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Bollettino per i naviganti Riduci
Questo sito non è un sito. Questo blog non è un blog. Non vuole "piazzare" nulla e non svela nessuna intimità. E' un'antologia di pezzi scritti e di immagini incrociate, che rimandano ad ascolti, profumi, sapori, tocchi, visioni. Ogni giorno uno-due-tre colpi di carboncino e di sanguigna, che tratteggiano per il lettore fedele lo schizzo tutt'altro che indefinito di una vita che sorprende dall'interno colui che la vive. Altre vite si sono ritrovate in questi bytes e amano riprenderne i contenuti. Non chiedete a queste pagine più di quanto possano dare; non chiedete loro altro da quello che vogliono dare; aiutatele a dare sempre meglio. Buon approdo!
don Chisciotte

Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione Riduci
di donma , domenica 29 giugno 2008 17.37
Porno dipendenti
Cinquantamila torinesi trascorrono due ore al giorno a scaricare film hard
In America la chiamano «XXX Generation». In Italia, pornodipendenti. C’è chi dice che dietro questo nome si nasconda una nuova patologia, fatta di ore trascorse davanti a uno schermo, gli occhi che si muovono compulsivi da un sito all’altro. Alla ricerca di sesso? No, di immagini.
La vittoria dell’etere sulla carne è fatta anche di numeri. E soldi. Cesare Guerreschi, un medico che lavora sui maniaci da sesso virtuale da quasi vent’anni, stima che il sei per cento della popolazione adulta soffra di pornodipendenza. (...) Per non parlare degli altri, quelli che alimentano il mercato della pornografia che, solo in città, si stima macini oltre venti milioni di euro l’anno. Ed è una stima al netto ribasso. (...) le dimensioni reali del fenomeno ci sfuggono.
La medicina ufficiale ancora non la riconosce, ma non esita a definirla una patologia, lui che a lungo è rimasto invischiato nel mondo dell’hard-core illimitato. Racconta che è «come il gioco d’azzardo, l’eroina. Nulla di diverso, gli effetti sono devastanti allo stesso modo. Forse peggio, in certo senso, perché è un’ossessione che non ti molla nemmeno un minuto in tutta la giornata». Significa «autodistruggersi. Tutta la tua attenzione, la concentrazione, finisce lì. Niente amici, niente rapporti, il lavoro spesso diventa un ulteriore opportunità per farsi del male. Vivi in una costante eccitazione, come fossi perennemente drogato».
Ed ecco che il confine tra vita reale e virtuale diventa sfumato: un momento stai controllando le «blue chips» chiedendoti cosa succederà il giorno dopo in Borsa, un attimo dopo sullo schermo compaiono le ultime prodezze di una pornostar. Con la sua associazione Vincenzo Punzi, negli ultimi anni, ha raccolto l’inferno sotto forma di storie, parole di disperati, gente che si accorge di perdere contatto con la realtà. Gente normale. (...)
Compulsivi. Ossessionati. Incapaci di riprendere il controllo di sé e del mondo circostante. Chi ha scambiato l’amore con un’immagine sa che non è la stessa cosa. E lo ammette: non c'è piacere. (...)
Chi ne è uscito si scaglia contro la pornografia. Dice che andrebbe vietata. (...)
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200806articoli/7196girata.asp

