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Bollettino per i naviganti Riduci
Questo sito non è un sito. Questo blog non è un blog. Non vuole "piazzare" nulla e non svela nessuna intimità. E' un'antologia di pezzi scritti e di immagini incrociate, che rimandano ad ascolti, profumi, sapori, tocchi, visioni. Ogni giorno uno-due-tre colpi di carboncino e di sanguigna, che tratteggiano per il lettore fedele lo schizzo tutt'altro che indefinito di una vita che sorprende dall'interno colui che la vive. Altre vite si sono ritrovate in questi bytes e amano riprenderne i contenuti. Non chiedete a queste pagine più di quanto possano dare; non chiedete loro altro da quello che vogliono dare; aiutatele a dare sempre meglio. Buon approdo!
don Chisciotte

Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione Riduci
di donma , sabato 30 gennaio 2010 15.17

Guardo il nemico e vedo il fratello
di Giulia Galeotti
(...)

L'amore di cui diventa capace Etty Hillesum è senza tempo, e senza contesto: "Il dolore ha sempre preteso il suo posto e i suoi diritti, in una forma o nell'altra. Quel che conta è il modo con cui lo si sopporta, e se si è in grado di integrarlo nella propria vita e, insieme, di accettare ugualmente la vita. (...) Una volta è un Hitler; un'altra è Ivan il Terribile (...); in un caso è la rassegnazione, in un altro sono le guerre, o la peste e i terremoti e la carestia. Quel che conta in definitiva è come si porta, sopporta, e risolve il dolore, e se si riesce a mantenere intatto un pezzetto della propria anima". A essere onesti e coraggiosi, si scopre che l'odio non è indotto dal prossimo (o dagli eventi), ma dipende da una scelta personale: "Non possono veramente farci niente. Possono renderci la vita un po' spiacevole, possono privarci di qualche bene materiale (....), ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori col nostro atteggiamento sbagliato: col nostro sentirci perseguitati, umiliati e oppressi, col nostro odio e con la millanteria che maschera la paura. (....) Siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli". E se il limite del prossimo è il nostro limite ("quell'uomo era pieno di odio per quelli che potremmo chiamare i nostri carnefici, ma anche lui sarebbe potuto essere un perfetto carnefice e persecutore di uomini indifesi"), la svolta è personale: "Abbiamo ancora così tanto da fare con noi stessi, che non dovremmo neppure arrivare al punto da odiare i nostri cosiddetti nemici. Siamo ancora abbastanza nemici fra noi". Solo incontrando e guardando l'Altro, lo si guarda nemico e lo si vede fratello: "Ho saputo all'istante che stasera avrei dovuto pregare anche per quel soldato tedesco. Una delle tante uniformi ha ora un volto. (...) E questo soldato soffre anche lui. Non ci sono confini tra gli uomini sofferenti, si patisce sempre da una parte e dall'altra e si deve pregare per tutti". Solo così, forse, si può davvero amare. Si può davvero amare gli altri e se stessi: "La mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini malgrado il dolore e l'ingiustizia che ci sono al mondo, la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo misterioso e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi". E si può amare Dio: "Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di te, mio Dio. Ti cerco in tutti gli uomini e spesso trovo in loro qualcosa di te". (leggi l'intero articolo)

in “L'Osservatore Romano” del 28 gennaio 2010
di donma , venerdì 29 gennaio 2010 8.17

Dal vangelo della Messa di oggi (Mc 5, 21ss)
Uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro (...) stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava.

Dal Prefazio della III Domenica p.a. - rito ambrosiano
E' giusto benedirti in ogni tempo perché da te ci viene ogni alito di vita, da te ci è data ogni capacità di agire, da te dipende tutta la nostra esistenza. Nessun momento mai trascorre senza i doni del tuo amore, ma in questi giorni (...) si fa più chiara e viva la coscienza delle passate gioie e dei beni presenti.

di donma , giovedì 28 gennaio 2010 6.39

Riprendendo il post di poco fa: ecco qui un esempio di ciò che la sapienza potrebbe-dovrebbe mettere in luce a proposito di una relazione d'amore! Torneranno ad esistere immagini (anche al cinema) che esprimano questo?

don Chisciotte

«L’uomo e la donna stanno gli occhi negli occhi. Qui l’eguaglianza di rango è ancora più sottolineata: colui che si guarda intorno incontra un controsguardo in cui egli, che vede, diventa visto».

