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Bollettino per i naviganti Riduci
Questo sito non è un sito. Questo blog non è un blog. Non vuole "piazzare" nulla e non svela nessuna intimità. E' un'antologia di pezzi scritti e di immagini incrociate, che rimandano ad ascolti, profumi, sapori, tocchi, visioni. Ogni giorno uno-due-tre colpi di carboncino e di sanguigna, che tratteggiano per il lettore fedele lo schizzo tutt'altro che indefinito di una vita che sorprende dall'interno colui che la vive. Altre vite si sono ritrovate in questi bytes e amano riprenderne i contenuti. Non chiedete a queste pagine più di quanto possano dare; non chiedete loro altro da quello che vogliono dare; aiutatele a dare sempre meglio. Buon approdo!
don Chisciotte

Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione Riduci
di donma , mercoledì 29 settembre 2010 17.28

Van De Sfroos - Il Duello
Un pàss... un pàss... e pö un oltru pàss, / capèll sbassàa sö i öcc, pistola giò in bàss,
la geent la fiàda piö e l'ha cambiaa l' culuu / de che a ciinq menütt se spàra suta el su...
L'aria l'è ferma e trèmen anca i sàss / düü omen ne la via hann decidüü de cupàss
fiulitt a bùca verta che tègnen fermu el càn / el becamòort el vàrda e intaant el frèga i mànn
"Te spari per la Juve e per la partìda a scùpa e vàrdum drizz in fàcia, sun quèll che te cùpa!
E prèma de sparàtt te en dìsi ammo' vöena: ieer sìra al burdèll ho incuntraa la tua dòna".
"Parla pirla... che fra un pö te pàrlett piö, te màndi all'infernu cul vestii che te gh'eet sö
e dighell al demòni quaand te la dumànda: - A quell che m'ha cupaa, gh'eri sfrisaa la Pànda".

"CORRETE! CORRETE! I hènn dree a fà el düell / l'è mej de la pàrtida e de quaand gh'era el carusèll
Mariangela mövess che g'hann el culp in càna / registra tücoos che gh'el vèndum al Mentana"
"Preparess che tra un àttim la pistòla la vùsa... / el tò fiöö a l'è un drugaa... el ruvìna la mia tùsa!"
"Seet te che in sö i öcc gh'eet i fètt de sàlamm: la tua tùsa l'è cumè la credenza dle pàn!
Te seet sempru ciucch, te steet gnànca in pee, ma taant adèss te'l lèvi me el pensee
La mia pistòla spàra e la fa mea parè l'è mea un cioo cumè queèll che gh'eet scià te!
"CORRETE! CORRETE! I hènn dree a fàss la pèll, per che che g'ha prublemi gh'è pruunt el sgabèll
Madòna che tensiòn, l'è pègiu de un parto gh'è in giir i lüsèert che i ciàpen l'infarto"
I mànn currèn in prèssa, ma i ciàpen mea la pistòla / i tìren fö tücc düü de culpu el Motorola
la geent capìss nagòtt, la vàrda scià de là. / Cume mai i pistoleri i henn dree a telefunà?
"A l'era la mia dòna, me sà che g'ho de nà / a l'è incazzàda negra, l'è pruunt de mangià.
El fèmm un'oltra vòlta, anca mè g'ho de scapà, / l'è el cumpleànn de quèll penènn, se sun desmentegaa."

