da terra (Giovanni 12, 32). Ciò dà speranza e conforta a non essere turbati nella fede, anche da scandali interni alle istituzioni ecclesiastiche.
in Jesus n. 3 del marzo 2010
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