H.U. von Balthasar, Teodrammatica, III, 265

 

di donma , giovedì 28 gennaio 2010 6.21
Dico subito che non ho mai apprezzato quel cinema che dice di descrivere l'esistente: in generale perché credo che il linguaggio dell'arte (anche quella cinematografica, laddove esiste) dovrebbe rivelare qualcosa che normalmente non vediamo... anche della realtà più dura; in secondo luogo, perché mi pare che si prenda la "cronaca" per quel tanto che serva (spesso sempre gli stessi argomenti, tagli, debolezze, storture...) e le si dia amplificazione. Per questo non apprezzo che Avvenire abbiamo fatto una tale presentazione del film e del regista. Non mi basta che - visto che a lui serve fare un po' il sapientone! - il regista segnali le sofferenze delle separazioni e dei figli, quando lui vive e mangia di quel tipo di vita e di relazioni. E non capisco perché la comunità cristiana non colga le insidie di un modo apparentemente "colto" (solo perché un "cinema" di questo tipo non è proprio come un cine-panettone) di far passare che "tutti" i quarantenni sono così. Sarò toccato sul vivo dall'evocazione di questa età, ma non mi basta che il regista dica che "non tutti sono così": se uno è intelligente e vuole il bene della sua gente, non presenta in 600 sale a migliaia di persone i casi plastificati, ma rilancia alcune linee feconde presenti in questa società e in questa fascia d'età. O magari anche le fatiche di chi non trova lavoro, invece che l'ennesimo, ripetuto e ripetitivo (pur bellissimo che sia) bacio.
don Chisciotte

 

Muccino: «I miei quarantenni fragili e sbandati»
Ricominciare. Il senso di un film si può, talvolta, riassumere in una sola parola. Questo ci sembra sia il senso di Baciami ancora: il film di Gabriele Muccino che (da venerdì in 600 cinema, di cui sette con sottotitoli per non udenti) cercherà di bissare il clamoroso successo de L’ultimo bacio, riprendendo – dieci anni dopo – il filo della stessa storia.
E "ricominciare" è proprio ciò che spinge i protagonisti di allora (Accorsi, Santamaria, Favino, Pasotti, Impacciatore, Piazza, più Vittoria Puccini, che ha ereditato il ruolo di Giovanna Mezzogiorno) a riemergere dai disastri sentimentali ed umani in cui sono nel frattempo sprofondati, ormai quarantenni e più sbalestrati che mai, all’inizio del nuovo film. C’è chi ci riuscirà, e chi invece franerà ancora più in basso. Ma il loro travaglio – grazie all’ottimo livello recitativo di tutti gli interpreti, Favino e Impacciatore in primis – ha il potere di avvincere lo spettatore. Pur dimostrandosi – a differenza di quanto avveniva nella prima pellicola – assai meno "rappresentativo" del disorientamento di un’intera generazione.
È mai possibile, insomma, che i quarantenni di oggi siano tutti così labili, precari ed immaturi? «Questa domanda mi dà la possibilità di chiarirlo una volta per tutte – risponde d’impulso Muccino – Nemmeno quando feci L’ultimo bacio volevo offrire il ritratto di una generazione intera. Io non sono nessuno per mettermi in cattedra. Anche perché di quella generazione faccio parte, e la vivo da dentro, non da fuori. Quel che vedo nei quarantenni d’oggi è anche quel che racconto nel film: amori falliti, famiglie distrutte, bambini sballottati. Il che nevrotizza ulteriormente le coppie d’oggi».
Muti testimoni e vittime innocenti dell’agonia della famiglia (almeno nel film) i bambini. E in questo film «i bambini ci guardano» più che mai. «La responsabilità di noi adulti nei loro confronti è enorme – ammette Muccino – Con i collassi familari, con la mancanza di reciproco rispetto fra genitori, noi prepariamo ai nostri figli un futuro da adulti afflitti da gravi problemi. Solo fra alcuni anni vedremo il male che abbiamo fatto loro. E’ un problema nuovo, che le generazioni passate non avevano, perché una volta non c’erano tante famiglie sfasciate. Ma di cui io, come cineasta e come padre, sento la grave responsabilità». E poi c’è l’universo femminile, «che per gli uomini, nel primo film come in questo, rimane tanto fascinoso quanto inesplicabile – spiega il regista (prossimamente impegnato in Usa con un film di fantascienza, e in Italia con una "commedia pura") –. E che li spinge più che mai a mettersi in gruppo, per trovare assieme un codice di accesso».
Per gli attori, infine, questi dieci anni hanno maturato sia i personaggi che i loro interpreti. Secondo Giorgio Pasotti «per tutti quelli che hanno amato L’ultimo bacio sarà bello scoprire che fine abbiamo fatto. Anche se Baciami ancora non è un sequel, ma può essere visto anche da chi non conosce l’altra pellicola». Se i quarantenni d’oggi sono così squilibrati? «Molti lo sono, purtroppo – scuote la testa Favino –. Almeno molti di quelli che conosco io».
Giacomo Vallati
di donma , mercoledì 27 gennaio 2010 6.18

