banner home

 

You are here : Home
Bollettino per i naviganti Riduci
Questo sito non è un sito. Questo blog non è un blog. Non vuole "piazzare" nulla e non svela nessuna intimità. E' un'antologia di pezzi scritti e di immagini incrociate, che rimandano ad ascolti, profumi, sapori, tocchi, visioni. Ogni giorno uno-due-tre colpi di carboncino e di sanguigna, che tratteggiano per il lettore fedele lo schizzo tutt'altro che indefinito di una vita che sorprende dall'interno colui che la vive. Altre vite si sono ritrovate in questi bytes e amano riprenderne i contenuti. Non chiedete a queste pagine più di quanto possano dare; non chiedete loro altro da quello che vogliono dare; aiutatele a dare sempre meglio. Buon approdo!
don Chisciotte

Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione Riduci

Una volta ancora abbiamo anticipato le news: guarda il nostro post di due giorni fa.

Il Sinodo di una nuova Pentecoste
«Se la Prima Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi fu chiamata “sinodo della risurrezione e della speranza” (EIA, 13), i Padri sinodali, in comunione con il Santo padre il papa Benedetto XVI, vedono questa Seconda Assemblea Speciale come il sinodo di una “nuova Pentecoste”.
Grati a Dio, ringraziano il Santo Padre per la provvidenziale decisione di convocare questo sinodo.
I Padri sinodali perciò sono contenti di testimoniare il carattere universale di un’assemblea sinodale alla presenza del Santo Padre, come suoi più stretti collaboratori e rappresentanti della Chiesa dagli altri continenti.
Pregano che lo Spirito della Pentecoste rinnovi la nostra apostolica dedizione ad operare perché la riconciliazione, la giustizia e la pace e l’umanità in generale prevalgano in Africa e nel resto del mondo, mentre non avvenga che gli immensi problemi che gravano sull’Africa ci travolgano, e perché diventiamo “sale della terra” e “luce del mondo”.
Questo esercizio di comunione ecclesiale e responsabilità collegiale ispiri altre strutture e forme di ministero di cooperazione nella Chiesa-Famiglia di Dio».
(fai il download dell'intero testo nella sezione Testi)

«La fissazione [di Mao] riguardo all’acciaio fu accettata senza particolari obiezioni, come avvenne per altre sue manie. Per esempio, prese in antipatia i passeri, asserendo che divoravano il grano. Così ogni famiglia fu mobilitata: dovevamo sederci all’aperto sbattendo con vigore qualsiasi oggetto metallico, dai cembali alle padelle, per spaventare i passeri e farli volare via dagli alberi, in modo che alla fine cadessero morti per la stanchezza. Ho ancora nelle orecchie il fracasso che facevamo io e i miei fratelli, insieme coi funzionari del governo, seduti in cortile sotto un enorme albero carico di bacche.

C’erano anche traguardi economici di pura fantasia: Mao sosteneva che la produzione industriale della Cina avrebbe superato quella degli Stati Uniti e della Gran Bretagna nel giro di quindici anni. Per i cinesi, quelle nazioni rappresentavano il mondo capitalista, e superarli significava trionfare sui nemici: era una sfida all’orgoglio della popolazione, e portò il suo entusiasmo alle stelle. I cinesi si erano sentiti umiliati dal rifiuto degli Stati Uniti e della maggior parte delle grandi nazioni europee di dare un riconoscimento diplomatico alla Cina, ed erano tanto ansiosi di dimostrare al mondo che ce l’avrebbero fatta da soli, da essere pronti a credere ai miracoli. Mao fornì l’ispirazione. L’energia della popolazione aveva cercato con ansia un canale di sfogo, e ora eccolo lì, a portata di mano. Lo spirito gung-ho prevalse sulla cautela, così come l’ignoranza trionfò sulla ragione».

questo brano è tratto da Jung Chang, Cigni selvatici, 280-291,
che si trova nella Newsletter del 28.10.2009


 


Certe scene si vedono solo nei film; in questo caso la videocamera ha ripreso tutto ed è tutto vero. Bene ha fatto la Procura a diffondere queste immagini: cercano di individuare gli esecutori dell'omicidio, ma ancor più inchiodano la paura e la assuefazione della gente. Doppio dolore.


don Chisciotte

 

Il Vaticano contro i Balilla
«Sarebbe in preparazione un progetto di legge che istituirebbe un Ente Nazionale per l’educazione civile e morale della gioventù. Si parla anche di assistenza religiosa che sarebbe fatta da speciali cappellani. 1) Quali garanzie potrà dare un tale ente statale per la formazione morale dei giovani? 2) Come mai un Consiglio dei Ministri preannunzia la nomina di futuri cappellani? Non spetterebbe questa, nel caso, alle autorità ecclesiastiche? E queste sono state interrogate se intendano o no procedere all’assegnazione dei cappellani in parola? È stato comunicato alle legittime autorità ecclesiastiche il testo del progetto di legge, unica base per stabilire se convenga o meno dare cappellani all’ente suddetto?... 3) E questi cappellani dovranno limitarsi alla sola assistenza religiosa? Non è inoltre loro compito esclusivo (e non di enti statali) anche la formazione morale? 4) Quali saranno le conseguenze di simili provvedimenti sulle organizzazioni giovanili cattoliche? Tutti questi dubbi lasciano in grave preoccupazione».
Così all’inizio del gennaio 1926 monsignor Domenico Tardini, assistente ecclesiastico della Gioventù cattolica e minutante in Segreteria di Stato. Si tratta di uno dei documenti sull’immediata preoccupazione da parte della Chiesa per il nascente istituto destinato a diventare di lì a poco l’Opera Nazionale Balilla (Onb),sorta di esperimento pedagogico legato al regime fascista. Altri scritti, più allarmati, seguirono presto da parte di varie organizzazioni cattoliche nel tentativo di neutralizzare i pericoli legati al nuovo ente che, nonostante le rassicurazioni di Mussolini, aspirava al monopolio dell’educazione giovanile.
Fra i mittenti...

