Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione

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sabato 30 agosto 2008 11.04
Prof e sesso: si può anche dire "no"
di Chiara Saraceno
Si può anche dire di no e si può anche chiedere aiuto. Non è vero che una donna sempre e comunque non ha altra scelta che accettare le richieste e i ricatti sessuali di chi è in qualche posizione di autorità. Della triste vicenda di ricatti sessuali che sembrerebbe aver coinvolto un concorso nell’Università di Torino ciò che colpisce di più non è la possibilità che tali ricatti esistano, che taluni professori possano richiedere alle allieve prestazioni sessuali in cambio di voti o promozioni. Ciò è triste, la dice lunga su come molti uomini confondano rapporti di sesso e rapporti di potere; ma non è sorprendente. Colpisce di più il fatto che siano stati accettati senza aver cercato altre soluzioni: dalla denuncia al preside o al comitato pari opportunità fino alla ricerca di un altro professore meno impropriamente esigente con cui laurearsi e fare la specialità. Ancora un volta, in una mescolanza di fatalismo e opportunismo, si accetta una «regola del gioco» senza provare a contestarla e ad andare a vedere se sia poi così consensualmente accettata e salda. (...)
Per non indurre equivoci chiarisco subito che io ritengo sempre moralmente reprensibile un professore - come chiunque sia in posizione di autorità - che fa anche solo proposte a una studentessa che da lui dipende, anche senza ricatti e anche se questa è consenziente. Trovo anche, se non moralmente riprovevole, inopportuno e un po’ sconsiderato che accetti eventuali proposte di una studentessa (perché, va detto, anche questo avviene) o comunque di qualcuno che è in posizione subalterna. (...)
Ciò detto, le donne, le studentesse nel nostro caso, che si trovano di fronte a richieste improprie non sono (non sono più) proprio prive di risorse e alternative, se mai lo sono state. Oltre al loro senso di dignità e a una valutazione squisitamente soggettiva di ciò che sono disposte a pagare per quello che vogliono ottenere, possono anche ricorrere a strumenti che la lunga storia e battaglia del movimento delle donne ha sollecitato a costruire. (...)
Non è facile, certo, intraprendere questa via. Richiede fiducia nelle proprie ragioni e nella capacità dell’istituzione di proteggere chi denuncia, ma anche di negoziare una soluzione accettabile e condivisa. Certo però è meno umiliante che accettare «le regole del gioco», salvo eventualmente denunciarle quando non funzionano più o si ritorcono contro. Soprattutto contribuisce a rompere queste regole, a creare un clima di diffusa delegittimazione culturale e istituzionale per chi ancora le pratica, a indurre una riflessione, tra gli uomini e le donne, sui confini e gli intrecci rischiosi di sesso e potere. articolo
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venerdì 29 agosto 2008 11.24
"Chi ama Dio, non ama troppo il denaro. Tenendo conto della debolezza umana, non ho osato dire che non si deve amare per niente il denaro. Ho detto che chi ama Dio non ama troppo il denaro, quasi si possa amare il denaro purché non si ami troppo. Oh, se davvero amassimo Dio, non amerebbe affatto il denaro! Sarebbe per te un mezzo che serve della tua peregrinazione, non un incentivo alla tua cupidigia; una mezzo per le tue necessità e non un modo per soddisfare i tuoi piaceri. Ama Dio, se egli ha compiuto in te qualcosa di quel che ascolti e apprezzi. Usa del mondo senza diventarne schiavo. Ci sei venuto per compiere il tuo viaggio: ci sei entrato per uscirne, non per restarvi. se un viandante, questa vita è soltanto una locanda. Serviti del denaro come il viandante si serve, alla locanda, della tavola, del bicchiere, del piatto, del letto, con animo distaccato da tutto. Se tali sono i vostri sentimenti, levate in alto più che potete il vostro cuore e ascoltatemi: se tali sono i vostri sentimenti arriverete a vedere il compimento delle promesse del Signore".
sant’Agostino, Trattati sul vangelo di Giovanni, 40,10
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giovedì 28 agosto 2008 4.41
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mercoledì 27 agosto 2008 20.58
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mercoledì 27 agosto 2008 11.13
"La miseria di cui sono testimoni i nostri attaccamenti non è da rimproverare all'amore. Meglio sarebbe chiederci che cosa ci rende tanto difficile amare qualcuno senza legarlo subito alla nostra sorte, il che equivale a domandarci perché ci è così difficile amare".