Alcuni
entrano nella tua vita
e se ne vanno in fretta…
Altri
diventano amici
e restano per un poco…
Altri ancora
entrano nel tuo cuore…
e non sei più la stessa persona
perché ti è stata data in dono
una presenza amica.

Anonimo
di donma , mercoledì 27 gennaio 2010 6.10
Se riesco a capire questo nuovo aspetto della mia vita, ove il perdere è il solo guadagno vero che posso fare, non sono più povero. La povertà non è mancanza né di danaro né di successo, ma la impossibilità di spendermi, cioè la mancanza assoluta d'amore. Se posso dare, sono ricco. Donando, mi apro un credito senza limiti su Dio: dissuggello in me «la sorgente saliente a vita eterna». Chi domanda, è sempre un mendicante; chi rapisce, un mendicante; un mendicante chi violenta, strappa, conculca, opprime. Egli non ha mai nulla da dare, perché nulla mai gli trabocca dal cuore. Ecco il più gran male del nostro tempo. E si allarga come la peste: ne siamo tutti minacciati. Si salva soltanto chi ha fede nella carità. Chi crede nella carità non esige l'eguaglianza, non vanta diritti, non è un defraudato, non serba alcun risentimento. Come il Crocifisso, tiene le braccia spalancate ed il cuore aperto: può donare il perdono ai crocifissori e il paradiso al buon ladrone.
don Primo Mazzolari, Dietro la croce, 69
di donma , lunedì 25 gennaio 2010 6.33
Torniamo alla cananèa (cfr Mt 15,21-28). «Donna, grande è la ma fede!» Gesù esce gioiosamente sconfitto dalla battaglia verbale. Si arrende di fronte all'arma di cui dispone la donna: la fede. Sì, Gesù si lascia vincere dalla fede. E non può fare a meno di manifestare il proprio stupore, la propria ammirazione, dinanzi alla fede della cananèa.
Lei, determinata a strappare il miracolo a vantaggio della propria figlia, non si è lasciata scoraggiare dall'atteggiamento raggelante del Maestro. Anzi, è diventata sempre più pugnace (un esempio stupendo di umiltà audace e di audacia umile). E riuscita a forzare la porta con un'arma che non possiedono molti di quelli che pure stanno seduti alla tavola dei presunti padroni: la fede.
La cananèa, pur riconoscendo la priorità del diritto di Israele, il privilegio del popolo dell'Alleanza, ha rivendicato una parte almeno (niente più che una briciola) della grazia che Dio accorda... gratuitamente (altrimenti non sarebbe più grazia) a tutti, anche ai pagani. La fede della donna consiste nel riconoscere che il disegno salvifico di Dio non può essere determinato dalle stupide barriere che dividono gli uomini. Nell'intuire che il pane è destinato a tutti.
Nel racconto parallelo di Marco (7, 24-30), Gesù esclama: «Per questa tua parola...».
Tra i miei innumerevoli vizi, non c'è l'invidia (almeno, così mi pare). Però, qui, non posso fare a meno di invidiare questa donna. Cosa non darei per sentirmi dire una cosa simile: "Per questa tua parola...". Di parole il Signore da me ne sente molte, anche troppe. Chissà che almeno una volta, in mezzo al cumulo delle mie tante preghiere chiacchierate, Lui non riesca a scovare "una" parola, quella che gli interessa, che non ha mai sentito. Dopo la quale, posso tornare a casa sicuro. Le mie preghiere, troppo spesso, sono schermaglie inconcludenti, grandi manovre verbali. Gesù preferisce una preghiera che sia lotta vera, aspra. E non desidera di meglio che uscirne sconfitto. Da una parola...
«Avvenga per te come desideri». Quasi Gesù le dicesse: "Donna, sia fatta la tua volontà!". Anche se, almeno per il momento, non era quella di Dio...
Alessandro Pronzato, Le donne che hanno incontrato Gesù, 73
di donma , lunedì 25 gennaio 2010 6.08
A Milano il numero dei single supera quello dei nuclei familiari: ascolta il servizio su Radio Marconi.
di donma , domenica 24 gennaio 2010 8.01
I bambini fantasma: violenze e riti di purificazione per entrare nelle sette
Trascinati dai genitori o vittime di «guru» pedofili
di Elena Lisa
Al centro una «figura carismatica». Attorno una casta di «eletti». Più in basso, gli «adepti»: uomini, donne. E i loro figli, anche piccoli: «bambini fantasma» dei quali si sa pochissimo, vittime indifese di violenze psicologiche e fisiche in nome di una pseudo-religione o di «credo» mascherati. «In Italia succede sempre più spesso», è la drammatica denuncia di Telefono Azzurro.
Ma quanti sono i bambini coinvolti? Non esistono cifre ufficiali, ma è ragionevole ipotizzare una stima di diverse centinaia, visto che il numero complessivo di «adepti» italiani, secondo le associazioni che riuniscono i parenti delle vittime, supera abbondantemente il milione. Una sola setta, la «Arkeon», controllava diecimila persone cui ha sottratto negli anni milioni di euro: contro i suoi undici leader è in corso un processo a Bari in cui per la prima volta è stata riconosciuta l’accusa di «associazione a delinquere». E tra i numerosi capi di imputazione, compare anche il «maltrattamento di minori».