di donma , mercoledì 29 settembre 2010 5.17
"Sole, fermati in Gabaon e tu, luna, sulla valle di Aialon", grida Giosué per completare una delle sue vittorie. Si arresti l'universo, lui non può fermarsi. "E si fermò il sole e la luna ristette": gli uomini della Bibbia chiedevano molto e molto era chiesto loro da Dio. La loro intesa veniva da una scelta reciproca e irrevocabile, una necessità di essere, l'uno per l'altro, Dio di un popolo e popolo di un Dio. Il loro scambio geloso piegava l'universo secondo un disegno allora nitido e oggi invisibile.
Erri De Luca, Una nuovola come tappeto, 74-75
di donma , martedì 28 settembre 2010 10.50
Famiglia cristiana e il miracolo delle lingue
di Giancarlo Zizola
Una critica delle nequizie del dispotismo politico, come quella di Famiglia Cristiana, sarebbe difficile da comprendere fuori di un approccio profetico, cioè sulla sola linea in cui la Chiesa può prendere seriamente le distanze dalle logiche del mondo in ragione della propria identità spirituale. È l'opposto della "pornografia mediatica", l'ingiuria lanciata sul settimanale del cattolicesimo popolare in Italia da tecnici del porno di Stato e da scienziati della denigrazione politica. Il compito profetico è una delle prerogative battesimali del "popolo di Dio". Ha spinto in ogni tempo i cristiani all'obiezione agli idoli imperiali, dai Cesari a Hitler, al fascismo e al comunismo (...) Il vero scandalo, tuttavia, è che la libertà di una testata cattolica abbia fatto scandalo. (...) Si ha l'impressione che un riflesso autoritario produca in alcuni un tale timore della libertà dello Spirito che il solo sospetto che qualche fiammella scenda sulla testa di qualche cristiano basti a scatenare la voglia di chiamare d'urgenza i vigili del fuoco per stroncare la nuova Pentecoste e il miracolo delle lingue, cioè della libertà, da cui la Chiesa era sorta. Una visione gregaria della comunità ecclesiale ripugna anche a Ratzinger, di cui torna pertinente un testo del 1971 : «La vera obbedienza non è quella degli adulatori, chiamati falsi profeti dalla profezia genuina dell'Antico Testamento. Non è di quelli che evitano ogni ostacolo e urto, che pongono al di sopra di tutto la garanzia della propria comodità. Ciò che manca alla Chiesa di oggi (e di tutti i tempi) non sono i panegiristi dell'ordine costituito, ma gli uomini nei quali l'umiltà e l'ubbidienza non sono minori della passione per la verità, gli uomini che danno testimonianza nonostante ogni possibile travisamento ed attacco, gli uomini in una parola che amano la Chiesa più della comodità e della tranquillità del proprio destino». FC non è sola a vivere di questa passione. Essa è parte di una multiforme realtà, una vasta rete di riviste, settimanali diocesani, agenzie d'informazione, testate missionarie, siti e fogli di ordini e congregazioni religiose, di associazioni e movimenti, prestigiosi quindicinali e mensili culturali diffusi capillarmente e radicati nel territorio. Insieme informano, educano, narrano il mondo alla Chiesa e la Chiesa al mondo. Spesso trivellano i sottosuoli della fede cristiana, per portare in superficie le facce della Terra più violentate e più oscurate, ma anche quei pezzi di realtà ecclesiale meno visibili che vivono il disagio di una Chiesa (...). L'obiettivo è la promozione di una cultura dei valori senza i quali, diceva Wojtyla, «la democrazia si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia». Sulla stessa linea Benedetto XVI nella enciclica «Deus caritas est» impegnava la Chiesa a offrire attraverso la formazione etica un contributo specifico, «affinché leesigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili». (...) Colossale dunque l'abbaglio di quanti, di fronte all'indipendenza delle scelte politiche di FC, hanno tentato l'operazione di separarla dalla Chiesa gerarchica. Tanto più se si pondera il dato che il suo editore – la Congregazione dei Paolini – oltre all'autorità propria, ha la responsabilità di intrattenere con Papa Ratzinger vincoli così personali, avendone pubblicato libri, articoli e interviste rimaste nella storia, da rendere meritevoli di speciale attenzione le opzioni ecclesiali di questa multinazionale cattolica dei media. Piuttosto il fianco più inquietante del paradosso – e motivo di crescente preoccupazione per i capi della Chiesa –, è che il suo pensiero sociale, malgrado gli sforzi dei media cattolici, stenta a trasformarsi in parte costituiva e direttiva della cultura del mondo cattolico. Molti campanili suonano per la Lega, e magari vendono le testate cattoliche critiche alle porte delle chiese. Lavorata dal frastuono di fondo dei talk-show si espande anche tra i fedeli la stanchezza del pensare in grande e del pensare sociale e politico, un certo disagio col pluralismo, con la critica e con le mediazioni, la voglia di delegare la coscienza e gli affari del gregge ai capi, bravi a pensare per tutti. (...) Nella Bibbia si racconta l'alternanza del mormorio critico e della rassegnazione servile agli idoli nella storia del popolo ebraico. Nel mondo cattolico italiano coabitano allo stesso tempo il mormorare e lo scodinzolare. Ma sono universi che di fatto non comunicano, anzi si vanno polarizzando.