Leggi il seguito di questo post... »

E' il progetto Lynce, messo a punto in Spagna. Con mille implicazioni politiche
In piazza 100mila o un milione? Ora un programma conta le teste
Siamo o no in una società di massa? E qualcuno le conti, le masse. Dai, ci cascano tutti: ad ogni manifestazione c'è sempre uno dei leader che si avvicina al palco e urla: siamo 1 milione! (a volte due, ma in Italia si è parlato anche di tre). Seguono noiosissime guerre "spannometriche" fra questura, manifestanti, governo: erano tre milioni, no erano mezza dozzina. Si esagera da una parte e dall'altra, quando non ci sono dati certi. (...)
E chi è Gutierrez? E' il capo del progetto Lynce, una nuova società che ha messo a punto una tecnologia che conta le teste. Recita la presentazione on line della società: "Il progetto Lynce vuol porre in valore l'espressione pubblica delle opinoni offrendo un metodo rigoroso alla rilevazione dei partecipanti in questo tipo di azioni pubbliche".
Dunque una intenzione scientifica, che si offre come metro di valutazione della democrazia, senza intenzioni politicamente nocive. (...) Insomma metodo scientifico al servizio di una equanime valutazione politica, ma anche utile in sede di ordine pubblico e di uso commerciale. (...)
A seconda della stima che si desidera, Lynce cambia anche la sua tariffa: semplice, premium, extra. Ai calcoli effettuati viene promesso l'allegato di foto e tabella che provano l'esattezza della stima. Si paga anche in funzione dell'ampiezza del pubbico che segue il mezzo di informazione che commissiona la misurazione (se di un media si tratta) o se si desidera tenere le informazioni riservate. (...)
Come funziona il sistema? Il segreto industriale copre la tecnologia adoperata, ma qualcosa può dirci il web. Così veniamo a sapere - da un lavoro del 1995 di A. J. Schofield, P. A. Mehta and T. J. Stonham - che è possibile contare le persone sulla base dell'analisi delle immagini video, analisi basata sulla matematica delle "reti neurali". Ma potrebbe anche trattarsi dell'analisi di immagini digitali - e sembra essere il metodo più vicino a quanto viene fatto dagli spagnoli di Lynce) - lette e "contate" da un computer. Altri metodi possibili in quella sorta di disciplina che è il "people counting" sono l'analisi di conteggi effettuali attraverso raggi infrarossi o attraverso le emissioni di calore dei corpi umani. (...)
E qui veniamo al punto. La gente non si conta solo. Come dice il sito di Lynce, la gente, mentre si muove, esprime un'opinione politica, si fa parte di una sfera - la manifestazione del pensiero - dove il "counting" deve fare un grande sforzo per rimanere nel campo della correttezza.
Vittorio Zambardino


Eurialo & Niso
parole di Massimo Bubola - musica di Sandro Severini
La notte era chiara, la luna un grande lume / Eurialo e Niso uscirono dal campo verso il fiume
E scesero dal monte, lo zaino sulle spalle / Dovevan far saltare il ponte a Serravalle
Eurialo era un fornaio e Niso uno studente / Scapparono in montagna all'otto di settembre
I boschi già dormivano, ma un gufo li avvisava / C'era un posto di blocco in fondo a quella strada
Eurialo fece a Niso asciugandosi la fronte / - Ci sono due tedeschi di guardia sopra il ponte -
la neve era caduta e il freddo la induriva / ma avevan scarpe di feltro e nessuno li sentiva
Le sentinelle erano incantate dalla luna / fu facile sorprenderle tagliandogli la fortuna
una di loro aveva una spilla sul mantello / Eurialo la raccolse e se la mise sul cappello
La spilla era d'argento, un'aquila imperiale / Brillava nella notte più di un'aurora boreale
Fu così che li videro i cani e gli aguzzini / Che volevan vendicare i camerati uccisi
Eurialo fu sorpreso in mezzo a una radura / Niso stava nascosto spiando di paura
Eurialo circondarono coprendolo di sputo / A lungo ci giocarono come fa il gatto col topo
Ma quando vide l'amico legato intorno al ramo / Trafitto dai coltelli come un San Sebastiano
Niso dovette uscire che troppo era il furore / Quattro ne fece fuori prima di cadere
E cadde sulla neve ai piedi dell'amico / E cadde anche la luna nel bosco insanguinato
Due alberi fiorirono vicino a quel cimitero / I fiori erano rossi sbocciavano ogni inverno
La notte era chiara, la luna un grande lume / Eurialo e Niso uscirono dal campo verso il fiume…