Christian Bobin, Il distacco dal mondo, 15
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martedì 26 agosto 2008 15.23
La libertà di stampa e la giusta precisazione di padre Lombardi Autonomia di giudizio, ma sempre fedeli alla Chiesa
editoriale di Famiglia Cristiana
Il giornale cattolico, o cristiano, non è in senso stretto un giornale politico: non è a servizio di alcun partito, né si confonde con una precisa forza politica. Il giornale cattolico è palestra di opinioni, come tutti gli altri giornali, con riferimento alla luce ideale in cui si muove. Nessun argomento dev’essere tabù. Le opinioni possono essere dibattute, confrontate, chiarite, disapprovate, ma sempre in termini di rispetto. Tutti devono poter intervenire, tutti devono esporsi sul giornale. La politica del coprirsi e del coprire non serve a nulla
Mercoledì della scorsa settimana i quotidiani riportano un giudizio favorevole del settimanale statunitense Newsweek sui primi cento giorni del Governo Berlusconi, definiti nel titolo "un miracolo". Il giorno dopo i quotidiani anticipano un altro giudizio di un foglio straniero, il francese Esprit, che sta per uscire, sintetizzato, in un editoriale di Famiglia Cristiana (quello che appare in questo numero a pagina 23), in cui quel Governo è invece criticato.
Normale avvicendamento di opinioni politiche, espresse su riviste autorevoli? La logica vorrebbe che così fosse, ma il giudizio di Esprit è riportato da un settimanale cattolico, il più diffuso in Italia. Dunque, scandalo generale, titoli di fuoco, insulti dalla maggioranza: cattocomunisti, criptocomunisti, manganellatori fascisti. Interviene la Sala stampa vaticana, per bocca del direttore padre Lombardi, il quale precisa: «Famiglia Cristiana è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere la linea né della Santa Sede né della Cei. Le sue posizioni sono responsabilità esclusiva della direzione».
"Sconfessione", addirittura "scomunica", commenta qualcuno. Beh, no. Pura e semplice verità. Famiglia Cristiana non solo non ha mai preteso di "esprimere la linea" politica della Santa Sede e della Cei, che hanno entrambe i loro giornali, ma ha sempre cercato di conformarsi al detto "in certis oboedientia, in dubiis libertas", confermato dal Vaticano II: totale, appassionata fedeltà alla dottrina della Chiesa, libertà di giudizio sulle vicende politiche e sociali fin dove non toccano i principi e i valori "irrinunciabili" che discendono dal Vangelo. Bastino due esempi tra tanti: i progetti avanzati dal Governo di Romano Prodi circa la legittimazione delle coppie di fatto e la proposta dell’attuale ministro Maroni di rilevare le impronte digitali ai bambini rom (da cui è nato il giudizio di Esprit in una complessa analisi dello stato della democrazia non soltanto in Italia, ma in tutta l’Europa). In entrambi i casi abbiamo ritenuto di non poter tacere la nostra opposizione e accettare l’invito a restare "super partes", che di tanto in tanto ci viene rivolto anche da un certo numero di nostri lettori. Nel giornalismo, "super partes" è poco più di un modo di dire, applicabile molto raramente, se non ci si vuole rassegnare al silenzio. A meno che, cent’anni dopo, non si voglia ripristinare per i cattolici il "non expedit". La democrazia è esattamente il contrario: esprimere in piena libertà i propri giudizi critici, in base a principi e valori – nel nostro caso quelli cristiani – condivisi da molti cittadini.
La stampa cattolica ha in più qualcosa che la differenzia da quasi tutto il resto dei media: non ha alle spalle nessun conflitto di interesse, pubblico o privato, non ha legami, né economici né politici, con nessun gruppo egemonico nella società civile. È più vicina ai poveri che ai ricchi. I settimanali diocesani sono delle Curie, Famiglia Cristiana e le riviste missionarie, e altre, sono edite in genere da Congregazioni religiose. A tutti è riconosciuta l’autonomia di giudizio, e la responsabilità su ciò che pubblicano appartiene alle rispettive direzioni.