in “la Repubblica” del 2 settembre 2010
di donma , lunedì 27 settembre 2010 7.30
Neanche per un istante metterei mai in discussione che è all'affetto che siamo debitori dei nove decimi della felicità salda e duratura di cui ci è dato godere nell'arco della nostra esistenza terrena (p. 73).
Chi non riesce a concepire l'amicizia come un affetto reale, ma la considera soltanto un travestimento, o una rielaborazione, dell'eros, fa nascere in noi il sospetto che non abbia mai avuto un amico (p. 81).
Lewis C. S., I quattro amori
di donma , domenica 26 settembre 2010 18.11
Oltre la sporcizia
di Carlo Maria Martini
Manchiamo di riferimenti? È una frase che spesso si sente dire, con malinconia o con un senso di frustrazione, soprattutto se riferita ai giovani. Li si accusa (e in qualche modo anche ci si scusa) di non essere capaci di cogliere nella nostra società adeguati modelli di vita. Sentiamo la colpa di non aver saputo noi stessi indicare tali modelli. Abbiamo offerto piuttosto modelli di vita spensierata, di società dove i massimi valori sono successo e guadagno, o addirittura sopruso e menzogna. Da ciò ne segue un senso di smarrimento e una sfiducia nelle istituzioni, una sorta di anarchia dello spirito, che induce alla rassegnazione e al pessimismo su tutto il creato. Quando qualcuno sbaglia con errori che non sono solo da attribuire alla incapacità e all’errore personale ma sono come vere distruzioni del bene comune, a favore di un vantaggio privato, tutti ne ricevono una sgradita impressione e si domandano se esista davvero la possibilità di favorire un progetto comune. Quando poi tali gesti divengono in qualche modo maggioritari, la società si corrompe dall’interno e non è più capace di tenere insieme le persone. Si creano dei gruppi contrapposti che possono essere tra loro in completa disarmonia, fino a mettere in pericolo la capacità di collaborare anche nelle cose più essenziali. Il discorso che vale per una società vale anche per i gruppi religiosi. Quanto abbiamo sofferto tutti nella Chiesa Cattolica quando ci siamo resi conto della ipocrisia che era tra noi e della «sporcizia» di alcuni dei nostri fratelli. Ma ciò che ci ha rattristato è il fatto che i vescovi siano stati tutti accusati, o almeno sospettati, di coprire questi delitti. La Chiesa tutta ne ha subito una grande umiliazione. Essa ci aiuterà ad essere sommamente vigili in questo campo e a mettere in atto quelle strategie che possono far capire quali sono le inclinazioni di coloro che si rendono disponibili per un servizio alla comunità. Con questo non intendiamo aderire al pessimismo di chi dichiara di non avere più alcuna stima dei preti o dei religiosi e di non valutare positivamente il loro servizio. Ma tali comportamenti fanno sì che non si dia fede a quanti dicono di voler servire fedelmente il bene comune e non siano facilitati i comportamenti. Ma l’uomo non si rassegna mai al vuoto e ha perennemente bisogno di qualcuno o di qualcosa che gli dia entusiasmo e volontà di camminare anche su itinerari imprevisti o faticosi. Il vero problema non è dunque la mancanza di riferimenti, ma l’incapacità ad orientarsi verso i valori autentici. Possiamo domandarci se in altri tempi ci sia stata una analoga visione pessimistica. Dobbiamo riconoscere che è così. Ogni civiltà attraversa dei tempi oscuri, in cui pare che trionfino solo i malvagi, gli sfruttatori. Ma questo non è un motivo per dire che non esistono più profeti o testimoni. L’importante è cercarli con pazienza perché un profeta è sempre imprevedibile e non si trova nella melassa del sentire comune. Dobbiamo accettare di vivere in questa nebbia, ma sapendo che il Signore non ci abbandona e che ci sono tanti santi e testimoni anche nel nostro tempo. È ciò che ci si attende dagli educatori: aiutare a scoprire l’energia dello Spirito che ancora oggi è presente e ci vuole portare con efficacia a contemplare tutte le cose da un punto di vista superiore. In tutto questo processo sono responsabili soprattutto gli educatori, la cui opera deve aiutare gli uomini a scoprire i giusti valori. Si contrasta così il malessere diffuso dai media che spesso esagerano o danno troppo rilievo a singole situazioni negative.