Dice Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro: «Non ci sono soltanto i bambini trascinati nella setta dai genitori o da qualche pedofilo travestito da guru. Ci sono anche quelli che nascono dentro la comunità. Sono più fortunati degli altri: avendo avuto pochi contatti con il mondo esterno non devono sottoporsi a continui “riti di purificazione”. Ma di loro si hanno poche, debolissime tracce. Spesso non sono neppure registrati all’anagrafe».
Il quadro che emerge dai racconti dei seguaci in fuga e dalle denunce raccolte da polizia e carabinieri è terribile. Figli piccolissimi «regalati» dai genitori al capo-setta o a tutta la comunità. Confessioni «aperte» sulle pratiche sessuali, alle quali i bambini sono costretti ad assistere. Violenze quando vengono sorpresi a disubbidire - dove disubbidire significa anche solo parlare con la mamma - scariche elettriche, ustioni, droghe e psicofarmaci. Per «purificare lo spirito» è proibito piangere: i piccoli che lo fanno sono chiusi in stanze buie, minacciati o costretti al digiuno, umiliati «pubblicamente, davanti ai coetanei, per imprigionarli nell’insicurezza e tenerli legati.
«Riceviamo decine di segnalazioni ogni giorno - spiega Lorita Tinelli, presidente del Cesap, il Centro studi sugli abusi psicologici - e non è un azzardo ritenere che le sette “abusanti” in Italia siano circa un migliaio. Censirle non è facile: agiscono nell’ombra, e una volta scoperte si ricostituiscono in breve tempo sotto un altro nome».
L’ultimo elenco «ufficiale» delle congregazioni in Italia è vecchissimo, addirittura del ‘98. A produrlo il Dipartimento di Pubblica Sicurezza in un rapporto dal titolo «Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia» che calcolava 137 gruppi settari: 76 religiosi e 61 magici. Già allora le più diffuse erano le psicosette. «Gruppi “motivaziona- li” che agganciano i più giovani e promettono risultati sorprendenti a scuola, nello sport, con gli amici - spiega Maurizio Alessandrini, presidente della Favis, l’associazione dei familiari delle vittime -. Negli ultimi anni le psicosette si sono moltiplicate a dismisura entrando anche nelle scuole. Del resto, l’Italia è tra i pochi Paesi in Europa dove non c’è una legge ad hoc e nemmeno è punito il reato di “manipolazione mentale per fini illeciti”».
Di un fenomeno che dilaga si occupano associazioni laiche e religiose: «Riceviamo spesso chiamate da coniugi che si stanno separando - dice Don Aldo Buonaiuto, della comunità Papa Giovanni XXIII -. Non riescono più a vedere i figli e sospettano che siano finiti in una qualche comunità strana insieme all’altro genitore».
Le forze di polizia, che hanno formato squadre antisette con psichiatri e psicologi, confermano l’allarme. «Ho incontrato molti ragazzini irretiti da figure carismatiche, trascinati nelle sette all’insaputa della famiglia - dice Giorgio Manzi, comandante del reparto analisi criminologiche dei Carabinieri -. I genitori devono vigilare, cogliere ogni sfumatura di cambiamento nei figli. Il rischio, se non lo si fa, è perderli per sempre».
di donma , domenica 24 gennaio 2010 7.55
Dal messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
(...) Per dare risposte adeguate a queste domande all’interno dei grandi cambiamenti culturali, particolarmente avvertiti nel mondo giovanile, le vie di comunicazione aperte dalle conquiste tecnologiche sono ormai uno strumento indispensabile. Infatti, il mondo digitale, ponendo a disposizione mezzi che consentono una capacità di espressione pressoché illimitata, apre notevoli prospettive ed attualizzazioni all’esortazione paolina: “Guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1Cor 9,16). Con la loro diffusione, pertanto, la responsabilità dell’annuncio non solo aumenta, ma si fa più impellente e reclama un impegno più motivato ed efficace. Al riguardo, il Sacerdote viene a trovarsi come all’inizio di una “storia nuova”, perché, quanto più le moderne tecnologie creeranno relazioni sempre più intense e il mondo digitale amplierà i suoi confini, tanto più egli sarà chiamato a occuparsene pastoralmente, moltiplicando il proprio impegno, per porre i media al servizio della Parola.
Tuttavia, la diffusa multimedialità e la variegata “tastiera di funzioni” della medesima comunicazione possono comportare il rischio di un’utilizzazione dettata principalmente dalla mera esigenza di rendersi presente, e di considerare erroneamente il web solo come uno spazio da occupare. Ai Presbiteri, invece, è richiesta la capacità di essere presenti nel mondo digitale nella costante fedeltà al messaggio evangelico, per esercitare il proprio ruolo di animatori di comunità che si esprimono ormai, sempre più spesso, attraverso le tante “voci” scaturite dal mondo digitale, ed annunciare il Vangelo avvalendosi, accanto agli strumenti tradizionali, dell’apporto di quella nuova generazione di audiovisivi (foto, video, animazioni, blog, siti web), che rappresentano inedite occasioni di dialogo e utili mezzi anche per l’evangelizzazione e la catechesi. (...)
(continua - trovi qui il messaggio completo)