In questi giorni continuo a venire a conoscenza di ambienti (scuole, posti di lavoro, università, ecc.) in cui c'è una "decimazione" a causa dell'influenza.
Nessuno si sbilancia a dire che "tipo" di influenza sia; quasi tutti dicono che è troppo presto perché sia quella stagionale.
All'arrivo di quest'ultima, negli scorsi inverni i media si sbizzarrivano a far intervenire esperti, perché è una questione che interessa il pubblico e ottiene l'attenzione della gente.
In questi giorni invece non si sente nulla: come mai accade ciò?
Perché persino negli USA è stato proclamato uno stato di attenzione di fronte ai casi di A H1N1... e da noi no?
Non sarà che abbiamo comprato milioni di dosi di vaccino contro quella famosa influenza grugnante... e forse non servono?
O forse sì, ma non ce lo dicono?
don Chisciotte

La scelta della moglie di Marrazzo: «Non lascerò Piero, la famiglia è unita»
Insieme nella loro villa. Lei torna in tv. «Reagisci, torna a lavorare» le avevano chiesto i colleghi del Tg3
«La mia famiglia, comunque, rimane unita». Ro­berta Serdoz, la moglie di Pie­ro Marrazzo, è la fierezza perso­nificata. Nella grande casa di Colle Romano, immersa nel si­lenzio del castagneto, il cami­no è acceso come sempre. Ci sono tante foto sui muri, le fo­to di una vita, le foto di loro due felici. Sembra un secolo fa. Come può reagire una don­na tanto ferita, tradita nel pro­fondo? Poteva cedere di schian­to e invece lei ha tirato fuori l’orgoglio, la grinta da reporter mostrata per anni in televisio­ne e che adesso le serve come il pane a casa sua, tra le mura amiche, per riprendere in ma­no una situazione drammati­ca. Dopo un weekend di auten­tica umiliazione e sofferenza, Roberta ha deciso che non ab­bandonerà suo marito, anzi gli starà vicino, perché ora lui è di questo che ha più bisogno. Pie­ro Marrazzo, travolto dallo scandalo, sta male. (...) Ma non è questo il tempo delle parole, delle spiegazioni, adesso quello che conta è stare insieme - così ragiona un’ami­ca della coppia - condividere come prima il lettone in ferro battuto che Roberta si porta dietro da sempre. Come un ni­do, un estremo rifugio. Per Pie­ro non ci sarà bisogno di un te­rapeuta - continua l’amica del cuore - perché Roberta per lui, da sempre, è la migliore tera­peuta che possa esistere, con la sua capacità di parlare, di ri­dere, di riflettere. Forse, più in là, si prenderanno anche una vacanza. Per stare vicini, per ri­trovarsi. Ma è presto per fare programmi, questi sono solo i giorni del dolore e della fatica di andare avanti.
Gli amici più stretti, per for­tuna, sono rimasti (...).
Fabrizio Caccia

Un ragazzo
di Mario Domina
Un ragazzo è morto.
Non aveva ancora trent’anni.
Lo hanno trovato impiccato nei boschi.
Veniva ogni giorno nella mia biblioteca. Era strano. Si vedeva che aveva dei problemi.
Era venuto anche ieri. Agitato e sorridente come sempre. Ogni giorno più scosso. Ogni giorno più solo.
Ascoltava della gran buona musica. Vedeva buoni film. Era curioso. Mi chiedeva sempre consigli in proposito. Voleva scambiare due chiacchiere.
E io lo cacciavo via, quasi sempre.
Gli dicevo che stavo lavorando, che non potevo chiacchierare con lui. Che alzava troppo la voce e disturbava.
Ma lui, imperterrito, tornava alla carica ogni giorno, con quel sorrisino un po’ ebete.
Così ha fatto anche ieri.
E anche ieri l’ho cacciato.
Ora non tornerà più. Non mi disturberà più. Non disturberà più nessuno. Ci ha pensato da solo a togliersi di torno.
E io mi sento una merda.
Uno che predica bene, e razzola male.
Che non vale un cazzo.
Possibile che la vita non ci insegni nulla? Nemmeno a captare le urla silenziose che vengono dalle persone che abbiamo intorno? Le loro continue ambasciate e richieste di aiuto?
E vi assicuro che confessarlo qui non mi farà sentire meglio.