in “Corriere della Sera” del 19 settembre 2010
di donma , domenica 26 settembre 2010 18.00

Affermo davanti a tutti i naviganti che la moto BMW GS 1150 Adventure ritratta nelle foto degli album di questo sito è MIA, di MIA proprietà, intestata a ME.
Ce l'ho fatta a dirlo! Non mi sembrava una fatica così grande!!

don Chisciotte

 

di donma , sabato 25 settembre 2010 8.39

Difendiamo la bellezza.

Peppino Impastato
di donma , venerdì 24 settembre 2010 15.45

Facile ironia 1: se ad uno che è stato sfiduciato dalla sua società danno quaranta milioni di euro, figuriamoci cosa bisognerebbe dargli se avesse lavorato bene e godesse di ottima fiducia!
Facile ironia 2: quando mi toglieranno la "fiducia" relativa ai miei incarichi, potrò godere di un trattamento analogo?!

don Chisciotte

 

di donma , venerdì 24 settembre 2010 9.36
Dalla «Lettera a Proba» di sant'Agostino
La raccomandazione dell'Apostolo: «In ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste» (Fil 4, 6) non si deve intendere nel senso che dobbiamo portarle a conoscenza di Dio. Egli infatti le conosceva già prima che fossero formulate. Esse devono divenire piuttosto maggiormente vive nell'ambito della nostra coscienza. Esse, poi, devono contare su un atteggiamento fatto di fiduciosa attesa dinanzi a Dio, più che ambire la manifestazione reclamistica dinanzi agli uomini.
Stando così le cose, non è certo male o inutile pregare a lungo, quando si è liberi, cioè quando non si è impediti dal dovere di occupazioni buone o necessarie. Però anche in questo caso, come ho detto, si deve sempre pregare con quel desiderio. Infatti il pregare a lungo non è , come qualcuno crede, lo stesso che pregare con molte parole. Altro è un lungo discorso, altro uno stato d'animo prolungato. Consideriamo come del Signore stesso sia scritto che passava le notti in preghiera, e che nell'orto pregò a lungo. Ed in ciò, che altro intendeva, se non darci l'esempio, egli che nel tempo è l'intercessore propizio, mentre nell'eternità è , insieme al Padre, colui che ci esaudisce?
Sappiamo che gli eremiti d'Egitto fanno preghiere frequenti, ma tutte brevissime. Esse sono rapidi messaggi che partono all'indirizzo di Dio. Così l'attenzione dello spirito, tanto necessaria a chi prega, rimane sempre desta e fervida e non si assopisce per la durata eccessiva dell'orazione. E in ciò essi mostrano anche abbastanza chiaramente che non si deve voler insistere in un prolungato sforzo di concentrazione, quando si vede che non può durare oltre un certo tempo, e d'altra parte non si deve interrompere alla leggera o bruscamente la preghiera, quando si vede che la presenza vigile della mente può continuare.
Lungi dunque dalla preghiera ogni verbosità, ma non si tralasci la supplica insistente, se perdura il fervore e l'attenzione. Il servirsi di molte parole nella preghiera equivale a trattare una cosa necessaria con parole superflue.
Il pregare consiste nel bussare alla porta di Dio e invocarlo con insistente e devoto ardore del cuore.
Il dovere della preghiera si adempie meglio con i gemiti che con le parole, più con le lacrime, che con i discorsi. Dio, infatti, «pone davanti al suo cospetto le nostre lacrime» (Sal 55, 9 volg.), e il nostro gemito non rimane nascosto (cfr. Sal 37, 10) a lui che tutto ha creato per mezzo del suo Verbo, e non cerca le parole degli uomini.
(Lett. 130, 9, 18 - 10, 20; CSEL 44, 60-63)
di donma , venerdì 24 settembre 2010 5.27
"Eppure io continuo a credere che se ci fosse silenzio, se tutti facessimo un po' di silenzio, si potrebbe capire qualcosa..."
Roberto Benigni, nel film "Le voci della luna"
di donma , giovedì 23 settembre 2010 7.35
La coppia senza fine
di Massimo Gramellini
Ieri Sandra Mondaini e Raimondo Vianello hanno finito di morire. Avevano cominciato cinque mesi fa, quando si era esaurito il polo maschile della coppia.
