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Questo sito non è un sito. Questo blog non è un blog. Non vuole "piazzare" nulla e non svela nessuna intimità. E' un'antologia di pezzi scritti e di immagini incrociate, che rimandano ad ascolti, profumi, sapori, tocchi, visioni. Ogni giorno uno-due-tre colpi di carboncino e di sanguigna, che tratteggiano per il lettore fedele lo schizzo tutt'altro che indefinito di una vita che sorprende dall'interno colui che la vive. Altre vite si sono ritrovate in questi bytes e amano riprenderne i contenuti. Non chiedete a queste pagine più di quanto possano dare; non chiedete loro altro da quello che vogliono dare; aiutatele a dare sempre meglio. Buon approdo!
don Chisciotte

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mar 8

Written by: donma
lunedì 8 marzo 2010 10.23 

Nel nome di Dio si annientano interi villaggi. Ieri l'ultima strage: 500 morti
Due boss politici locali ispirano le bande di ragazzi che si danno la caccia
Nigeria, il massacro infinito tra cristiani e musulmani
di Guido Rampoldi
Per ammazzare con quella frenesia dovevano avere nella testa molto koskovo, il gin locale, piuttosto che le incitazioni allo sterminio rivolte al suo popolo dal Dio dell'Antico Testamento: "Uccidi uomini e donne, bambini e neonati". Ma hanno macellato i musulmani del villaggio proprio in quel modo. E quando adesso ascolti i ragazzini raccontarti come i cristiani adempivano con i machete al comandamento del Signore degli Eserciti - "Voi inseguirete i vostri nemici ed essi cadranno davanti a voi trafitti dalla spada" - , quando ti rendi conto che tra le rovine bruciate l'unico edificio intatto è il tempio dei pentecostali, devi domandarti se chi ha ordinato questa strage non legga la Bibbia esattamente come, nel campo avverso, alcuni islamisti leggono il Corano. E cioè come una teologia del terrorismo particolarmente utile per annientare gruppi umani rivali, depredare, sottomettere, e poi spacciare quei crimini per eroici atti di fede.
Lo scontro antico che dall'Africa alle Molucche sta ritrovando nelle religioni pretesti, ispirazioni e complici, in Nigeria centrale obbedisce ad una simmetria radicale: musulmani e cristiani fanno fuori interi villaggi. (...)
Questi conflitti non potrebbero ricorrere alla maschera della religione se i cleri si opponessero. In questa regione, un frangiflutti di etnie e credi, hanno formato un comitato inter-religioso che si riunisce nella città di Jos per prevenire tensioni. I partecipanti si conoscono dal tempo delle elementari ma, mi confida uno di loro, dubitano tutti nello stesso modo della sincerità di quel che viene detto. E con ragione: infatti gli uni e gli altri mantengono un omertoso riserbo sulle malefatte delle bande giovanili cristiane e musulmane. Queste gang sono ispirate da due politici rivali, eminenze dello stesso partito (...)
Si può assolvere la loro fuga, non il silenzio dei religiosi musulmani e cristiani. Con l'unica eccezione di monsignor John Onayekam, l'arcivescovo cattolico, pastori evangelici e mullah tacciono oppure si nascondono dietro dichiarazioni vaghe. Fingono di non sapere. (...)
Quando il gregge si trasforma in branco di lupi, spesso i pastori lo assecondano. Gli trovano giustificazioni. E si tappano le orecchie per non udire le grida degli scannati. C'è anche un clero che si oppone e reagisce, non di rado in solitudine. Ma la tendenza generale oggi non sembra quella. Lì dove musulmani e cristiani coabitano da secoli, lo spirito del tempo sembra semmai soffiare nelle vele della religiosità più aspra, più sanguigna, più militante. Come altrove in Asia e in Africa, anche in Nigeria ne profitta tanto l'estremismo islamico quanto il cristianesimo dei pentecostali, un credo che ha conosciuto un boom spettacolare nell'ultimo secolo, al punto che oggi rappresenterebbe, per numero di fedeli, la seconda fede cristiana dopo il cattolicesimo. Qui noti anche come formidabili guaritori di indemoniati, i pastori pentecostali hanno una predisposizione per la prima linea, non a caso la loro casa madre è nella tumultuosa città di Jos, e una venerazione per la Parola sacra, nella quale non è difficile imbattersi nel Dio degli Eserciti, quello che non fa sconti. L'estremismo islamico lo frequenta da tempo, e infatti neppure in Nigeria distingue tra adulti e bambini quando massacra.
Musulmani o cristiani, gli assassini e i mandanti delle stragi occorse a Jos nel 2001, 2004, 2008 e nel gennaio 2010, sono tutti liberi. La polizia non li cerca. I suoi posti di blocco all'ingresso di Jos, una dozzina, la settimana scorsa sembravano soprattutto un'occasione offerta agli ufficiali per depredare automobilisti. Non era difficile immaginare che gli sterminatori sarebbero presto tornati a sacrificare villaggi al loro dio.

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