Se la realtà è peggiore del Grande Fratello
Esposti al gossip, filmati sui telefonini, esibiti su YouTube: siamo tutti nella casa di vetro
Ancora una volta la realtà si fa beffe della fantasia, in questo caso del reality, genere considerato il sostituto della realtà, il non luogo per eccellenza di ogni esistenza mediatica. Quando nel 2000 uscì la prima edizione del «Grande Fratello» si gridò allo scandalo. La tv stava «realizzando» una concezione resa narrativamente tragica da George Orwell in «1984» ed esposta in sede teorica da Michel Foucault in «Sorvegliare e punire». L’idea era quella del Panopticon di J. Bentham, un dispositivo carcerario e repressivo in cui, chi è rinchiuso, può essere osservato senza poter osservare. Il Big Brother televisivo— così si diceva — era il portato della letteratura dell’anti-utopia (Zamjàtin, Huxley, Burgess), carica di angosce, ripulse, umorismo sarcastico e violento, ma anche di amara retorica del martirio. La sua immagine più celebre è lo schermo tv che appare per la prima volta in Tempi moderni di Chaplin (1936): un operaio si nasconde nel gabinetto della fabbrica per fumare e viene raggiunto dall’occhio del padrone che lo controlla con una telecamera. Nel frattempo la realtà si è data da fare. Il mito di Echelon (il sistema di controllo mondiale realizzato ai tempi della Guerra Fredda) è quotidianità: telecamere piazzate ovunque, intercettazioni sulla rete telefonica e sulle rotte di navigazione in Rete, videosorveglianza in ogni edificio, il privato che, grazie a Internet, non solo diventa pubblico ma globale, le vicende personali dei politici che irrompono sulla scena pubblica con fragore e scandalo. Nella vita di tutti i giorni sembrano non esserci più zone d’ombra, se persino il gossip e le lenzuola sono diventate un’arma politica. Un tempo ci si limitava a osservare gli incidenti stradali; adesso vengono filmati con il telefonino e caricati su YouTube. Il Grande Fratello televisivo è vissuto ormai come un gioco per educande: se ospita un trans, di questi tempi, non fa certo scalpore. Non il reality ma la realtà ci spinge a credere di vivere nel mito della trasparenza, dentro una casa di vetro; tanto, con la tecnologia, è inutile chiudere le porte.
Aldo Grasso

«Da ingenuo qual sono e mi ostino a rimanere, mi domando: perché sulle riviste cattoliche svolazzano angioletti tanto carini e agitano la coda diavoletti innocui, e non si trova un disegnatore satirico che metta alla berlina i vezzi, i tic, le gaffes, le vanità e le debolezze di chi tiene sulla testa mitrie e zucchetti colorati? Perché su un giornale cattolico trova spazio il polemista livido che addenta quotidianamente i nemici - o presunti tali - e non c'è ombra di un disegnatore o umorista che graffi - sia pure con la dovuta delicatezza - gli estensori di certi documenti solenni; denunci - sia pure con la dovuta levità - gli infortuni in cui incorrono certi predicatori; dia la caccia agli episodi più clamorosi di vanità ecclesiale; riveda le bucce - sia pure in maniera soft - a determinati comportamenti non certamente evangelici?
Perché nella cronaca di grandiose e ricorrenti manifestazioni di massa si suona la tromba - fino a sfiatarsi - su note trionfalistiche, e non c'è mai una rubrica che descriva gli atteggiamenti ridicoli, le scenette un po' comiche di fanatismo, gli equivoci gustosi, i risvolti un po' imbarazzanti, di cui pure quei raduni spettacolari sono fitti?
La mancanza di ironia, di umorismo, satira, costituisce una grave debolezza dell'ecclesiologia. L'accordo tacito a non scherzare su chi sta in alto loco dimostra chiaramente che la scala dei valori è sconvolta e avrebbe bisogno di essere ripristinata radicalmente. (...) Tra l'altro, ho l'impressione che, nell'area del tempio, ci sia più tolleranza - non dico simpatia - nei confronti della critica, che non dell'umorismo e dell'ironia, che vengono considerati elementi "dissacratori". Forse perché dalla critica ci si può difendere, e magari contrattaccare ad armi pari, ad esempio con la polemica — compresa quella acida e velenosa -, mentre di fronte all'umorismo si è scoperti ("il re è nudo", non c'è scampo). La critica ferisce, ed è possibile reagire, rilanciando con altrettanta virulenza, oppure facendo del vittimismo, o denigrando i colpevoli di lesa maestà. L'ironia, invece, è uno spillo, un pungiglione (senza veleno, beninteso). E quando il pallone è sgonfiato, non ce la fa proprio a reagire, specialmente allorché risulta sprovvisto della stessa arma o non sa usarla. Continuo nelle mie domande: perché la Chiesa, che è sopravvissuta ai persecutori, anzi si è sviluppata e rafforzata grazie ad essi, si mostra talmente debole da aver paura di chi è armato soltanto di una risata?
Perché non ci si rende conto che il riso, l'umorismo possono essere preziosi elementi di purificazione?».
Alessandro Pronzato, La nostra bocca si aprì al sorriso, 15-16

Clicca sulla foto per vedere una rassegna di foto "panoramiche" composte dall'unione (con appositi programmi) di più foto tangenti l'una all'altra.

Il teologo protestante Karl Barth (1886-1968), tre settimane prima di morire, faceva questa stupefacente affermazione:
«Un cristiano fa della buona teologia quando, in fondo, è sempre lieto, sì, quando si accosta alle cose con umorismo.
(...) Bisogna guardarsi dai teologi di cattivo umore! Guai ai teologi noiosi! Naturalmente lo so: siamo... circondati da ogni parte da tanta, tanta tristezza; e noi stessi siamo spesso compagni poco piacevoli. Ma dato che un buon teologo... non serve se stesso, bensì lui, il Padre di Gesù Cristo, egli può guardare al suo prossimo, che, in ogni caso, è amato da Dio, e persino a se stesso, con gioia e con speranza; egli può (quanto più prende seriamente il proprio compito) ridere nonostante tutto di cuore e può persino ridere di sé».
Offene Briefe 1945-1968, 553 ss.