Adesso che i cattolici, politicamente divisi, contano sempre meno a destra e a sinistra, è una linea non facile da mantenere. Ha scritto Franco Garelli su La Stampa: «In un tempo di grandi silenzi e allineamenti c’è una forza in queste prese di posizione da non sottovalutare, che ha i suoi costi sociali ma che è foriera di una presenza sociale più partecipe e riflessiva». Ben detto.
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lunedì 25 agosto 2008 15.12
Donne più longeve degli uomini, ecco perché I motivi? Fumano meno e affrontano meglio lo stress
Ecco perché le donne vivono più a lungo degli uomini: fumano meno, mangiano meno e affrontano meglio lo stress. Lo sostengono alcuni professori della Boston University. Considerando tutto il mondo industrializzato si può affermare che le donne vivono da cinque a dieci anni in più rispetto agli uomini. Tra le persone con più di cento anni, inoltre, l'85% appartiene all'universo femminile. (...) "Un motivo importante è il grande ritardo che le donne hanno rispetto agli uomini di contrarre malattie cardiovascolari come l'infarto o l'ictus – spiega – Di solito le donne avvertono questi problemi attorno ai settanta, ottanta anni, circa una decade più tardi rispetto al genere maschile". Uno dei motivi potrebbe essere collegato al fatto che le donne sono più carenti di ferro rispetto agli uomini a causa del ciclo mestruale. Sempre secondo Perls la famosa "tempesta di testosterone" che colpisce i ragazzi può indurli ad adottare comportamenti pericolosi come non indossare le cinture di sicurezza, bere troppo alcol, divenire aggressivi e utilizzare armi. Tutti comportamenti che possono aumentare il tasso di mortalità. articolo
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domenica 24 agosto 2008 16.18
Finite le Olimpiadi, forse ritorneranno sui TG
le informazioni circa le violazioni dei diritti umani in Cina e altrove.
Credo che finora ci siamo indignati di più per gli arbitraggi definiti "scandalosi"
che non per le violenze e le repressioni.
Per intanto, ecco il testo di una bella canzone di Daniele Silvestri:
"La classifica".
Che strano... tra le migliaia di video musicali su Youtube, questa non c'è.
Signorina, chi viene prima?
è nato prima l'uovo o prima la gallina?
Una domandina che nasconde, che ti confonde,
che mette sempre in crisi chi risponde
Sì...sì...signorina, signorina, chi viene prima?
voglio sapere chi sta al vertice, chi sta alla cima
sapere il titolo più in crescita e soprattutto lo vorrei sapere
molto tempo prima.
Signorina, faccia una stima:
paga di più volere emergere o rimanere un po' in sordina?
meglio investire su una fonte alternativa oppure attendere che finisca la benzina?
Una domandina che nasconde, che ti confonde.
Signorina, chi viene prima?
Il senso della frase o la necessità di fare rima,
i titoli del quotidiano preso stamattina o lo spazio a tutta pagina di controcopertina?
Signorina, cosa scegliamo?
E' più importante il sangue o il prezzo delle armi che vendiamo?
Se sa chi sta vincendo, noi volendo ci puntiamo.
Ci vuole una classifica... what's your place in the race
e poi ci vuole una verifica... how do you move in the groove
ci vuole una classifica... what's your place in the race
per sapere chi non merita
si svaluta precipita... how do you move in the groove.
Sì... sì... una domandina che nasconde, che ti confonde
che mette sempre in crisi chi risponde.
Signorina, che mi consiglia?
Il disco originale o le quarantamila che mi piglia?
Di quale meraviglia parleremo domattina:
delle tette di Sabrina, di Manuela, di Marina, di Valeria o di Pamela?
Meglio l'anima o la mela, quale merce vende prima:
coca-cola, cocaina?
Signorina, voglio sapere cosa cavolo c'è in cima?
Ci vuole una classifica... what's your place in the race
e poi ci vuole una verifica... how do you move in the groove
ci vuole una classifica... what's your place in the race
per sapere chi non merita
si svaluta precipita... how do you move in the groove
Il decimo fu liquidato; destino simile ebbe il nono dimenticato.
Provò l'ottavo a farsi luce, fece rumore ma fu lo spazio di un mattino di poche ore
e pure il settimo contava poco;
il sesto raccoglieva briciole, seguiva il gioco
ma per trovare chi davvero si è distinto bisogna risalire almeno fino al quinto.