La confessione di Ramona
"Sta sempre su quei siti. Sono una vedova bianca"
Il mio problema ha un nome. Si chiama Paolo. Io ho 39 anni, lui 38. Stiamo insieme da cinque anni e da due conviviamo». Il problema di Ramona L. è cominciato tre mesi fa. «Lavoro nel settore informatico. Ho diversi computer, sia in ufficio che a casa, e da quando conviviamo ho scoperto la sua passione: scaricare film pornografici da Internet. Ore e ore». Ramona sa incunearsi tra le pieghe della rete. Sa ricostruire i movimenti di un pc, rileggere i passaggi a ritroso. E ha visto tutto: «Centinaia di siti web zeppi di video».
L’ha affrontato a muso duro. Ne ha ricavato silenzio e rancore. «Mi ha fatta sentire in colpa. Mi ha detto che lo fanno tutti, il suo è solo divertimento e io sono una bigotta, gelosa e impicciona». Ramona ha smesso di chiedere. Ma non di controllare: «Continua. Ogni giorno. Io faccio finta di nulla. Ho iniziato a farlo anch’io, di nascosto, ma non mi faceva alcun effetto. Tutto quello che ho ottenuto è far crollare la sicurezza in me stessa, la mia autostima. Perché ho paura di non piacergli più».
È come se uno schermo e una tastiera si fossero messi di traverso nelle storie d’amore. Mariti contro mogli, conviventi: vite che non s’incontrano più. Esistenze avvelenate. «Non so più cosa provi per mio marito. Quando la notte, a letto, mi si avvicina, sento i brividi. La pelle mi si accappona. Faccio finta di dormire. Sono diventata una vedova bianca».
Ognuna porta con sé un istante. Un fotogramma. Quando questa brutta storia è cominciata, quando la fiducia si è incrinata. O per la prima volta il dubbio si è insinuato e poi, un giorno, è arrivata la certezza. «Ero incinta - racconta Giorgia -. Lui diceva di non voler farmi male. Io, oggi, credo che avesse già incominciato a navigare. Poi è cambiato. Silenzi, sguardi annoiati, modi bruschi. Passava sempre più tempo davanti al pc. Visitava le chat. Poi è cominciata la storia degli sms».
Dice Giorgia che quando si finisce invischiati nei sospetti non c’è più speranza. «Sapevo che scambiava messaggi con alcune donne incontrate su quei siti. Ero quasi sicura che non si incontrassero, ma volevo esserne certa. L’ho pedinato, ho afferrato il suo telefono con il terrore di essere scoperta. Era pieno di messaggi. Ho trascritto quei numeri, ho provato a richiamarli. Ero impazzita. E ho scoperto che queste signore di mio marito non sapevano nulla. Nemmeno il nome. Avevano costruito con lui un mondo fatto di finzione. È stato il colpo finale. Per me e per il nostro rapporto».
Non c’è rabbia, in questi volti. Non c’è rancore. Solo paura di sentirsi «brutte». «Incapace di competere con le immagini patinate. Spaesata. Perché m’accorgi che il tuo compagno non ha piacere di toccarti, s’imbarazza se lo tocchi tu e, cerca sempre di nascondere qualcosa. Mi fa sentire sempre più insicura. E io ho paura».
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200806articoli/7197girata.asp
di donma , sabato 28 giugno 2008 10.24
"Quando un essere umano, sia pure colpevole, viene sepolto sotto una gragnuola di parole-sassi, là sotto non c'è solo un individuo. Pure il Vangelo, pure la verità, stanno sotto il mucchio. Allorché una persona viene umiliata, vilipesa, additata al disprezzo, è la "causa" a risultare compromessa, è il bene che viene sconfitto, è lo stile cristiano a uscirne ammaccato. Un semplice graffio - anche solo verbale - su una persona, e la carità ha le ossa rotte.
Una verità e una morale, difese con le pietre - sia pure in versione aggiornata - oppure schizzando veleni sugli avversari, appaiono "irriconoscibili", sfigurate. Non hanno più nulla a che vedere con la verità e la morale proclamate dal vangelo di Gesù Cristo".
Alessandro Pronzato, Le donne che hanno incontrato Gesù, 54
di donma , sabato 28 giugno 2008 5.47

Ogni mese nascono più di cento nuove postazioni
I temi: approfondimenti religiosi, ma anche musica e giochi
La fede ai tempi di Internet
L' Italia ha il record mondiale dei siti cattolici

(...) Si può parlare di un lento e inesorabile dispiegamento dei siti di ispirazione cattolica nella Rete. Negli ultimi dieci anni sono diventati 12 mila e 500. Ogni mese si contano 100-120 nuovi arrivi. Qui non stiamo trattando quella ventina di indirizzi che fanno capo a gruppi di cristiani omosessuali o a preti sposati, parliamo di ortodossia cattolica. Su queste cifre, l' Italia non ha competitori all' altezza, solo gli Stati Uniti seguono, alla lontana. Proprio negli Usa è nato Godtube.com, definito da Newsweek «la risposta cristiana a Youtube»: contiene video su funzioni religiose, video personali che esprimono idee di religione, chat o forum in cui dibattere temi sociali o di fede. Da noi hanno un sito molte parrocchie (2902), associazioni e i movimenti ecclesiali (2408), ordini, istituti religiosi e le missioni (1504), istituzioni della Chiesa (724), luoghi cattolici, e poi santi, beati e testimoni, radio e tv cattoliche, come Radiovaticana.it, da cui si può fare Godcasting, evoluzione spirituale del podcasting, si possono cioè scaricare omelie, preghiere, mp3 di musica sacra. (...)All' inizio di maggio c' è stata la premiazione del secondo Concorso per i migliori siti cattolici, organizzato dall' Associazione Web Cattolici (Weca). Per le diocesi ha vinto Vicenza («naturale freschezza, navigabilità, capacità empatica di compenetrare animatori giovanili, operatori pastorali, semplici navigatori»). Per le categoria «associazioni», premio a Qumran2.net, sito che ha milioni di contatti mensili: commenti al Vangelo e alla Bibbia (doppio clic su «Parole nuove»), case per ritiri, campi, incontri di gruppo, esercizi spirituali, terreni per campeggio («Il grande libro delle case»), aiuti per chi vuole pregare e meditare («Ritiro on line»), riflessioni sui brani evangelici proposte da don Prospero («Il pane quotidiano»), 610 giochi educativi («Lo scrigno dei giochi»). Animatori, fin dal 1998, don Giovanni Benvenuto, presbitero genovese e Andrea Ros, scrittore per ragazzi e regista. Attenzione a digitare correttamente: se l' iniziale diventa C anziché Q (Cumran2.net) si ottengono capitoli come «Rito del matrimonio» e «Doni dello Spirito Santo», ma anche un link «Entertainment» che con un solo passaggio trascina a «Top gay porn series». Fra i «siti personali» ha prevalso religione20.net, curato da Luca Paolini, docente di religione di Livorno che si è dedicato soprattutto a sposare le nuove tecnologie con l' insegnamento della sua materia. Ecco dunque una serie di «mappe concettuali», molto utilizzate nella scuola di oggi. La mappa su Gesù porta dall' infanzia, alla crocifissione, alla sindone, alla Resurrezione. Un' altra sezione si chiama «webinari» (binari sul web) e permette, ad esempio, di percorrere «in pochi minuti» la vita di San Francesco o di virtualmente visitare la basilica di San Francesco. (...) Riguardo a Internet il punto di riferimento è tuttora un documento (febbraio 1992) del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, dove si definiscono i nuovi mezzi di comunicazione sociale come «meravigliose invenzioni tecniche, doni di Dio», ma si giudica necessario un utilizzo di Internet «soltanto per fare il bene». (...)
Corriere della Sera - 2.06.2008 - pp.8-9
di donma , venerdì 27 giugno 2008 10.00