Ecco come la Tv ci ha «ammaestrati»
La televisione è stata da sempre un importante fattore di trasformazione culturale. Nella seconda metà degli anni ’ 50 la televisione italiana ha svolto una funzione di unificazione linguistica e culturale del Paese, e ha socializzato gli italiani ai valori e al patrimonio culturale (soprattutto letterario e artistico) della nazione, cercando di sollecitare nel pubblico un desiderio di miglioramento di sé e di avanzamento sociale (nel 1954 il 51% degli italiani era analfabeta!). Oggi la televisione, che non è più solo nazionale ma è globale, sembra compiere l’operazione inversa, con due semplici operazioni: stroncando sul nascere ogni desiderio di (reale) cambiamento, attraverso la dittatura del dato di fatto e la ridicolizzazione della critica – che diventa subito moralismo – o la sua demonizzazione – il complotto; esibendo, attraverso il suo genere oggi di maggior successo – il reality – una realtà alla portata di tutti, che non richiede nessuno sforzo per farne parte, dove anzi l’affiliazione si ottiene assecondando le inclinazioni e gli impulsi più immediati, per usare un eufemismo.
Si produce così una 'iper­realtà', del cui carattere grottesco non ci rendiamo nemmeno più conto, proprio perché è stata diseducata (dai media, in primis) la nostra capacità di pensare diversamente, di desiderare diversamente, di vedere le cose da un altro punto di vista. Tanto che consideriamo ormai 'normale' (nel senso di ' ovvio', 'non problematico', ma anche di 'normativo') ciò che...

Leggi il seguito di questo post... »

“Io sono il buon pastore” (Giovanni 10,11). A Cristo compete chiaramente di essere pastore. Infatti, come il comune gregge viene guidato e pascolato dal pastore, così i fedeli sono ristorati da Cristo con un cibo spirituale, con il suo corpo e il suo sangue... Ma siccome Cristo ha detto che il pastore entra per la porta e che egli è la porta, mentre qui dice di essere il pastore, ne segue che egli entra attraverso se stesso... perché rivela se stesso e per se stesso conosce il Padre... Nessuno dice di sé di essere la porta. Questo, Cristo lo riservò solo per se stesso. Mentre partecipò ad altri il compito di essere pastori: “Vi darò, dice la Scrittura, pastori secondo il mio cuore (Geremia 3,15). Sebbene, infatti, i capi della Chiesa, che sono suoi figli, tutti siano pastori, tuttavia dice di esserlo lui in modo singolare: “Io sono il buon pastore”, allo scopo di introdurre con dolcezza la virtù della carità. Non si può essere infatti buon pastore se non diventando una cosa sola con Cristo e suoi membri mediante la carità. La carità è il primo dovere del buon pastore, perciò dice: “Il buon pastore offre la vita per le pecore” (Giovanni 10,11). Infatti c’è differenza tra il buono e il cattivo pastore: il buon pastore ha di mira il vantaggio del gregge, mentre il cattivo il proprio. Nei guardiani delle pecore non si esige che, per essere giudicati buoni, espongano la propria vita per la salvezza del gregge. Ma siccome la salvezza del gregge spirituale ha maggior peso della vita corporale del pastore, quando incombe il pericolo del gregge ogni pastore spirituale deve affrontare il sacrificio della vita corporale. Questo dice il Signore: “Il buon pastore offre la sua vita per le sue pecore”. Egli consacra a loro la sua persona nell’esercizio dell’autorità e della carità. Si esigono tutte e due le cose: che gli ubbidiscano e che le ami. Infatti la prima senza la seconda non è sufficiente. Cristo ci ha dato l’esempio di questo insegnamento: “Se Cristo ha dato la sua vita per noi, anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Giovanni 3,16)”.
s. Tommaso d'Aquino, Esposizione su Giovanni, cap. 10,3

Senza "digitale", spenta la tv si può vivere meglio di prima
di Alberto Mattioli
Da venerdì 9 ottobre vivo senza televisione. E non solo sopravvivo, ma sto benissimo. Dovrei mentire e scrivere che soffro, martire dell’esperimento sadico di restare senza tivù nel 2010? Beh, no. Intanto perché nessuno mi ha chiesto questo eroismo e ho deciso da solo di trasformarmi nella cavia umana di me stesso. E poi perché la tivù dà dipendenza solo se l’accendi. Se accenderla non puoi, sei libero. E, a differenza di quel che avviene con droga, alcol, fumo, gioco, opera lirica e altri vizi che danno assuefazione, liberarsi è semplicissimo, almeno per chi ha la fortuna di abitare nel Piemonte occidentale (Torino compresa) o in Sardegna. Basta non comprare il decoder o, avendolo, non installarlo.
Il 20 maggio sono sparite Raidue e Rete4: fare a meno di Fede, lo confesso, all’inizio è stata dura, ma ci si abitua a tutto. In fin dei conti, l’uomo è il più adattabile degli animali. Così, quando è arrivato, il fatale venerdì non è stato affatto nero. Semplicemente, dall’oggi al domani, spingendo il pulsante si è materializzato soltanto un pulviscolo di puntini tremolanti che ricorda alcune opere d’arte contemporanea e, in ogni caso, piace moltissimo alle mie gatte. (...)
Però, obbietterete: e l’informazione? Essere aggiornati su quel che succede nel mondo, e magari non solo dalle parti di Montecitorio come credono i tiggì Rai, è importante per tutti e fondamentale per chi fa il tuo mestiere. Già, ma qui c’è l’ennesima dimostrazione che la vendetta è un piatto che va mangiato freddo. Come la tivù ha soppiantato i giornali come principale somministratrice di news, così oggi Internet fa la pelle alla tivù. A portata di clic c’è il mondo. E senza pastone politico, accenti romaneschi, sintassi sballate, congiuntivi sbagliati e congiuntiviti da overdose di capigruppo. Quanto alle serate de-televisionate, sono tutt’altro che tristi. Si riscoprono piaceri dimenticati come un buon libro, un ottimo disco e due chiacchiere con le gatte, che avranno magari una conversazione un po’ limitata, ma dicono meno sciocchezze degli ospiti dei talk show. E in ogni caso fanno meno baccano.

