Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione

Gravidanza e parto oggi da noi
dic
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sabato 26 dicembre 2009 15.50
Maternità, i nuovi tempi delle donne
Molte lavorano, per scelta, fino al termine della gravidanza. E vorrebbero una legge più flessibile
Fino all’ultimo respiro. E appuntamento. Con il pancione rotondo e l’agenda piena, sotto l’ala protettiva degli estrogeni e del progesterone, i compagni di viaggio delle mamme che scelgono di lavorare fino all’ottavo mese di gravidanza. (...)
Le lavoratrici col pancione, sempre più numerose, sono dappertutto. In politica, in tv, negli uffici, sedute alla scrivania accanto alla vostra. Sono le libere professioniste (17,5%), le dirigenti, le imprenditrici e le donne che lavorano in proprio (30,3%) le future mamme che, forti di un certificato medico di buona salute, scelgono di rimanere nel mondo del lavoro fino all’ottavo mese, grazie alla flessibilità della legge sulla maternità obbligatoria (...). Il 46% delle operaie interrompe il lavoro entro il quinto mese, ed è naturale che sulle statistiche incidano la pesantezza delle mansioni e i maggiori rischi per madre e feto. Ma ad essere cambiati favorendo la scelta di libertà della flessibilità, in generale, sono il ruolo delle donne nella società e la loro percezione di se stesse.
«Quarant’anni fa eravamo meno istruite e facevamo mestieri infinitamente meno gratificanti—spiega la professoressa Chiara Saraceno, sociologa —. Non a caso le dipendenti statali erano la categoria con maggiore tendenza a restare a casa appena possibile, una volta incinta. Oggi tutto è diverso, le donne investono di più nel lavoro, grazie al quale si sentono realizzate, e non vogliono mollarlo». Anche per paura di non ritrovarlo più. Una donna su cinque, in Italia, non torna a lavorare dopo il parto: al 23,9% non viene rinnovato il contratto, il 6,9% viene licenziato, il 69,2% si licenzia.
Ma è soprattutto il non pensarsi limitate, o addirittura malate, la grande rivoluzione culturale a cui stiamo assistendo. «Un corpo incinta, vivaddio, non è più scandaloso né indecente, non va tenuto nascosto, possiamo ascoltarci e decidere che sì, fino all’ottavo mese abbiamo voglia di lavorare: è questa la vera liberazione delle donne» gioisce la professoressa Saraceno. Sostenuta, nella sua analisi, dal punto di vista della medicina. «Viso trasognato, capelli luminosi, occhioni languidi: tutto, in caso di gravidanza felice, congiura a favore della bellezza della donna — dice la dottoressa Stefania Piloni, esperta in ostetricia e ginecologia, specializzazione alla clinica Mangiagalli di Milano e, particolare non secondario, madre di tre figli —. L’ottavo mese, poi, è il momento in cui il bambino sceglie la posizione di nascita. Una mamma non vede l’ora di conoscere la creatura che ha in grembo, ha voglia di contatti, socialità, incluso l’ufficio». (...)
Supermamme d’Italia unitevi. Senza esagerare. «Programmare concepimento e parto in base al calendario del lavoro non è una buona idea — conferma la dottoressa Piloni —. In Italia abbiamo un cesareo ogni tre parti, ma così non si rispettano i tempi del bambino». E che tristezza quegli interventi di plastica all’addome contestualmente al taglio, per far finta che nulla sia successo e tornare in forma subito. E il modello americano, mettersi in ferie per partorire, non aiuta. (...) Anche perché un’esperienza così normale, e insieme unica e potente come la gravidanza andrebbe centellinata, assaporata, vissuta in sacro raccoglimento. (...)
Gaia Piccardi
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