Una versione (1999) travolgente!

di donma , venerdì 27 giugno 2008 8.57

I dati dell’Asl: ci sono cinquantenni che provano l’ecstasy
Spaccio di eroina salito del 50% dal 2004
È Milano la capitale della droga
Un cittadino su due l’ha usata. Consumi 3 volte superiori al resto d’Italia

A 15 anni si «fuma » l’eroina. A 50 anni «c’è ancora chi prova l’ecstasy». Entrambi, comunque, mescolano la droga ai superalcolici. Questa è Milano. Dove si stima che quasi metà della popolazione (835 mila persone) abbia fatto uso, almeno una volta nella vita, di sostanze stupefacenti. E se ieri era «la città da bere», oggi è la città dove il 7 per cento della popolazione ha problemi con l’alcol. Il capoluogo lombardo è il laboratorio per un mercato, quello degli stupefacenti, alla ricerca di espansione.
In un Paese che è in cima alle classifiche europee per consumo di droga: al terzo posto per uso di cocaina, dopo Spagna e Inghilterra, al quinto per quello di cannabis. «Milano batte Monaco», conferma Ludwig Kraus, dell'Istituto per la ricerca delle terapie della città tedesca. Uno scenario, quello presentato ieri dall’Asl cittadina, che preoccupa gli esperti. Perché «il dato locale sul ricorso di stupefacenti supera quella nazionale di due, anche tre volte», spiega Riccardo Gatti direttore del dipartimento dipendenze. Ma non solo, «Milano è il laboratorio per i commercianti di droga. Qui provano nuove strategie per espandere il mercato».
Come quello dell’eroina, che con l’ecstasy, è cresciuto del 50 per cento rispetto al 2004. «Pacchetti più piccoli. Sostanze meno pure. E abbattimento dei costi. Per invogliare il consumatore». Lo spacciatore non è più legato solo alla malavita. «C’è anche quello occasionale: un amico, un collega di lavoro, un compagno di classe». La città è anche laboratorio dei consumatori: «I giovanissimi si avvicinano all’eroina fumata, perché non hanno di questa droga quell’immagine negativa che ha invece chi è più vecchio ». Il mercato cerca «nuove generazioni di eroinomani». E i 50enni «provano per la prima volta l’ecstasy». Ma dove si trova? «L’eroina a casa dello spacciatore o in discoteca. La cocaina anche per strada. La cannabis dovunque», sottolinea Sabrina Molinaro, ricercatrice del Centro Nazionale Ricerche. Al Nord torna a crescere il consumo di eroina. Al centro quello della cannabis. «Stabile soltanto la cocaina».
E poi c’è l’alcol. È sempre più alto il numero di chi si ubriaca: «Lo usano come se fosse una droga». In città, secondo l’indagine, nell’ultimomese, dal questionario, si sono ubriacate 85mila persone. «Tre su cinque maschi». In crescita anche chi mischia sostanze. I poli- assuntori si aggirano intorno al 30 per cento. Su una cosa gli esperti sono d’accordo: «Per capire il fenomeno bisogna uscire dagli stereotipi del tossicodipendente emarginato. I nuovi consumatori sono socialmente integrati». È un allarme sociale. Manca una strategia di contrasto. «Non basta un richiamo alla famiglia, la società è cambiata. Non basta una legge sull’abuso di alcol alla guida, se poi non si fanno i controlli », denuncia Riccardo Gatti che sottolinea anche «un vuoto normativo europeo. Si regola tutto quello che interessa ai Paesi membri. Ma su droga e alcol non esiste una politica comune».


http://www.corriere.it/cronache/08_giugno_21/milano_capitale_della_droga_db62d66c-3f60-11dd-aa0d-00144f02aabc.shtml

 

di donma , giovedì 26 giugno 2008 7.54

Grandi intuizioni, con grande parlantina! Beato chi riuscirà a vedere tutte le cinque parti dell'intervista.

di donma , giovedì 26 giugno 2008 7.42
Alla luce del vangelo di oggi: Mt 7, 21-29 - La casa costruita sulla roccia