Inneres auge
di Franco Battiato
Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?
 Non ci siamo capiti
 e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
 Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
 La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
 di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
 se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.
La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge
 La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
 quella verticale verso lo spirito.
 Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
 a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato...
 mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!
Ascolta qui l'audio.

«Tira un vento a cui ben pochi di noi erano abituati e la terra, simbolo di stabilità, si presenta davanti ai consumi ed al suo inquinamento progressivo come incapace di contenerci e nutrirci. La Chiesa stessa - città sul monte, àncora di salvezza, torre inespugnabile, sicurissimo vascello - appare ai timidi ed agli sprovveduti come incapace di trasmetterci quella sicurezza a cui eravamo abituati e che faceva il conforto e la fiducia di chi non aveva nessuna voglia di assumersi personali responsabilità.
La paura abita la città. La paura abita la Chiesa.
Che la città abbia paura non mi stupisce: è cosa naturale sotto il dilagare della delinquenza e la temerarietà dei terroristi e dei rapinatori.
A me fa pena la paura della Chiesa perché è il triste segno della nostra carenza di fede nel Cristo risuscitato dai morti, nel Cristo re della storia.
Niente paura quindi se qualcosa cambierà. E cambierà in senso giusto.
Ciò che mi dà questa certezza è che da quando il Concilio ha canonizzato il primato della parola di Dio e le comunità si sono abituate ad interrogarsi sul Vangelo, il terreno gelato delle istituzioni si è liquefatto sotto l'azione del calore dello Spirito.
Si formano ovunque piccole comunità di preghiera che vogliono essere Chiesa e rivivono la Cena del Signore con gaudio e dolcezza nello spirito.
Ovunque si parla di liberazione degli oppressi, di servizio, di impegno, di povertà, di amore.
Sì, è il Vangelo che batte alle porte. Dio non ha abbandonato il suo popolo».
fratel Carlo Carretto, Ogni giorno, 5 gennaio

 

Certi segni, però, non sostengono certo la mia fiducia nel cambiamento...

«Italia sempre più povera». L'allarme della Caritas
In un anno sono aumentate del 20% le persone che a causa di difficoltà economiche chiedono aiuto ai
centri di ascolto della Caritas. Lo afferma il nono rapporto sulla povertà in Italia, presentato oggi a Roma, messo a punto dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan. 372 i centri interessati alla rilevazione (su 6 mila) di 137 diocesi (su 220). Nel 2007, prima della crisi, si sono rivolte ai Cda 80.041 persone (70,3% stranieri) ed oltre 5 mila famiglie. L'incidenza è maggiore nel Mezzogiorno (17,7%): oltre il 20% in Sicilia, Basilicata e Sardegna. Il Nord registra il 2,9% mentre al Centro la situazione è articolata (17,5% nel Lazio, 2,4% nelle Marche).
Nel 2008, rispetto al 2007, l'aumento medio delle richieste di aiuto è stato del 20%. E, stando ai segnali, per il 2009  "è probabile che gli 'impoveritì siano aumentati". Fra questi potrebbero esserci titolari di contratti a termine, impiegati che perdono il posto di lavoro senza preavviso, cassintegrati che vedono avvicinarsi il termine del sussidio. Chi chiede aiuto (dato 2007) non appartiene alla categoria comunemente indicata come povertà estrema. Infatti, tutti vivono in una normale abitazione; il 76,4% vive con i propri familiari. Per lo più si richiedono aiuti economico (56,8% degli italiani e 48,1% degli stranieri) e lavoro (44% e 54,9%). Al 50,6% degli utenti la Caritas eroga servizi e beni materiali (46,1% e 51,3%); seguono le richieste di sussidi economici per gli italiani (20,8%) e di lavoro per gli stranieri (33,5%) che riguarda solo il 10%.
Situazione drammatica, dal Nord al Sud. Al Nord l'esplosione della cassa integrazione, al Sud l'aggravarsi di una situazione già compromessa: sono alcune delle conseguenze della crisi economica che, in alcune aree del Paese, hanno alimentato il fenomeno  della povertà. È quanto emerge dal Rapporto su povertà della Caritas italiana e dalla fondazione Zancan. Secondo alcune testimonianze raccolte dalla Caritas a inizio 2009, la crisi economica al Nord ha scatenato una povertà inattesa, «che si riflette soprattutto nell'esplosione della cassa integrazione, nel mancato rinnovo dei contratti a termine e di lavoro interinale, nella forte crescita dell'iscrizione al collocamento e alle liste di mobilità, nel calo delle assunzioni. Maggiormente colpiti sono i pensionati con reddito basso e le famiglie disgregate, in situazioni difficili, con genitori separati". Al Centro, osserva il rapporto, la povertà è '"discretà, sommersa e dignitosa, tuttavia significativa nell'insieme di un territorio che, per diversi aspetti, era già in sofferenza da tempo". Infine, al Sud, la crisi "piove sul bagnato" e in alcuni casi "sta rappresentando una sorta di alibi per operazioni strumentali di razionalizzazione e/o speculazione produttiva da parte delle imprese".
L'analisi regione per regione. Il Rapporto mette in evidenza come nel nostro Paese si spenda di più per contrastare la povertà nelle regioni laddove ci sono meno poveri. Il Trentino Alto Adige sostiene la spesa pro capite più alta pur facendo registare l'indice della povertà inferiore alla media nazionale. Campania, Calabria e Basilicata, invece, pur presentano un indice di povertà elevato, hanno una spesa spesa pro capite è al di sotto della media nazionale.
Un altro dato che emerge è che si tende a dare soldi piuttosto che fornire servizi durevoli nel tempo, piccoli benefici economici che sono solo un palliativo e non la soluzione al problema povertà. Ciò porta gli enti pubblici a investire cifre molto alte per dare una piccola risposta a molti. A fronte dei 192 milioni di euro spesi per la carta acquisti, l'abolizione dell'Ici e il bonus elettrico, rileva il Rapporto, solo 91 mila famiglie, su un milione, non sono più povere in senso assoluto. Emerge l'idea di un'Italia che non sa affrontare la povertà come si dovrebbe, se si considera che altri Paesi investono di più e con migliori risultati. In un confronto internazionale sugli effetti del sistema di tax-benefit risulta che in Italia tale sistema riesce a ridurre la povertà delle famiglie con bambini solo dell'1,7% contro una media dei Paesi Ocse del 40% (in Francia al 73% e in Danimarca si arriva all'80%). Stando agli estensori del rapporto è dunque di sconfitta che si deve parlare. Un esempio su tutti la vicenda degli assegni familiari: il valore complessivo della misura è considerevole, nel 2008 sono stati spesi 6.607 milioni di euro. Ma il beneficio finale è stato irrisorio: poco più di 10 euro al mese per ogni beneficiario. Un grande investimento per un piccolo risultato.