 

di donma , sabato 23 gennaio 2010 9.36
La cura del bullo
di Massimo Gramellini
Sul Lago di Garda abita una ragazza dello Sri Lanka, venuta in Italia per guadagnare i seimila euro che servono a pagare le cure del fratellino malato di tumore. Lavando i pavimenti di giorno, facendo la badante di notte, e risparmiando ferocemente su tutto, giorno e notte, in un anno la ragazza riesce a mettere da parte la cifra agognata. Si accinge a mandare il vaglia a casa, ma non resiste alla tentazione di telefonare alla mamma per anticiparle la grande notizia. Entra in una cabina (la ragazza non ha il telefonino), tenendo a tracolla la borsa con i seimila euro. Quando quattro ragazzetti gliela strappano, lei lancia un urlo nella cornetta e la madre, dall’altra parte del mondo, vive il suo dramma in diretta.
I carabinieri identificano subito i rapinatori: li conoscono già. Sono adolescenti della zona, molto ricchi e molto annoiati, che cercano di scuotere l’abulia delle proprie esistenze con gesti che procurino scariche violente di adrenalina: per esempio rubare soldi a chi ne ha bisogno per andarli a spendere in cose di cui loro non hanno alcun bisogno. Vengono acciuffati mentre stanno finendo di dilapidare il bottino in un negozio di oggetti griffati. Lo scontro fra bene e male è così lampante che per mettere tutto a tacere, anche la coscienza, i genitori dei bulletti rifondono i seimila euro. «Sono i nostri figli, cosa possiamo fare?», si giustificano. Un’idea l’avrei. Vivere come la ragazza per un anno: lavando i pavimenti di giorno, facendo i badanti di notte, e risparmiando ferocemente su tutto, giorno e notte. Magari funziona.
di donma , sabato 23 gennaio 2010 6.01
E' sempre brutto fare paragoni, ma non voglio essere geloso dei fidati lettori di questo sito: ho trovato un blog che si presenta con delle caratteristiche che lo avvicinerebbero alla natura di SeiTreSeiUno. Se siete curiosi, visitatelo... ma non lasciate ai posteri l'ardua (?!) sentenza!
don Chisciotte
di donma , venerdì 22 gennaio 2010 8.31
Il corpo del reato
di Massimo Gramellini
La Iena televisiva Elena Di Cioccio ha abbordato il calciatore Beckham in un locale di Milano e, munita di guanti di resina, gli ha tastato il pacco, estremità compresa, inseguendo poi il malcapitato al grido di «è piccolo, è piccolo!». Le immagini suscitano un sorriso automatico, come il movimento del ginocchio colpito dal martelletto del medico. C’è del sadismo, in quella scena. C’è lo sberleffo nei confronti del ricco bello & famoso. E c’è il brivido del proibito (il palpamento dei genitali maschili da parte di una donna era uno degli ultimi tabù sopravvissuti). Insomma, c’è la televisione come siamo stati abituati a conoscerla in questi anni: un meccanismo infernale e infantile dove anche i programmi di buona qualità e di qualche pretesa, come «Le Iene», per catturare l’attenzione di un pubblico sempre più intontito devono colpirgli, ormai non solo metaforicamente, le parti basse.