"Una volta avevo deciso di attraversare a piedi la terra dei fuochi. Mi ero coperto naso e bocca con un fazzoletto, l'avevo legato sul viso, come facevano anche i ragazzini rom quando andavano a incendiare i rifiuti. Sembravamo bande di cow­boy tra deserti di spazzatura bruciata. Camminavo tra le terre divorate dalla diossina, riempite dai camion e svuotate dal fuoco, così da non rendere mai saturi questi buchi.
Il fumo che attraversavo non era denso, era come se fosse una patina collosa che si posava sulla pelle lasciando una sen­sazione di bagnato. Non lontano dai fuochi, c'erano una serie di villette poggiate tutte su una enorme X di cemento armato. Erano case adagiate su discariche chiuse. Discariche abusive che - dopo esser state utilizzate sino all'orlo, dopo aver bruciato tutto ciò che poteva essere bruciato - si erano esaurite. Colme sino a esplodere. I clan erano riusciti a riconvertirle in terreni edificabili. Del resto ufficialmente erano luoghi di pastorizia e coltivazione. E così avevano tirato su graziosi agglomerati di villette. Il terreno però non dava affidabilità, avrebbero potuto esserci smottamenti, improvvise voragini, e così maglie di cemento armato strutturate come resistenti X di rinforzo rendevano sicure le abitazioni. Villette vendute a basso prezzo, seppure tutti sapevano che si reggevano su tonnellate di rifiuti. Impiegati, pensionati, operai, di fronte alla possibilità di avere una villa non andavano a guardare nella bocca del terreno su cui posavano i pilastri delle loro case".
Roberto Saviano, Gomorra, 327
di donma , mercoledì 25 giugno 2008 16.45

“Tra il dato e l'inatteso, tra l'acquisito una volta per sempre e il perpetuamente inedito e nuovo, deve avvenire un'unione. È lo Spinto Santo, Spirito di Gesù, Gesù come Spirito, che realizza tutto questo [...]. Concretamente, ciò significa che le forme che noi conosciamo, per quanto vere e rispettabili siano, non sono l'ultima parola delle realtà che esse rappresentano: i dogmi sono perfettibili, la Chiesa nelle sue strutture è un sistema aperto” (Yves Congar, Credo nello Spirito Santo, 237).

Fermo restando che lo Spirito è sempre lo Spirito del Cristo, e che soffia nella Chiesa con l'unico scopo di compiere la sua opera e di conformare la Chiesa a lui, la sua presenza nella Chiesa dice però che essa è aperta alla novità data dal sempre imprevedibile incontro tra Cristo e le culture, gli spazi umani e i tempi nuovi. Che la Chiesa sia abitata dallo Spirito e viva del suo soffio significa anche questo: che essa non sa ciò che, nella fedeltà a se stessa, è capace di divenire; che essa non conosce in anticipo i molteplici modi in cui, rimanendo sempre se stessa, può prendere carne nella carne dell'umanità e della storia.
La relazione della Chiesa allo Spirito Santo, allo Spirito di Cristo, è dunque indice della sua umiltà perché dice che non soltanto la sua perenne origine, ma anche il suo presente e il suo futuro sono, per lei, in-disponibili. Proprio perché la Chiesa si riceve, essa accoglie come dono sempre inatteso, mai gestibile, mai manipolabile, anche la creatività con cui essa stessa potrà esistere nell'oggi e nel domani.
Roberto Repole, Il pensiero umile, 142
di donma , mercoledì 25 giugno 2008 8.01
Secondo i ricercatori passiamo troppo tempo parlando al telefonino
La prima regola, condivisa da tutti: "Niente apparecchio ai bambini"
"E adesso spegnete il cellulare"
L'appello di un pool di scienziati
Parigi - Primo, siate brevi: non prolungate le conversazioni al cellulare, i possibili rischi sono proporzionati alla durata delle chiamate. Secondo, siate sintetici: usate gli sms o la email, diminuisce così l'impatto elettromagnetico. Terzo, non abbiate fretta: quando si tratta di comunicazioni professionali, amorose o comunque lunghe, prendete un momento per fermarvi a parlare da un telefono fisso. Quarto, siate prudenti: tranne che in casi urgenti, non date mai un cellulare a un bambino sotto ai 12 anni, gli organi in via di sviluppo sono quelli più sensibili alle onde elettromagnetiche.
Sono alcune delle regole contenute nel nuovo "codice di condotta" pubblicato ieri da una ventina di scienziati internazionali specializzati nella lotta ai tumori (...). "Siamo in un momento in cui la ricerca dibatte ancora sui rischi del cellulare" (...). "Proprio per questo bisogna essere prudenti". Non ci sono prove certe della tossicità dei cellulari, ma quasi tutti gli studi confermano che un'esposizione prolungata favorisce la comparsa di "glioma", ovvero tumori del tessuto del sistema nervoso centrale. I ricercatori però si dividono sull'incidenza di questo rischio: c'è chi lo considera "basso" e chi addirittura pronostica un raddoppiamento dei tumori.
(...) Un invito rivolto anche ai governi e ai ministeri della Salute, "troppo spesso conniventi con le lobby dell'industria" scrivono gli scienziati. "Oggi viviamo una situazione simile a quella di cinquant'anni fa, con l'amianto e il tabacco" conclude il documento. Meglio dunque adottare piccoli accorgimenti, sapendo che un rischio per la salute c'è. Se piccolo o grande si scoprirà in futuro.