Il quarto bruciava d'odio per la vergogna di restare fuori dal podio;
il terzo merita rispetto ed io lo stimo
ma salutatemi il secondo, perchè conta solo il primo
perchè conta solo il primo.
What's your place in the race... conta solo il primo
how do you move in the groove... conta solo il primo.
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sabato 23 agosto 2008 9.21
 Jet privato, alberghi di lusso requisiti, un panfilo da 155 metri e 22 Mercedes
Palermo, arriva il sultano dell'Oman.
E le vittime della mafia si appellano a lui. La presidente Sonia Alfano: «Chiediamo che ospiti la nostra associazione, lo Stato italiano ci umilia»
La fama sulla generosità lo ha preceduto e così pure il panfilo reale che da una settimana staziona al porto di Palermo. La Sicilia attende il sultano dell’Oman Qaboos Bin Said (...). Da 38 anni padrone assoluto del suo paese il sultano è considerato uno degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio personale stimato in mezzo miliardo di dollari.
Arriverà all’aeroporto «Falcone e Borsellino» a bordo di un jet privato e per la sua permanenza a Palermo sono già stati requisiti fino al 13 agosto i tre più lussuosi alberghi cittadini dove verrà ospitato anche il nutrito seguito composto da oltre 140 persone. Per l’occasione è sbarcata in Sicilia anche una flotta di fiammanti Mercedes che dovranno garantire gli spostamenti via terra. (...). Ai curiosi invece non resta che ammirare lo sfavillante panfilo reale al porto di Palermo. Una «barchetta» da 154 metri per tre piani di altezza con elicottero a bordo, vasti saloni per consentire le esibizioni dell’orchestra che lo segue sempre e giardino con oltre cinquemila piante. (...) 04 agosto 2008 articolo
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venerdì 22 agosto 2008 10.56
Radici Nel Cemento (1996) - Menevojoannà
Ma dimme un pò a me chi me lo fa fà?
De stammene qua dentro a sta città
che sò du' anni che nun cambia niente ormai.
E se cambia è in peggio, che nun ce lo sai
nun ce la faccio più! Nun ce la faccio più.
Ma lo sai che c'è? E che quando tocco er fonno
me viene voglia de partì
... me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno
e nun me va più de stà qui
e allora prendo i miei vecchi stivali
apro l'atlante e me spuntano l'ali
decido 'n fretta dove vojo annà
se in Messico, in Cina o in Madagascar...
E la noia se ne vola via, e la tristezza se ne vola via
la paranoia se ne vola via e l'amarezza se ne vola via...
Eppoi... nun te ne parlo, mo ch'ho perso er posto de lavoro
e so du' mesi che tiro avanti ma senza decoro
e che te lo dico a fà pure la donna m'ha lasciato
e solo sò rimasto come 'n cane abbandonato
nun ce la faccio più, nun ce la faccio più...
Ma lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno
me viene de partì
me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno sì...
e nun me và più de stà qui
e allora prendo lo zaino più grosso
ce ficco dentro tutto quello che posso
io non aspetto e mo me dò in Africa, in India e pure in Equador
e la noia se ne vola via...
Me ne vojo annà, me ne vojo annà, me ne vojo annà
lo sai che c'è? E' che quanno tocco er fonno
me viene de partì
me viene voglia de dà 'n'occhiata ar monno
e nun me và più de stà qui...
Ma poi ce penso che io nun c'ho un sòrdo,
se parto arrivo forse all'aeroporto
e allora poso i miei vecchi stivali,
chiudo l'atlante e me cascano l'ali
me sò sbajato me tocca stà qua
e l'amarezza no nun se ne va.
Però 'na canna me la vojo fà
hai visto mai quarcosa ha da cambià
un giorno er viaggio me lo faccio davvero
e mentre fumo me viene un pensiero...
Riprendo i miei vecchi stivali
riapro l'atlante e me tornano l'ali
comincio 'n viaggio con la fantasia
e l'amarezza se ne vola via...
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giovedì 21 agosto 2008 6.11
Questa pagina è risuonata per secoli,
e per secoli ha colpito nel segno.
La riascoltiamo oggi,
per confermare l'interpretazione che diamo
all'attuale calo del numero dei preti:
si tratta di un'azione provvidenziale...
che rischia anche stavolta di non essere accolta.
