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Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione Riduci

Ci pensavo da tempo

feb 3

Written by:
mercoledì 3 febbraio 2010 7.04  RssIcon

Quella settimana in discesa libera
«Basta con la chiusura delle scuole a Carnevale». Lo chiedono sui blog genitori esasperati
Sembrava un diritto acquisito: a Carnevale si va a sciare, e il mondo - o meglio la scuola - si ferma. Invece no. I nemici della settimana bianca avanzano. La protesta monta nei blog, nei passaparola tra genitori. Una madre stremata si confida sul sito genitoriche.org: «Dove metto il bambino a Carnevale? La nonna è in crociera, la tata è incinta, il papà si è defilato». Un’altra, stesso sito, protesta: «Non posso chiedere ferie subito dopo Natale». Arrabbiatissima Cristina Ruscito, una delle fondatrici del sito: «Ma che razza di scuola pubblica è quella che chiude per permettere a pochi di andare in montagna?». Un altro genitore, ancora, rimpiange il tempo andato, «quando il ministero decideva tutto. Almeno ci si capirebbe qualcosa, ora il caos è totale». Alt, ragioniamo. Una volta il calendario scolastico era nazionale e la settimana bianca una scelta personale; qualche volta si rischiava la lavata di capo dei professori. Da dieci anni però c’è l’autonomia, e ognuno fa da sé. «Per legge devono esserci almeno 200 giorni di lezioni all’anno», spiega Orazio Niceforo della rivista Tuttoscuola. «Le regioni stabiliscono il calendario, che ne prevede 205-210. Poi ogni scuola fa “adattamenti”, con aperture e chiusure straordinarie decise dal Consiglio d’istituto». Così, in nome della flessibilità, chi ha più figli in plessi diversi può trovarsi con calendari diversi. Altro che semplificazione.
Per sopravvivere serve una «elasti-mamma», come si definisce Claudia De Lillo, giornalista finanziaria e autrice del libro Nonsolomamma (Tea): «Tutti sono liberi di andare a sciare. Ma alle madri lavoratrici chi ci pensa? Oltre alle scuole, poi, si fermano in contemporanea anche piscine e palestre. Per noi diventa più complicato organizzarsi». La “guerra” della settimana bianca divide l’Italia; molto sentita al nord, per niente al sud. Non solo: chiudono per neve (quella delle località sciistiche) soprattutto gli istituti dei centri cittadini; quelli in periferia meno. A Milano, lo spezzatino è la regola: nello stesso quartiere (benestan te), le due medie limitrofe Mauri e Porta hanno fatto scelte diverse per Carnevale; una chiude da lunedì a venerdì, l’altra due giorni. Giovanna Croci, preside della media Iqbal Masih, più in periferia, è perplessa: «Gli studenti sono appena tornati dalla lunga pausa di Natale; devono riposarsi ancora? Lo so, è un dilemma da ricchi: nella mia zona pochi vanno a sciare». Le scuole che si fermano, va detto, si giustificano con la didattica: concentrare in una settimana le partenze aiuta a non avere lo stillicidio dei banchi vuoti per due mesi. Ma c’è anche un altro motivo: «Quando chiudevamo solo tre giorni per Carnevale, qualche imbecille ne approfittava per scatenarsi con lanci di uova e farina» ricorda Innocente Pessina, preside del classico Berchet. «Così abbiamo scelto di fermarci una settimana. Siamo in centro, molti possono permetterselo». Mentre Milano si divide, le proteste iniziano a farsi sentire anche dove nessuno se l’aspetta: nelle località alpine. E costringono alcune regioni, pronte a istituire per legge la settimana bianca, a un’improvvisa retromarcia. È quanto succede in Friuli, che fino a qualche giorno fa sembrava varasse la vacanza obbligatoria. Ora la situazione è più sfumata.
L’assessore all’Istruzione, Roberto Molinaro, misura le parole quando dice che «ci sono perplessità, la decisione sarà presa a maggio. In ogni caso non costringeremo le scuole a chiudere». Sul portale dell’Istruzione in Trentino, vivoscuola.it, si è appena chiuso un forum che ha dato risultati imprevedibili. Tra i tanti che hanno scritto proponendo di cambiare il calendario scolastico, pochi erano interessati allo stop a metà inverno. Questa pausa non interessa nemmeno gli albergatori, in teoria i più favorevoli: loro vorrebbero invece un break a novembre, in bassa stagione, per andare in vacanza con i figli. In Veneto, l’assessore all’Istruzione Elena Donazzan sognava «piccole sospensioni di un paio di giorni ogni mese e mezzo, con uno stop più lungo per il Carnevale e il Mercoledì delle ceneri». Il tutto per «valorizzare le festività delle nostre tradizioni cristiane con l’obiettivo di adeguarsi al modello tedesco: vacanze estive corte, lunghe pause intermedie». Invece, anche qui la settimana bianca è finita ko: «Sono stata sconfitta dal partito delle mamme, contrarie al cambiamento, come gli insegnanti». A sorpresa, la chiusura delle scuole per settimana bianca non entusiasma nemmeno Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi-Confturismo, ovvero di quel settore che proprio dalla vacanza invernale dovrebbe trarre vantaggio. «Con i “ponti” e i weekend gli italiani restano nel nostro paese, con interruzioni più estese vanno all’estero. Quindi no a lunghi stop, sì a piccoli break». Nella guerra dei calendari, una proposta arriva dalla media Winckelmann, a Roma, che organizza la settimana bianca sull’Appennino. Per chi non parte, l’istituto resta aperto. Magari gli studenti in classe non sono tanti, ma almeno non si sentono soli.
Cristina Lacava

1 comment(s) so far...


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...mi riempie di rabbia e di tristezza la constatazione, vissuta sulla pelle giorno dopo giorno, che alle mamme lavoratrici... alle famiglie con due genitori che DEVONO lavorare nessuno pensa...
...e non solo per la settimana bianca...
... anche per la qualità della scuola...in caduta libera

di marta72 ,   mercoledì 3 febbraio 2010 20.02

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