www.repubblica.it/2007/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/cellulari/spegnetelo/spegnetelo.html

di donma , martedì 24 giugno 2008 9.33

Percepito
di Massimo Gramellini
C’è il caldo caldo e c’è il caldo percepito, di solito più caldo di almeno cinque gradi. Ci sono l’inflazione ufficiale e l’inflazione percepita, di solito più alta dello stipendio percepito. E poi ci sono l’aumento del mutuo e l’aumento percepito, il declino reale e il declino percepito, la violenza percepita, la paura percepita, i furbi percepiti anche se poco perseguiti, la Nazionale che va fuori ai rigori: un pareggio percepito come una sconfitta.
Giuro che non ci percepisco più niente. Non mi fido delle statistiche rassicuranti, come degli allarmi assillanti. E non mi fido neanche della memoria che abbellisce le ombre del passato e dilata i mostri del presente. C’era davvero meno violenza trent’anni fa, quando due ladri picchiarono mio padre nell’androne di casa per portargli via una cartella di cuoio che conteneva pratiche banalissime? Faceva davvero meno caldo quando nelle sere d’estate mia nonna bivaccava sul balcone passandosi «La Stampa» davanti alla faccia a mo’ di ventaglio? Ed eravamo davvero più ricchi quando riuscivamo a sopravvivere con le scarpe risuolate e senza telefonini? Di sicuro eravamo più giovani: anche i vecchi. Di sicuro il futuro era avvolto nella nebbia, come sempre, ma il futuro percepito non aveva lo stesso sapore di paura che si percepisce oggi.
Questa paura di perdere che ci rende tutti così aggressivi eppure così abulici. Potessi esprimere un desiderio, vorrei che percepissimo più coraggio e dietro ogni porta che si chiude non vedessimo soltanto il muro, ma un’altra porta che si apre. Messaggio percepito?
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=467&ID_sezione=56&sezione=

di donma , martedì 24 giugno 2008 8.12
 

"Dal punto di vista dello spirito, non c'è differenza alcuna tra sovrabbondanza e penuria: più ci addentriamo nella solitudine e più abbiamo bisogno di solitudine. Più siamo nell'amore e più manchiamo d'amore. Della solitudine non ne avremo mai abbastanza e lo stesso vale per l'amore - versante ripido della solitudine".

Christian Bobin, Il distacco dal mondo, 11
di donma , lunedì 23 giugno 2008 10.52
posso mandare un bacio in fronte a questa autrice?!
L'epoca del "fai come ti pare"
di Paola Mastrocola
Mia madre, se mi vedeva la giacca senza un bottone, non mi faceva uscire di casa. Non ti puoi presentare da nessuna parte se ti manca un bottone, mi diceva. Oggi il grande Armani passeggia per Milano e si dice inorridito da come ci vestiamo. Credo che sui bottoni la pensi come mia madre, e non so come dargli torto. Basta andare al mare una domenica. Vediamo uomini a torso nudo che trascinano i piedi dentro zoccoloni di plastica e zampettano al ristorante senza nemmeno pulirsi dalla sabbia; e donne fasciate alla bell’e meglio da tendaggi umidicci e stinti che chiamiamo esoticamente pareo. Prendiamo a pretesto il sole, il caldo, la vacanza; per giustificare tutti gli zoccoli e i pareo che ci pare, usiamo come armi affilate le parole: comodo, informale, pratico.
In realtà è che non abbiamo più voglia di impegnarci, di fare fatica, di mettere energia nemmeno a scegliere un vestito elegante con i sandali in pelle. Abbiamo barattato l’eleganza con una pseudo libertà, che invece ci abbrutisce e ci degrada. Siamo ineleganti perché abbiamo perso la precisione e l’accuratezza.
Esisteva la calligrafia ovvero la bella scrittura, per esempio, perché qualcuno si metteva lì a disegnare parola dopo parola, con precisione da miniaturista. D’altronde, un tempo facevamo mosaici e costruivamo piramidi… Impiegavamo un tempo infinito a cuocere una statua, a pennellare un ritratto, a scrivere un libro: a volte ci mettevamo una vita e non bastava, il libro usciva postumo (ed era una gloria imperitura, ma sarebbe un altro discorso, lasciamo perdere). Così, viviamo alla giornata, nel tripudio di un carpe diem travisato per sempre: qui non afferriamo nessun tempo, lo sprechiamo a essere fintamente liberi, cioè sciatti, guadagnando un tempo che poi ri-sprechiamo in altro, non si sa bene cosa. Almeno coltivassimo il filosofico otium degli antichi, ma neanche quello. Coltiviamo l’ozio del «fare il meno possibile, che tanto è uguale». Qualcuno deve averci detto che non importa più che ci danniamo l’anima a far bene una cosa, basta farla e il risultato è uguale. La presunta uguaglianza dei risultati! E così, il mondo tira a campare saturando l'aria di approssimazioni e inesattezze.
I giornalisti non fanno più inchieste sul campo, ma telefonano agli esperti elemosinando opinioni al volo. I magistrati non fanno indagini e pedinamenti, ma preferiscono intercettare. I servizi segreti hanno difficoltà a infiltrare i gruppi terroristici, e quindi monitorano le comunicazioni internet e telefoniche. Gli ispettori ministeriali non leggono i libri, non consultano enciclopedie, non controllano i testi, ma si danno - peggio che i nostri giovani - a uno sfrenato copia-incolla. Povero Montale, che tanto si affannava a dedicar poesie! D’altronde, potremmo dire: c’è così tanta differenza tra un ballerino russo e una donna amata?
Ecco, è questo credere che non ci sia poi così tanta differenza che non va. E torniamo ai vestiti: una volta c’era differenza tra soprabito e cappotto, perché si faceva attenzione a che fosse inverno o primavera. Adesso vale il «fa’ come ti pare», mettiti come vuoi, basta che tu ti senta libero. E così, gli studiosi non vanno più in biblioteca, aprono internet e si perdono a navigare nei suoi flutti. E forse nessuno studierà più niente, perché tanto, che differenza fa? Se ti serve qualcosa, peschi in rete e fai la tua bella figura. I politici non fanno più comizi nelle piazze, non studiano i problemi, non vanno in sezione: si limitano ad apparire in tivù, a concionare alla radio. Gettano parole sul mondo, come viene viene. Parole approssimative, rumorose, non pensate, non amate. Parole dove si sente che non alberga più un pizzico di passione ed esattezza.
Sì, perché anche la passione è esatta; anche l’amore esige impegno e precisione. Come scrivere bene, come indossare un bel vestito, cuocere il tempo giusto un dolce, come amare la persona a cui abbiamo promesso amore. Invece oggi, come ci infiliamo al volo gli zoccoli di plastica per scendere in strada, così una sera diciamo al nostro coniuge che basta, non lo amiamo più, e non sappiamo proprio cosa dirgli se non lo amiamo più: ce ne andiamo, lasciando dietro di noi i cocci sparsi di una casa, dei figli, dei parenti vecchi e malati. Cosa importa? Gira il vento e noi, anime libere e irresponsabili, seguiamo il vento. E il vento ci porterà via, e non resterà nulla di noi. Sciatterie del sentimento.
Dovremmo smetterla. Dovremmo scrivere un manifesto dell’Antisciatto. Senza tante pretese, con un’unica regola: l’umiltà di fare bene quel poco o tanto che sappiamo fare, con il pensiero però che quel nostro umile fare, almeno un po’, concorrerà a migliorare il mondo.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=4681&ID_sezione=&sezione=