La prima lettura della Messa di ieri: dal libro del profeta Ezechiele (34,1-11)
Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, predici e riferisci ai pastori: Dice il Signore Dio! Guai ai pastori d’Israele che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e son preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Vanno errando tutte le mie pecore in tutto il paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura. Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: Com’è vero ch’io vivo, - parla il Signore Dio - poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge - hanno pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge - udite quindi, pastori, la parola del Signore: Dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: chiederò loro conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così i pastori non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più loro pasto. Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura”.
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mercoledì 20 agosto 2008 6.05
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mercoledì 20 agosto 2008 5.57
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martedì 19 agosto 2008 6.10
Dopingoliadi
3 agosto 2008 - coen.blogautore.repubblica.it
(...) un fondo di Giuliano da Empoli intitolato “Introduciamo la modica quantità per il doping” .
“Ad una settimana dalle Olimpiadi, si moltiplicano i casi di ipocrisia sportiva. Per una volta, non si tratta di Tibet, di rispetto dei diritti umani e compagnia bella. E neppure dell’ esclusione della squadra irachena dai Giochi, causa supposte “ interferenze politiche” — come se lo sport non lo fosse, nell’ intero, governato dalla politica. Il culmine dell’ ipocrisia sono i casi di doping che hanno accompagnato gli ultimi passi della fiamma olimpica (il più recente, che ha colpito il fiorettista italiano Andrea Baldini). Come se, nell’era del Prozac e delle biotecnologie, fosse ancora possibile stabilire un netto confine tra umano e post-umano.
Come se, in un mondo nel quale qualunque palestra di periferia trabocca di anabolizzanti, gli sportivi veri — quelli con le gambe assicurate per cinquanta milioni di dollari — potessero rimanere confinati in una piccola Brigadoon fatta di centrifughe di carota e di barrette di Ovomaltina. Fino a qualche tempo fa, è vero, il doping era limitato ad alcuni ambiti. Si drogavano gli artisti per scrivere e per dipingere. Si drogava John Kennedy per resistere al mal di schiena e dare l’ impressione di essere sempre disinvolto e superiore. E questo era più o meno tutto. Negli ultimi anni, però, il doping è diventato un fenomeno di massa.
Al giorno d’ oggi, non c’è ostacolo che non possa essere superato con un aiutino farmaceutico. Si comincia dai piccoli, con il Ritalin che trasforma bambini irrequieti in angioletti e studenti distratti in primi della classe. Poi, affacciandosi alla vita adulta, si scoprono gli antidepressivi e gli inibitori della serotonina per superare i momenti difficili. Grazie a loro, avvocati timidi pronunciano arringhe miliardarie e casalinghe disperate si addormentanno placidamente. Nel frattempo, la terza età è stata trasformata dall’ avvento del Viagra che ha rivoluzionato la vita sessuale di milioni di anonimi vecchietti — e di almeno un presidente del Consiglio.
Mentre le cassandre pontificavano sui rischi della manipolazione genetica, quasi tutte le loro profezie si sono avverate attraverso un canale più semplice e diretto: quello della neurofarmacologia. Altro che bioingegneria: la personalità umana è assai più malleabile di quanto si pensasse. Non c’ è bisogno del bisturi, per alterare il corso della vita umana basta una pasticca. In un contesto del genere, è immaginabile che gli unici esclusi dalla grande mutazione farmaceutica siano gli sportivi? Piuttosto, dovrebbe essere il contrario. Lo sport è sempre stato il campo nel quale le possibilità umane venivano spinte all’ estremo. Gli atleti erano quelli che correvano più in fretta, che saltavano più in alto, che resistevano più a lungo. Non si capisce perchè questa evoluzione debba interrompersi sulla soglia del nuovo mondo artificiale. Al contrario, attraverso l’introduzione di nuove regole — si potrebbe introdurre la modica quantità di doping — lo sport dovrebbe diventare l’arena privilegiata nella quale sperimentare le nuove frontiere del post-umano: i suoi codici e i suoi limiti.
Non si tratta di accettare il Far West, si tratta di mettere al bando ogni ipocrisia per restituire all’ agonismo il ruolo centrale che ha sempre avuto all’ interno della polis” .