Da quel momento la conclusione era nota: nessuna pila può funzionare con un polo solo. La salute precaria dell'attrice ha accelerato l'opera di ricongiungimento, altrimenti dovremmo concludere che chi sopravvive al proprio coniuge non lo abbia amato davvero. Eppure molti di noi conservano nell'album di famiglia una storia simile. Nel mio c'è una nonna romagnola che comandava il marito a bacchetta ed era così anticonformista nei gesti e autonoma nei giudizi che quando il nonno se ne andò a poco più di sessant'anni, tutti pensarono che per lei sarebbe stato l'inizio di una seconda vita. Invece l'anno dopo lo aveva già raggiunto nel paradiso dei borbottoni. Evidentemente era quell'uomo a trasmetterle l'energia che le serviva per tiranneggiarlo, ma anche per amarlo con una purezza che di rado mi è poi capitato di riscontrare altrove.
Sandra e Raimondo - i veri divi televisivi non possiedono cognomi - hanno recitato a beneficio di un intero popolo la storia autentica dell'Amore Possibile, che non è mai un'emozione violenta e fuggevole, come nelle pubblicità, ma un sentimento lento, difficile, a tratti noioso («che barba che noia!») e però capace di creare una realtà nuova. Il Noi. Occorre fare chiarezza su questo punto, perché il romanticismo deteriore lo ha spolpato di senso. Creare il Noi di una coppia non significa distruggere i due Io che la compongono, annullandoli fino all'abbrutimento. Anzi, il Noi cresce e si fortifica solo in quelle unioni dove le individualità conservano intatta la loro forza. Il Noi non sostituisce gli Io. Li affianca. E' una terza entità autonoma e non va confusa neppure con i figli, tanto è vero che prospera in moltissime coppie sterili: Sandra e Raimondo ne sono una prova.
Gli amici dell'uno o dell'altro osservano il Noi dall'esterno e ne danno quasi sempre un giudizio negativo. Sembra loro che nella fusione i due Io ci abbiano rimesso troppo. Gli estimatori di Hillary Clinton, per esempio, considerano Billary (il Noi) una zeppa messa lì per rallentarle la vita. E quelli di Vianello imputavano a Sandra & Raimondo (il Noi) la mortificazione professionale dell'attore, destinato a diventare il Peter Sellers italiano se l'incontro con una donna che era l'esatto opposto della milanese radical-chic non ne avesse deviato il talento verso i facili denari della televisione berlusconiana. Ma è sbagliato giudicare il prossimo imprestandogli le proprie nevrosi. Se una coppia resiste nel tempo, specie in un tempo come questo governato dal demone della precarietà, significa che ha trovato un equilibrio sano. Ha sublimato le sue emozioni in sentimenti. Lungo le montagne russe della convivenza, quella coppia potrà litigare, tradire. Potrà persino lasciarsi. Ma non troppo a lungo e mai fino al punto di spezzare il cordino invisibile che la tiene insieme: il Noi che le tradizioni spirituali, religiose e no, indicano come il traguardo verso cui tendono naturalmente tutti gli esseri umani. Anche quando lo negano. Perché l'unità di Uomo non è l'uomo. E' la coppia. E nel loro piccolo, che poi tanto piccolo non è, gli sketch di Sandra & Raimondo saranno sempre lì a ricordarcelo.
di donma , mercoledì 22 settembre 2010 5.18
Lo zio riprese a parlare per capire, non perché aveva già capito: «Fai bene ad informarti sul recente passato, è un tuo diritto e anche un interesse che altri tuoi coetanei non hanno. Però ho l'impressione che tu non lo faccia in modo sano. Insomma è buffo dirlo, ma mi sembra che tu voglia intervenire sul passato per correggerlo. Tu lo critichi con l'intento di cambiarlo, ma non si può. Nemmeno un Dio può più farci niente. E' già molto proteggere il presente dagli sbagli, non fare un male da dover riparare. E' molto anche se non basta: non aver fatto niente di male non risparmia la colpa. In momenti difficili che tu non hai conosciuto e non è detto che debba sperimentarli, in momenti difficili non fare niente di male è diventare complici del male».
Erri De Luca, Tu, mio, 109
di donma , mercoledì 22 settembre 2010 5.16