Eviterò di fare il moralista, ribaltando la scena: come avremmo reagito se una Iena-maschio avesse palpato il seno della moglie di Bechkam gridandole «è piccolo, è piccolo»? Ed eviterò di fare il penalista, rammentando che la molestia sessuale rimane un reato, anche se compiuta nei confronti di una persona nota, persino di una persona nota che ha posato per la pubblicità di una marca di intimo. Non posso invece evitare di fare il femminista: era dunque questa la parità per cui ci siamo battuti, una parità al ribasso che consenta alle donne di trattare in pubblico il corpo degli uomini con lo stesso disprezzo con cui gli uomini trattano quello delle donne?
di donma , venerdì 22 gennaio 2010 8.15


Davide Van De Sfroos - La Ballata del Genesio
Album: Brèva E Tivàn (1999)
 Se ciàmi Genesio e ho faa propi tütt
 puèta, spazzèn, astronauta e magütt
 ho pirlà per el muund fino all’ultimo chilometro
 innàanz e indree cumè el mercurio nel termometro…
Sun naa in söe la löena dumà cun’t i öcc
ho sparaa contra el teemp e ho desfàa i urelòcc
ho pregà mìla voolt senza nà giò in genöcc
ho giraa cun’t el smoking e a pee biùtt piee de piöcc…
 M’è tucaa imparà che la röeda la gira
 che ogni tant se stravacca el büceer de la bìra
 tra furtöena e scarogna gh’è una corda che tira
 quaand che el diàvul el pìca el ciàpa la mira…
Sun staa l’incüdin e quai volta el martèll
ho dato retta al cuore e quai volta a l’üsèll
nel böcc de la chitàra ho scondüü questa vita
sia i pàgin in rùss che quii scrivüü a matita…
 El curtèll in una man e nell’oltra un màzz de fiur
 perché l’amuur e la moort i henn sempre lè scundüü
 ogni dè nàvi via cun un basèn o una pesciàda
 cul destèn de dree di spàll per mulàmm ‘na bastonàda
E de ogni mia dona se regòrdi el surìis
anca se cun nissöena sun rüvaa ai benììs
tanti donn che in sacòcia gh’eren scià el paradis
insèma al rusètt i hann lassa i cicatriis…
 Scapàvi e inseguivi senza mai ciapà fiaa
 curiàndul nel veent…fiuu senza praa
 una trottùla mata sempre in gir senza sosta
 un boomerang ciùcch senza mai una risposta…
Zìngher e sciuur sempre söel mè binari
suta un’alba e un tramuunt püssèe rùss del Campàri
ma i ricordi i hènn smagg e me spècia el dumànn
el me spècia incazzàa cun scià i buumb a màn…
 Sigarètt senza nomm e büceer senza storia
 hann faa i ghirigori nella mia strana memoria
 tatüagg invisìbil che me càgnen de nòcc
 e una vita tiràda cumè un nastru de scotch…
La mia ciciaràda làssa el teemp che la tröeva
vardi el cieel de nuembra cun la sua löena nöeva
sun el Genesio e questu l’è tütt…
cun qualsiasi vestii, suta…sun biùtt…