Interessante, a mio avviso, ma ingenuo nella sostanza (giornalisticamente dopata): il meccanismo della competizione — lo sport professionistico è lastrellato di denaro — spinge gli atleti a trovare soluzioni artificiali sempre più sofisticate e potenti, altro che introdurre una modica quantità di doping. Peraltro, c’è già. Quando si accettano “soglie” massime di valori nel sangue, ben oltre le medie degli altri umani, si è già stretto un patto col diavolo. Come abbiamo letto ieri sulle agenzie di stampa, è appena arrivata sul mercato la pillola del doping (ancora) invisibile. I laboratori cinesi ed americani dicono siano estremamente avanzati in questo settore. Perciò, rassegniamoci ad assistere alle migliori di sempre.
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di donma ,
lunedì 18 agosto 2008 8.45

Briatore low cost
di Massimo Gramellini
Anche Flavio Briatore si è accorto della crisi. Ignoro dove l’abbia potuta conoscere, ma di sicuro lei avrà avuto un pareo. Comunque si sono parlati, il patron del Billionaire e la signorina Crisi, e il frutto del loro incontro è stato illuminante: «La crisi c’è e si sente a tutti i livelli. Ma a dimostrazione che il mio locale non è un’esclusiva per ricchi, abbiamo deciso di riservare un menu turistico a 200 euro». (l'intero articolo)
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di donma ,
domenica 17 agosto 2008 16.02
Certamente l'articolo è provocatorio,
ma l'intuizione è condivisibile.
"Una associazione animalista ha raccolto varie centinaia di firme sotto una lettera, che è stata inviata al papa, nella quale si chiede a Benedetto XVI di rinunciare a indossare le pellicce di ermellino (che sono tra i simboli del pontificato)
di Piero Sansonetti - Liberazione - 14 agosto 2008 - pagine 1 e 19
Una associazione animalista ha raccolto varie centinaia di firme sotto una lettera, che è stata inviata al papa, nella quale si chiede a Benedetto XVI di rinunciare a indossare le pellicce di ermellino (che sono tra i simboli del pontificato). Perché? Per mandare all'umanità intera, o comunque al mondo cristiano, un segnale, una idea di rispetto della vita, anche quando la vita non è vita umana. Le pellicce di ermellino sono prodotte attraverso un processo lungo e terribile di tortura contro centinaia di animali.
Mi ha colpto la risposta della Chiesa, affidata ad un cardinale ricco di nobili nomi e cognomi (Andrea, Cordero, Lanza, Montezemolo), il quale, sembra, è il responsabile dell'araldica vaticana. Ha detto, questo reverendo Cordero: «Gli animalisti non hanno problemi più urgenti di cui occuparsi?». Squisito esempio di arroganza, ma un po' anche di imbecillità. (...)
Avete mai letto come si prepara una pelliccia di ermellino? Ve lo racconto brevemente. Si prendono circa 200 ermellini appena nati e si rinchiudono in minuscole gabbiette, che vengono lasciate sporche ed esposte volontariamente al vento e al gelo perché in queste condizioni climatiche i cuccioli sviluppano una peluria maggiore. Il trattamento dura 7 o 8 mesi, poi agli animaletti viene conficcato un chiodo nel cervello, e si aspetta che muoiano dissanguati. (...)
Sulla base di quale principio morale si può stabilire che interrompere lo sviluppo di uno spermatozoo che ha incontrato un ovulo è delitto, e torturare un essere (anzi 200 esseri) in modo così abominevole è una quisquilia? (...)".
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di donma ,
sabato 16 agosto 2008 8.22
Tre anni fa veniva ucciso frère Roger di Taizé,
al termine della preghiera serale.
Pochi giorni prima mi aveva abbracciato,
al termine della Messa domenicale.
"Felicità. Chi ti spianerà la via per raggiungere alle sorgenti zampillanti? Solo là e non altrove si sviluppano le forze vive del rischio. Quando ti interroghi dicendo: "Come potrò realizzarmi?", sai di aspirare ad un'esistenza di completezza e non ad una vita inquadrata e senza rischi. Non attardarti in situazioni senza via d'uscita perché vi bruceresti energie vitali. Niente compiacenze con te stesso. Va oltre, senza esitare. E scoprirai che il tuo cuore s'allarga: solo alla presenza di Dio l'uomo si realizza".