L’invenzione del guerriero
Uno: Alberto da Giussano non è mai esistito. Due: il «giuramento di Pontida» probabilmente pure. Adesso che nelle sale d’Italia imperversa (pare comunque con successo inferiore alle aspettative) il kolossal di Renzo Martinelli Barbarossa, chi glielo dice alla Lega Nord che il film sul quale ha puntato per far risalire le sue radici sino al Medioevo è in realtà un polpettone che non rispetta affatto la storia? Eppure è così, praticamente tutti gli studiosi sono d’accordo; e davvero non si sa dove Federico Rossi di Marignano (consulente storico della pellicola) abbia – sono parole del regista – «trovato traccia del carroccio, oltre che naturalmente di un certo Alberto da Giuxano». Beh, forse Martinelli doveva scegliersi meglio il supporto scientifico (il settantenne Rossi di Marignano, del quale in concomitanza col film è uscito anche un libro sullo stesso argomento, risulta laureato in economia, diplomato in pittura e licenziato in scienze religiose: tutto fuorché storia...), visto che è stato subito massacrato da parecchi studiosi con le carte accademiche in regola...

Leggi il seguito di questo post... »

dal romanzo "La pieve sull'argine" di don Primo Mazzolari
grazie a FS per la segnalazione
Attraverso l’atrio, che dà sul primo cortile del vescovado, ove due pavoni, nei giorni di gala, gareggiano con i monsignori, per un secondo breve cortile chiuso in alto da un lucernario si entra negli uffici di curia, un tempo appartamento della famiglia vescovile.
«Sedetevi, sedetevi, signor tenente».
La tentazione era invece di uscire, lasciandolo solo nella poltrona ove s’era buttato più che seduto, con un oh! che pareva uno sbadiglio. E poiché don Stefano rimaneva in piedi come se non avesse sentito e con tale silenzio che l’imbarazzava: «Dicevate che venite da parte di don Ferretti, missus dominici...». «No, monsignore. Ho visto don Ferretti, ieri, a Levico: ci siamo anche parlati a lungo, ma non ho nessun incarico da parte sua. Non gli ho neanche detto che venivo qui. Fu durante il viaggio che mi decisi».
«Ah... un’ispirazione! Le ispirazioni vengono dal Signore o...».
Non lo lasciò finire. «Non so donde venga la mia. Sento che presentare la tribolazione di un confratello a un proprio superiore e proporre... no, mi sbaglio, pregare che il superiore non chiuda la porta in faccia al figliuolo smarrito, e supplicarlo di fare un ultimo tentativo, non possa venire dal maligno».
«Il maligno, il maligno!», e si mise a ridere forte. «Noi di una volta, lo chiamiamo il diavolo. Il maligno!». E poiché l’altro s’era irrigidito davanti ad un’ironia che gli gelava il cuore: «Dite, giovanotto; cosa vuole quel vostro amico?».
«Nulla vuole. Siamo noi, sono io che oso pensare e suggerire che basterebbe...».
«Cosa basterebbe?».
«Un po’ di cuore, forse; un po’ di paternità, come per il prodigo».
«Il prodigo, il prodigo? Vi deve piacere assai questa parabola. Non dimenticate che c’è anche la parabola dei rami secchi, che vengono tagliati e messi a bruciare. C’è anche l’invitato senza veste nuziale e sapete la sua sorte... in tenebras exteriores, capite? Hanno visto un po’ di mondo, questi giovanotti e ne sono rimasti abbacinati. E pretendono che la chiesa si pieghi ai loro miraggi...