Visita il sito Standupitalia.it... e tieni accesi gli altoparlanti del pc!

di donma , martedì 21 settembre 2010 8.38
Mademoiselle Rosée tace. Tace, da alcune settimane in modo eloquente. Tace rumorosamente. Tace, ecco la parola giusta: religiosamente. Mademoiselle Rosée è passata senza accorgersene dall'amore per monsieur Gomez all'amore per Dio. Tutto questo è avvenuto con estrema dolcezza. La bellezza dei tulipani gialli non è forse estranea a questo cambiamento. Dio e monsieur Gomez hanno un punto in comune: nessuno dei due risponde all'amore di mademoiselle Rosée - ma con Dio resta una piccola possibilità. Monsieur Gomez, è certo, non lascerà mai sua madre. Dio è imprevedibile. Mademoiselle Rosée se ne va a pregare tutte le mattine alla cappella davanti alla nicchia scavata di Maria, sempre in viaggio. Tanto meglio. Mademoiselle Rosée ne ha abbastanza delle madri che covano i loro figli. Mademoiselle Rosée ama il ragazzo di Maria, cosa che non osserva nessuno, nemmeno Maria (pp. 76-77).
Parlami ancora di Dio, domanda monsieur Lucien a mademoiselle Rosée abbracciandole il collo. Avete una voce così dolce quando parlate di ciò che non esiste. Oh, ma caro il mio uomo, dice mademoiselle Rosée aggiustando la bretella del suo reggiseno, io non cerco di convincervi dell'esistenza di Dio. Se sapeste come poco gli importa che voi crediate in lui. Dio, caro il mio uomo, è tanto semplice quanto il sole. Il sole non vi chiede di adorarlo. Ci chiede soltanto di non fargli ostacolo e di lasciarlo passare, di lasciar fare. Un poco come Ariane in cucina, quando chiede ai bambini di andare a giocare un poco più lontano, per preparare questa pietanza che non prepara in fondo che per loro. Dio è così, caro il mio uomo. Ama vederci ridere e giocare. Di tutto il resto si occupa lui (p. 91).
Christian Bobin, L'amore è proprio una piccola cosa... con delle conseguenze meravigliose
di donma , martedì 21 settembre 2010 7.57