 

di donma , lunedì 23 giugno 2008 5.48

Mi dispiace che l'italian style coincida con il pressapochismo,
con la fiducia nel fattore "c...",
con la superficialità dell'invocazione del "colpo gobbo",
con la mancanza di professionalità,
con l'assenza di una edificante autocritica.
C'è chi vive e vede questo sport come "dare quattro calci al pallone";
ma c'è chi, su questi quattro calci, prende un sacco di soldi
e veste una maglia con la scritta: Italia.
Di questi palloni gonfiati non ne possiamo più.
Tanto meno dei loro intoccabili dirigenti.

 

di donma , domenica 22 giugno 2008 16.55

Storia di fame e di pace

di donma , domenica 22 giugno 2008 7.07

"Qui ci sono i Visitors: gli eroinomani (...). I Visitors li usano come cavie, cavie umane, per poter sperimentare i tagli [della cocaina con caffeina, glucosio, mannitolo, paracetamolo, lidocaina, benzocaina, anfetamina, ma anche talco e calcio per i cani]. Provare se un taglio è dannoso, che reazioni genera, sin dove possono spingersi ad allungare la polvere. Quando i "tagliatori" hanno bisogno di molte cavie, abbassano i prezzi. Da venti euro a dose, scendono anche a dieci. La voce circola e gli eroinomani vengono persino dalle Marche, dalla Lucania, per poche dosi. L'eroina è un mercato in totale collasso. Gli eroinomani, i tossici, sono in diminuzione. Disperati. Prendono i bus barcollando, scendono e risalgono sui treni, viaggiano di notte, prendono passaggi, camminano a piedi per chilometri. Ma l'eroina meno costosa del continente merita qualsiasi sforzo. I "tagliatori" dei clan raccolgono i Visitors, gli regalano una dose e poi attendono.
Solo dopo (...) capii la scena a cui avevo assistito qualche tempo prima. Non riuscivo davvero a comprendere cosa in realtà mi si muoveva davanti agli occhi. Dalle parti di Miano, poco distante da Scampia, c'erano una decina di Visitors. Erano stati chiamati a raccolta. Uno spiazzo davanti a dei capannoni. (...) C'era un tizio vestito bene, anzi direi benissimo, con un completo bianco, una camicia bluastra, scarpe sportive nuovissime. Aprì un panno di daino sul cofano dell'auto. Aveva dentro un po' di siringhe. I Visitors si avvicinarono spingendosi, sembrava una di quelle scene - identiche, medesime, sempre uguali da anni - che mostrano i telegiornali quando in Africa giunge un camion con i sacchi di farina. Un Visitors però si mise a urlare:
«No, non la prendo, se la regalate non la prendo... ci volete ammazzare...»
Bastò il sospetto di uno, che gli altri si allontanarono immediatamente. Il tizio sembrava non aver voglia di convincere nessuno e aspettava. Ogni tanto sputava per terra la polvere che i Visitors camminando alzavano e che gli si posava sui denti. Uno si fece avanti lo stesso, anzi si fece avanti una coppia. Tremavano, erano davvero al limite. In rota, come si dice solitamente. Lui aveva le vene delle braccia inutilizzabili, si tolse le scarpe, e anche le piante dei piedi erano rovinate. La ragazza prese la siringa dallo straccio e se la mise in bocca per reggerla, intanto gli aprì la camicia, lentamente, come se avesse avuto cento bottoni, e poi lanciò l'ago sotto il collo. La siringa conteneva coca. Farla scorrere nel sangue permette di vedere in breve tempo se il taglio funziona o se è sbagliato, pesante, scadente. Dopo un po' il ragazzo iniziò a barcollare, schiumò appena all'angolo della bocca e cadde. Per terra iniziò a muoversi a scatti. Poi si stese supino e chiuse gli occhi, rigido. Il tizio vestito di bianco iniziò a telefonare al cellulare:
«A me pare morto... sì, vabbè, mo' gli faccio il massaggio...»
Iniziò a pestare con lo stivaletto il petto del ragazzo. Alzava il ginocchio e poi lasciava cadere la gamba con violenza. Il massaggio cardiaco lo faceva con i calci. La ragazza al suo fianco blaterava qualcosa, lasciando le parole ancora attaccate alle labbra: «Lo fai male, lo fai male. Gli stai facendo male...»