di donma , venerdì 22 gennaio 2010 6.34

Che l'autore di queste righe sia "partito"... lo sappiamo da tempo;
che in queste righe la caritas e la veritas non trovino casa è confermato;
in esse non vedo altra utilità che sprecare inchiostro presentando se stessi.

don Chisciotte

(...) Il colmo poi è che Zizola indichi ai preti come esempio da seguire il cardinal Martini la cui predicazione, ora pure sul Corriere della sera, appare – con tutto il rispetto – singolarmente fumosa, stanca e (sul piano dottrinale) ambigua. E’ uggiosa come un pomeriggio piovoso di novembre (almeno per chi scrive).
Se è giusto lamentare che i predicatori di oggi dimenticano i fondamentali (inferno, morte eterna, purgatorio, paradiso), se è giusto lamentare – come pare faccia perfino Zizola – che dimenticano “la verità centrale della fede cristiana, la Resurrezione”, non risulta che Martini faccia eccezione. Anzi.
Eppure Zizola sostiene nientemeno che il più efficace tentativo di “riqualificare la predica” di questi decenni della Chiesa sia rappresentato dalla cosiddetta “Scuola della Parola tenuta dal cardinal Martini nel Duomo di Milano”.
Francamente a me non risulta che da quella remota (e dimenticata) iniziativa di Martini sia sorto un movimento di conversione che ha cambiato il volto di Milano (non conosco una sola persona che si sia convertita ascoltando Martini).
Anzi, mi risulta che il bilancio della cristianità milanese degli ultimi decenni sia drammatico. I movimenti di rinascita cristiana (che ci sono, forti, a Milano) non sono certo nati dalla “Scuola della Parola” di Martini. Ma dalla scuola di vita che tanti santi dei nostri giorni sono, per giovani e non più giovani.
Questo mi pare il punto. Soffriamo non una penuria di eloquenti oratori o di biblisti, ma di padri e di santi, quelli che sanno toccare il cuore non (solo) per la capacità di parlare, ma perché loro stessi sono un avvenimento di vita nuova per chi li incontra. (continua - leggi il resto... se ce la fai!)

Antonio Socci
da “Libero”, 10 gennaio 2009

  

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Avvertenza Riduci
A causa di un disguido nel backup del sito, invece di ripristinare la versione del 1 maggio, è stata ripristinata quella del 1 aprile 2011. Sono quindi andati perduti tutti i post del mese di aprile (quaresima e pasqua). Ci scusiamo con i naviganti. Cercheremo di riproporre alcuni dei materiali nei prossimi giorni.

News Riduci
Abbiamo aderito al progetto Zero Impact Web
Nonostante abbia fatto già molto per ridurre le emissioni di CO2, anche Internet inquina. Secondo un rapporto di Greenpeace, con il tasso di crescita di oggi, nel 2020 i data center e le reti di telecomunicazione consumeranno circa 2.000 miliardi di kilowattora di elettricità, oltre il triplo del loro consumo attuale. Ecco perché abbiamo deciso di aderire a Zero Impact Web e fare la nostra piccola parte per contrastare il riscaldamento globale. Le emissioni derivanti dalle vostre visite verranno compensate attraverso la creazione e tutela di foreste in crescita. E' una piccola azione che se fatta da molti aiuta a creare consapevolezza e fare del bene all’ambiente. E soprattutto vi permette di navigare tra queste pagine in piena tranquillità! Le emissioni generate da questo sito sono compensate dalla creazione e tutela di foreste in crescita in Costa Rica.

Celtic Football Club Riduci

Diventa anche tu supporter del CELTIC di Glasgow:

www.celticfc.net

Promemoria Riduci

 Le risposte del card. Martini
ai lettori del Corriere della Sera,
ogni ultima Domenica del mese.


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