"Vivere la Pasqua. Se la pianta non si orienta verso la luce, appassisce. Se il cristiano rifiuta di guardare la luce, se si ostina a guardare solo le tenebre, cammina verso una morte lenta; non può crescere né costruirsi in Cristo. A poco a poco Cristo trasforma e trasfigura tutte le forze ribelli e contraddittorie che ci sono dentro di noi... Piangere sulla nostra ferita ci trasformerebbe in uno strazio, in una forza che aggredisce con violenza noi stessi e gli altri, soprattutto chi ci è più vicino. Una volta trasfigurata da Cristo, la ferita si trasforma in una fonte di energia, in una sorgente da cui scaturiscono le forze di comunione, di amicizia e comprensione. Questa trasfigurazione è l'inizio della risurrezione sulla terra, è vivere la Pasqua insieme a Gesù; è un continuo passare dalla morte alla vita".
frère Roger
Video di presentazione di una settimana a Taizé
Meditazione biblica mensile - agosto 2008
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di donma ,
venerdì 15 agosto 2008 5.42

"Pochissimi sono i vivi e molti i morti in questa vita - poiché morto è colui che non si lascia mai andare e non sa prendere le distanze da sé per un amore o per uno scoppio di risa".
Christian Bobin, Il distacco dal mondo, 59
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di donma ,
giovedì 14 agosto 2008 7.55
Non voglio entrare nel merito della questione,
perché non mi va di strattonare la stampa secondo il mio interesse.
Però voglio riportare l'editoriale de "Il Giornale" di oggi, con alcune domande:
- possibile che tutti ci debbano dare lezioni su ciò che è cristiano e ciò che non lo è?
- ce le devono dare coloro che hanno la penna affilata come un pugnale?
- ce le devono dare quelli che hanno la lingua biforcuta?
- quelli che hanno interesse, perché sono pagati per difendere chi paga?
- dove è finita la possibilità di dire la propria, senza essere schiaffeggiati?
- ci sarà la differenza tra l'articolo di un direttore e quello di un cabarettista scalcagnato?
- veramente non si accorge che quello che dice è un indice rivolto anzitutto verso se stesso?
DITE QUALCOSA DI CRISTIANO
di Mario Giordano
Se errare è umano e perseverare è diabolico, per Famiglia Cristiana ci vuole l’esorcista. Dopo aver sferrato un attacco contro il governo con toni che al confronto Bakunin è forlaniano, il settimanale ormai più pierino che paolino torna sulle barricate, a soli due giorni di distanza, con un secondo editoriale ancor più estremisticamente bislacco. E dopo aver usato una serie di delicati epiteti, ballando sul baratro del ridicolo («Paese da marciapiede», «presidente spazzino», «peggio dell’Angola», etc.), fa un deciso passo in avanti: scopre il «rischio del fascismo» e giudica l’azione del governo alla pari dei rastrellamenti nazisti nel ghetto di Varsavia. Non stiamo scherzando: se a Ferragosto in redazione non si concedono una pausa, con il prossimo numero forse scopriremo che Berlusconi è stato il mandante delle Fosse Ardeatine e Maroni un kapò ad Auschwitz.
Il direttore del settimanale, che una volta veniva letto come se fosse la voce del vangelo e adesso invece, al massimo, come se fosse la voce di Pecoraro Scanio, ha detto che sono un po’ in crisi con le vendite e che per questo stanno facendo molti tagli. Si sa, sono tempi duri per tutti. Ma se non si decidono a ripristinare l’aria condizionata in redazione sono guai seri: ad agosto il caldo fa sragionare. E così anche i più autorevoli editorialisti finiscono per scrivere su un settimanale cattolico articoli che apparirebbero un po’ forti anche per il manifesto e liberazione. Risultato: uno cerca in edicola una copia di Famiglia Cristiana, si trova tra le mani al massimo una coppia di fatto bertinottiana.
Vi sconsigliamo di comprare il papiro, ma vi riassumiamo il pezzo forte debitamente anticipato alle agenzie. Un articolo di Beppe Del Colle che, per rispondere al vespaio di polemiche suscitate dal primo violento ukaze, accusa i politici di fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». E, per restare in tema, parla di «rischio fascismo» in Italia e, di fianco, pubblica la storica foto del bimbo ebreo di Varsavia, simbolo della persecuzione nazista, dicendo che è venuta in mente a tutti (proprio a tutti?) quando Maroni ha presentato il pacchetto sicurezza e le norme sui rom. C’è altro da aggiungere? Evidentemente non sono solo i politici a fare dichiarazioni «superficiali e irresponsabili». Anche i giornalisti si difendono bene.