Cercando con la forza di un grissino di allontanarlo dal corpo del suo ragazzo. Ma il tizio era disgustato, quasi impaurito da lei e dai Visitors in genere: «Non mi toccare... fai schifo... non ti azzardare a starmi vicino... non mi toccare che ti sparo!»
Continuò a tirare calci in petto al ragazzo; poi con il piede poggiato sullo sterno ritelefonò:
«Questo è schiattato. Ah, il fazzolettino... aspetta che mo' vedo...»
Prese un fazzolettino di carta dalla tasca, lo bagnò con una bottiglietta d'acqua e lo stese aperto sulle labbra del ragazzo. Se soltanto avesse avuto un flebile fiato avrebbe forato il kleenex, dimostrando di essere ancora vivo. Precauzione che aveva usato perché non voleva neanche sfiorare quel corpo. Richiamò per l'ultima volta:
«È morto. Dobbiamo fare tutto più leggero...»
Il tizio rientrò in auto dove l'autista non aveva neanche per un secondo smesso di zompettare sul sedile ballando una musica di cui non riuscivo a sentire neanche un rumore, nonostante si muovesse come se fosse stata al massimo volume. In pochi minuti tutti si allontanarono dal corpo, passeggiando per questo frammento di polvere. Rimase il ragazzo steso a terra. E la fidanzata, piagnucolante. Anche il suo lamento rimaneva attaccato alle labbra, come se l'eroina permettesse una cantilena rauca come unica forma di espressione vocale".

Roberto Saviano, Gomorra, 81-84
di donma , sabato 21 giugno 2008 10.25

Condivido l'impressione... forse anch'io vengo dalla luna... o da più in Alto ancora!!

Testo: "Io vengo dalla Luna che il cielo vi attraversa, e trovo inopportuna la paura per una cultura diversa. Chi su di me riversa la sua follia perversa arriva al punto che quando mi vede sterza. Vuole mettermi sotto sto signorotto che si fa vanto del santo attaccato sul cruscotto, non ha capito che sono disposto a stare sotto, solamente quando fotto. "Torna al tuo paese, sei diverso!" - Impossibile, vengo dall'universo, la rotta ho perso, che vuoi che ti dica, tu sei nato qui perchè qui ti ha partorito una fica. In che saresti migliore? Fammi il favore, compare, qui non c'è affare che tu possa meritare. Sei confinato, ma nel tuo stato mentale, io sono lunatico e pratico dove cazzo mi pare. Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna. Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna, io vengo dalla luna... Ce l'hai con me perchè ti fotto il lavoro, perchè ti fotto la macchina o ti fotto la tipa sotto la luna? Cosa vuoi che sia, poi, non è colpa mia se la tua donna di cognome fa Pompilio come Numa. Dici che sono brutto, che puzzo come un ratto ma sei un coatto e soprattutto non sei Paul Newman. Non mi prende che di striscio la tua fiction, io piscio sul tuo show che fila liscio come il Truman. Ho nostalgia della mia luna leggera, ricordo una sera le stelle di una bandiera, ma era una speranza era, una frontiera era, la primavera di una nuova era era. "Stupido, ti riempiamo di ninnoli da subito in cambio del tuo stato libero di suddito" No, è una proposta inopportuna, tieniti la terra, uomo, io voglio la luna! Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna. Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna, io vengo dalla luna... Non è stato facile per me trovarmi qui, ospite inatteso, peso indesiderato, arreso, complici i satelliti che riflettono un benessere artificiale, luna sotto la quale parlare d'amore. Scaldati in casa davanti al tuo televisore, la verità nella tua mentalità è che la fiction sia meglio della vita reale, che invece è imprevedibile e non il frutto di qualcosa già scritto, su un libro che hai già letto tutto ma io, io, io no. Io, io, io... Io vengo dalla luna".