Leggi il seguito di questo post... »

Gran parte del nostro isolamento ce lo scegliamo da soli. Non ci piace esser dipendenti dagli altri e ogni volta che è possibile cerchiamo di mostrare a noi stessi che abbiamo la situazione sotto controllo e che possiamo prendere da soli le nostre decisioni. Questa fiducia in sé ha molte attrattive. Ci dà un senso di potere, ci consente di muoverci rapidamente, ci offre la soddisfazione di essere padroni di noi stessi e promette molte ricompense e premi.
Tuttavia, l'altro aspetto di questa fiducia in sé è la solitudine, l'isolamento e la costante paura di non riuscire nella vita.
Ho sperimentato sia le ricompense che le punizioni dell'individualismo. Come professore universitario, sono stato un insegnante fecondo e popolare, e questo è avvenuto attraverso i tanti livelli della carriera accademica; ma, alla fine di tutto, mi sono sentito molto solo. Pur proponendo con convinzione l'importanza della preghiera, io stesso avevo perduto la capacità di essere abbastanza tranquillo per pregare. Pur incoraggiando un atteggiamento di reciproca vulnerabilità come un modo per crescere nello Spirito, mi sono scoperto parecchio cauto e anche sulla difensiva quando era in gioco la mia reputazione. L'atteggiamento di fondo degli accademici è la competizione - anche di quelli che predicano la compassione - almeno quando non vogliono perdere il loro lavoro!
H. J. M. Nouwen, Vivere nello Spirito

O Padre, che insegni ai ministri della Chiesa non a farsi servire, ma a servire i fratelli, concedi a tutti la grazia inestimabile di essere generosi nell'impegno pastorale, fedeli e vigilanti nella preghiera, lieti e premurosi nel servizio della comunità cristiana.
dalla liturgia - trovi altre preghiere nell'apposita sezione

Stampa  

News Riduci


E' appena uscito in libreria:

IL CRISTIANO NEL MONDO.
Introduzione
alla teologia morale.
Teologia per Laici
.

Interventi di
Cucchetti, Fumagalli
Monti, Paleari,
Tettamanzi.

Registrati! Riduci
Registrati al sito!
Vogliamo che tutti possano partecipare ai contenuti del sito. Al momento della iscrizione ti verrà chiesto: il nome e il cognome veri (non si accettano anonimi o inventati); un indirizzo mail riconoscibile; una password. Non ti chiediamo null'altro che essere rispettoso. Solo chi è registrato riceverà la Newsletter; potrà fare i propri commenti ai post del blog e vedere quelli degli altri utenti registrati; ammirare le gallerie fotografiche; accedere ad altre sezioni del sito che contiamo di aprire in futuro.


Immagini di Tre: NUOVE FOTO!!
Album
con foto che rappresentano il titolo del nostro sito: SeiTreSeiUno.
Cerchiamo foto che rappresentino il Tre, il più possibile in Unità: aiutaci ad arricchire l'album!

Sto leggendo Riduci

TEOLOGIA
Articoli vari

SPIRITUALITA'
Carlo Maria Martini, Il coraggio della passione, pp. 165

LETTERATURA
Christian Bobin, L'inesperée, pp. 116

SAGGISTICA
Jean-Luc Marion, Il fenomeno erotico, pp. 286
Serena Zoli, Storie di ordinaria risurrezione (e non). Fuori dalla depressione e altri "mali oscuri", pp. 406

Pensieri fissi Riduci

Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio
papa Giovanni XXIII
Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo
Gandhi
Quando si ama il proprio uditorio, si può diventare poeta
card. Danneels
Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario
Orwell
Solamente chi non perde la speranza può essere una vera guida
Gandhi
L'amore è molto di più che l'amore
Chardonne
Non insegno mai ai miei allievi, cerco solo di metterli in condizione di poter imparare».
Albert Einstein
Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione.
Edmund Burke
Ma per noi non si tratta semplicemente di sogni. O se proprio si vuole, dei sogni di Dio, più lucidi di qualsiasi veglia.
Olivier Clément

«Tutto vale la pena, se l'anima non è piccola».
Fernando Pessoa
Il cioccolato è la prova che Dio vuole bene all'uomo.

CoverVille Riduci

"La nostra volontà di crescere è la stessa del primo giorno"

La Luna oggi Riduci
CURRENT MOON

Celtic Football Club Riduci

Diventa anche tu supporter del CELTIC di Glasgow:

www.celticfc.net

Spiegazioni Riduci
Qui trovi la spiegazione del nostro logo "Not in my name".


Da non perdere! Riduci

Abbiamo aggiornato e "ordinato" i Video che proponiamo: aspettiamo i vostri suggerimenti circa i video che potremmo inserire nelle diverse sezioni.

Un aiuto Riduci

Promemoria Riduci

Martini sul Corriere l'ultima Domenica di ogni mese

La tua opinione Riduci
Al prossimo sondaggio!

Sottometti questionario  Vedi Risultati


Copyright 2009 Paleari Marco - Grazie a Advertice.it
PrivacyCondizioni d'uso