Sarebbe fin troppo facile contrapporre ai vaneggiamenti del settimanale, l’analisi di Newsweek (periodico non certo amico del centrodestra italiano) che parla dei primi cento giorni del governo come «miracolo di Berlusconi». Non ne vale la pena. E non vorremmo nemmeno dare troppa importanza a un editorialista evidentemente vittima del solleone. Ma c’è una cosa che ci preoccupa: è il fatto che, di fronte agli indiscutibili risultati ottenuti dal governo e al disorientamento dell’opposizione, i toni incivili, finora prerogativa del trattorista di Montenero e dei suoi girotonti, sfiorino anche chi, per la sua stessa ragione sociale, dovrebbe rappresentare il volto più moderato e ragionevole del Paese. Non è in questione, naturalmente, il diritto di critica: è in questione la possibilità di un dialogo. Paragonare un governo al nazismo significa alzare un muro, una trincea, una barricata: con i nazisti si può forse parlare? Trattare? Discutere? No, certo. E questo è ingiusto, non solo nei confronti del governo. È ingiusto soprattutto nei confronti della famiglia cristiana, quella vera, che non merita che il suo nome venga usurpato da alcuni orfani del cattocomunismo, sempre meno capaci di fare chiesa e sempre più capaci di fare cappelle. (link all'articolo)
Sito di Famiglia Cristiana
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di donma ,
mercoledì 13 agosto 2008 6.17
Il sito X pubblica sul web storie e confessioni telefoniche degli utenti
C'è chi racconta che vorrebbe uccidere il coniuge, chi sogna di fare spogliarelli...
Paure, speranze, rivelazioni. Il sito che raccoglie i segreti
"XY" aveva un peso sulla coscienza. Anni fa ha spinto la sua migliore amica ad abortire senza dire nulla alla sua famiglia ed ora aveva bisogno di raccontarlo a qualcuno. "YX", che lavora in uno zoo, parla invece del più grande errore della sua vita: un giorno non ha chiuso bene alcune gabbie e solo per un colpo di fortuna alcuni animali feroci non sono riusciti a scappare. Sono solamente due delle centinaia di anonime confessioni raccolte in pochi mesi dal sito X, uno spazio lasciato a disposizione di chi ha una storia e non ce la fa più a tenerla per sé.
Lo slogan del sito X è "Storie vere di persone vere". Gli utenti si registrano, decidono quante informazioni su loro stessi rendere visibili e poi, componendo un numero di telefono statunitense, possono registrare i propri racconti, che vengono classificati in base al contenuto e immediatamente pubblicati. A quel punto tutti li possono ascoltare in streaming da ogni parte del mondo.
Il sito non indica ai visitatori che tipo di interventi effettuare, tanto che vi si possono trovare persino giudizi su ristoranti e numerose esternazioni di stampo politico. Molti però lo hanno ormai trasformato in un vero e proprio confessionale a cui affidare i loro piccoli e grandi segreti. Un modo per dire e non dire, per raccontare al mondo vicende intime della propria vita potendo però contare sull'anonimato garantito dal proprio username. Per confidare ad altri i propri sogni, i misfatti di conoscenti e amici o le proprie debolezze senza temere conseguenze.
E così al sito vengono consegnate dichiarazioni più o meno compromettenti. (...) "XZ", infine, dichiara addirittura che, se avesse la certezza di non essere scoperta, ucciderebbe il marito. Altri parlano delle proprie paure, di temi sicuramente delicati, personali. "ZX" dice che un'idea la terrorizza sin da bambina: morire per un colpo di pistola alla testa. "ZY" racconta uno dei momenti più terribili della sua infanzia, e cioè il tentativo di suicidio della madre. "YZ" rivela invece che un amico, del quale ovviamente non fa il nome, ha problemi con alcool e droga. (...)
L'ascolto di diverse confessioni lascia inevitabilmente un retrogusto amaro. A molte di queste storie raccontate su internet corrisponde infatti qualcuno che non ha una persona in carne ed ossa con cui potersi confidare. E i commenti lasciati dagli utenti non possono certo sostituire una pacca sulla spalla o un abbraccio. (...)
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