di donma , sabato 21 giugno 2008 8.36

Lettera alla madre - di Luigi Gonzaga, a pochi giorni dalla morte,
avvenuta all'età di 23 anni, il 21 giugno 1591

"Quando mi hanno portato la tua lettera, mi trovano ancora in questa regione di morti. Ma facciamoci animo e puntiamo le nostre aspirazioni verso il cielo, dove loderemo Dio eterno nella terra dei viventi. Per parte mia avrei desiderato di trovarmici da tempo e, sinceramente, speravo di partire per esso già prima d'ora. La carità consiste, come dice san Paolo, nel «rallegrarsi con quelli che sono nella gioia e nel piangere con quelli che sono nel pianto». Perciò, madre illustrissima, devi gioire grandemente perché, per merito tuo, Dio mi indica la vera felicità e mi libera dal timore di perderlo. Ti confiderò, o illustrissima signora, che meditando la bontà divina, mare senza fondo e senza confini, la mia mente si smarrisce. Non riesco a capacitarmi come il Signore guardi alla mia piccola e breve fatica e mi premi con il riposo eterno e dal cielo mi inviti a quella felicità che io fino ad ora ho cercato con negligenza e offra a me, che assai poche lacrime ho sparso per esso, quel tesoro che é il coronamento di grandi fatiche e pianto.
O illustrissima signora, guàrdati dall'offendere l'infinita bontà divina, piangendo come morto chi vive al cospetto di Dio e che con la sua intercessione può venire incontro alle tue necessità molto più che in questa vita. La separazione non sarà lunga. Ci rivedremo in cielo e insieme uniti all'autore della nostra salvezza godremo gioie immortali, lodandolo con tutta la capacità dell'anima e cantando senza fine le sue grazie. Egli ci toglie quello che prima ci aveva dato solo per riporlo in un luogo più sicuro e inviolabile e per ornarci di quei beni che noi stessi sceglieremmo.
Ho detto queste cose solo per obbedire al mio ardente desiderio che tu, o illustrissima signora, e tutta la famiglia, consideriate la mia partenza come un evento gioioso. E tu continua ad assistermi con la tua materna benedizione, mentre sono in mare verso il porto di tutte le mie speranze. Ho preferito scriverti perché niente mi é rimasto con cui manifestarti in modo più chiaro l'amore ed il rispetto che, come figlio, devo alla mia madre".
di donma , venerdì 20 giugno 2008 10.47
"Mantieni le distanze senza cedere. Solo l'èros le può far cadere - per farle rinascere immediatamente. Mantieni le distanze. Non per freddezza. Mantienile per passione. E questo sapendo - quale paradosso! - che l'amato(a) non è che un'altra parte di te stesso. La parte che non si lascia né dominare né annettere, che ti terrà testa sino alla fine. L'enigma che è l'Altro indietreggia come l'orizzonte ad ogni passo che fai verso di lui. L'Altro è la frontiera che la Vita ha innalzato davanti a te, affinché tu non sia pervertito dalla tua onnipotenza. Ciò che Dio, nel libro di Giobbe, ha detto all'oceano mostrandogli le spiagge e le scogliere: «Fino a qui arriveranno i tuoi flutti, non più in là!», lo dice allo Sposo mostrandogli la Sposa, alla Sposa mostrandole lo Sposo. Mettendo la donna davanti all'uomo e l'uomo davanti alla donna, assegna a entrambi i loro limiti. Tu arriverai fin qui e non più in là. Qui inizia il regno dell'alterità nel quale non si entra. Le tue onde sbatteranno contro le scogliere e si rotoleranno sulle spiagge e voi vivrete di questo gioco furioso e tenero, di questo mormorio, di questo fragore, di questo muggito senza mai fine. Ma non sognarti di revocare la dualità. La fusione dei Due in Uno è opera divina. Solamente l'èros può farcela furtivamente assaporare. E la morte".
Christiane Singer, Elogio del matrimonio, del vincolo e altre follie, 62-63
di donma , venerdì 20 giugno 2008 5.36

E' uscito il nuovo numero della rivista teologica del Seminario di Milano:
Dossier dedicato al sacramento della Penitenza.
Ecco l'indice dei contributi:
La riconciliazione dei penitenti
Marco Busca: Un processo di riforma penitenziale ancora aperto
Pierpaolo Caspani - Norberto Valli: Eucaristia e remissione dei peccati
Aristide Fumagalli: Il peccato come disamore
Enrico Parolari: Confessione, racconto e forme di ascolto pastorale
Giuseppe Como: La "confessione frequente di devozione" e il suo vissuto spirituale
Marco Paleari: Il "dramma" della riconciliazione
 
di donma , giovedì 19 giugno 2008 8.14

"La nostra ignoranza di quello che la vita è nelle sue profondità
non ci impedisce di viverla
e di averne così un'intelligenza perfetta benché taciturna".

 

C. Bobin, Il distacco dal mondo, 55

  

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