Ci sono voluti 1800 anni (e i bersaglieri!) per "mollare" il "potere temporale";
ci sono voluti 140 anni per la "riconciliazione" con lo Stato.
Rapidi...

don Chisciotte

 

di donma , lunedì 20 settembre 2010 20.29
Prima lettura della messa di oggi, rito ambrosiano
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 5, 1ss
Carissimi, esorto gli anziani che sono tra voi (...): pascete il gregge di Dio che vi è affidato, (...) non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge.

Troppi, ancora troppi diaconi, preti (specialmente parroci) considerano loro proprietà le persone e le cose di una comunità cristiana, di una parrocchia, di una diocesi... della Chiesa tutta.
E si comportano come veri padroni che - appunto - spadroneggiano, decidendo tutto da soli, senza rispettare il popolo di Dio.
Volete degli esempi?! Togliete le fette di salame dagli occhi e li vedrete anche voi!!
don Chisciotte
di donma , lunedì 20 settembre 2010 9.13
Ricordi d'infanzia in fotocopia
di Mina
Presa visione della fotografia, il capufficio alzò lo sguardo. Cosa poteva mai significare quell’immagine sbiadita di una donna con un bambino per mano. E quell’uomo con quell’aria dimessa, chi poteva mai essere… ah sì, il ragioniere del terzo piano.
Il ragionier Giustini stava chiedendo il permesso di fare una fotocopia ingrandita e, essendo una cosa personale e non di lavoro, voleva l’autorizzazione. Il capufficio gliela diede facendola cadere dall’alto. Il ragionier Giustini ringraziò e uscì dalla porta camminando all’indietro. Andò nella stanza delle fotocopiatrici e mise la foto nella più potente. Con un lieve rumorino che assomigliava alla voce di un neonato che ridesse, la foto di sua madre con lui per mano venne fuori. Bella grande. Un po’ sgranata, ma chiara. La strinse a sé e scappò via. Il profumo di sapone alla violetta di sua madre lo investì e gli fece chiudere gli occhi. Lui avrà avuto sette anni, aveva un paltoncino che scappava, come si diceva dalle sue parti, un po’ piccolo per un bambino che stava crescendo. In mano un berretto che si ricordava bene. Marrone e rosso. L’altra mano appesa a quella di sua madre come se fosse un legame con il paradiso. Lei, con un cappotto troppo largo per la sua magrezza e i capelli raccolti sulla nuca. Se ne era andata poco dopo, troppo presto.
E lui, sbigottito, si era portato quel dolore intatto, quello struggimento per tutti quegli anni. E ne erano passati tanti. Così tanti che il viso, le mani, la voce di sua madre stavano pian piano sbiadendo. Andò a casa, incollò la fotocopia su un cartone e l’appoggiò sul tavolo del salotto, proprio di fronte alla sua poltrona. Si sedette. Era soddisfatto di sé. L’immagine più grande gli riportava intatti tutti quei ricordi che credeva scolorissero. La mamma fuori dalla scuola ad aspettarlo, l’abbraccio morbido di quella che era stata l’unica donna della sua vita, il profumo del dolce alla domenica, il maglioncino a righe che lei gli aveva sferruzzato per i suoi sei anni, la macchinina rossa che gli aveva regalato per i suoi sette anni, gli occhi lucidi, il sorriso felice mentre lui scartava quella piccola cosa che era tutto quello che lei si poteva permettere. Lui non aveva mai desiderato né chiesto di più. Gli bastava una foglia e un bastoncino e giocava per ore. Si rese conto che tutta la sua vita era lì, in quella foto. Una lacrima gli cadde sulla camicia azzurrina.

  

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