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Bollettino per i naviganti Riduci
Questo sito non è un sito. Questo blog non è un blog. Non vuole "piazzare" nulla e non svela nessuna intimità. E' un'antologia di pezzi scritti e di immagini incrociate, che rimandano ad ascolti, profumi, sapori, tocchi, visioni. Ogni giorno uno-due-tre colpi di carboncino e di sanguigna, che tratteggiano per il lettore fedele lo schizzo tutt'altro che indefinito di una vita che sorprende dall'interno colui che la vive. Altre vite si sono ritrovate in questi bytes e amano riprenderne i contenuti. Non chiedete a queste pagine più di quanto possano dare; non chiedete loro altro da quello che vogliono dare; aiutatele a dare sempre meglio. Buon approdo!
don Chisciotte

Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione Riduci
di donma , venerdì 30 maggio 2008 17.42
Intervista al card. Martini:

 http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,News%5E16%5E89769,00.html

  Da non perdere... una sapienza commovente.
di donma , venerdì 30 maggio 2008 16.07

Si racconta che Paul Ariel Spitzer, una fresca mattina di maggio del 1946, entrò nel Café Herrenhof di Vienna e, insieme alla colazione, chiese il Völkischer Beobachter, il giornale ufficiale del partito nazionalsocialista. Durante quegli interminabili anni di orrore, la propaganda del regime si era diffusa a macchia d’olio grazie alla distribuzione capillare di quel giornale: un milione e settecentomila copie nel 1944! «Ma non c’è più, signore! Non lo stampano più!», fu la risposta stupita del giovane cameriere. Tutti lo sapevano: la seconda guerra mondiale era finita da un anno e certi giornali non esistevano più. Eppure, il giorno dopo, quel distinto signore ebreo tornò in quello stesso caffè e chiese di nuovo a quello stesso cameriere: «Il Völkischer Beobachter, per favore!». La risposta fu ancora: «Non c’è più, signore!». La stessa scena si ripeté nei giorni seguenti, finché quel cameriere, non potendone più, domandò: «Mi scusi, signore! Perché ogni giorno mi chiede questo giornale, se ogni volta le ripeto che non esiste più?». Il signor Spitzer, con una calma strana dipinta sul volto, gli rispose: «Appunto per questo glielo chiedo: per sentirmi dire che certe cose non esistono più!».

di donma , martedì 27 maggio 2008 16.21
Il menestrello incanta Varese
Branduardi canta le radici dell’Europa, le radici dell’Insubria.
Si è svolto lunedì sera al teatro Apollonio di Varese il tanto atteso concerto del cantautore varesino Angelo Branduardi, promosso dall’associazione culturale Terra Insubre, che ha voluto il cantante come padrino all’apertura della seconda edizione della kermesse culturale "Insubria, terra d’Europa". Numerosissimo il pubblico. Quasi mille persone in sala hanno riservato un’accoglienza davvero calorosa all’artista che per circa due ore ha regalato la sua musica e la sua arte ai presenti. "Io sono il Trovatore e sempre vado per paesi e città. Ora che sono arrivato fin qui, lasciate che prima di partire io canti". Sono queste le parole che aprono il concerto, dando spazio alla musica intesa come il moderno "trovatore" la vuole donare agli ascoltatori. Un’arte che trascende la realtà, una musica che parte dalla spiritualità e giunge per un percorso naturale alla corporeità, una musica che sa far chiudere gli occhi e guardare oltre la porta chiusa. Lo spettacolo si divide in tre diversi momenti in ognuno dei quali si palesa un modo diverso di fare musica. La prima parte è dedicata alle opere francescane ed a San Francesco, più spirituale. Nella seconda parte i riflettori sono puntati su "sua Maestà il violino", come lo definisce lo stesso Branduardi, "strumento che racchiude in sé un’anima arcaica e moderna. Si dice che non sia il musicista a suonare il violino, ma che sia il violino a suonare il musicista, ed è vero. Per questo si credeva che questo fosse lo strumento del diavolo". Vengono proposti i classici del repertorio quali alla "Fiera dell’est", "Cogli la prima mela" ed il "Ballo in fa diesis minore" eseguite dal maestro accompagnato unicamente dal suo strumento e cantate dal pubblico. Nel terzo momento c’è spazio invece per la musica per sottrazione. Suonare creando silenzi, generando una sospensione nel tempo e nello spazio, creando un'incoscienza magico religiosa. "Alle radici d’Europa" non è stato un semplice concerto. E’ stata una performance musicale, teatrale e poetica. Ha saputo creare nel teatro di Varese un piccolo microcosmo di arte intesa a 360 gradi. Ad accompagnare i presenti in questo meraviglioso momento Angelo Branduari, il moderno trovatore, affiancato da tre valenti musicisti, Leonardo Pieri alle tastiere e parte armonica, Davide Ragazzoni alla batteria e percussioni, Stefano Olivato al basso e contrabbasso, che hanno deliziato tutti con la loro arte. Elisa Penati

 Il video dell'inizio del concerto:

 http://it.youtube.com/watch?v=Ll7zpsYlFFc&feature=user

di donma , martedì 27 maggio 2008 14.40
Domani e dopo niente post: sarò via!!

Vado qui:

Indovina dov'è!

di donma , martedì 27 maggio 2008 14.35
"Personalmente non ho mai avuto dubbi in proposito: la carità comincia dallo sguardo. Diceva Simone Weil: «Una delle verità fondamentali del cristianesimo, verità troppo spesso misconosciuta, è questa: ciò che salva è lo sguardo». L'adultera, come del resto Zaccheo e tanti altri, deve la propria salvezza a uno sguardo. Lo sguardo di Gesù è, in un certo senso, creatore. Chiama all'esistenza una persona. Risveglia il suo essere autentico, reale.Ed è anche uno sguardo rivelatore. Perché manifesta all'uomo le sue vere possibilità, la sua vera dimensione.Mi sembra molto significativa questa testimonianza che ho letto su un giornale: «Conoscevo una persona accanto alla quale ognuno non solo si sentiva se stesso, ma il più, il meglio di se stesso. Quando chiesi a quella persona qual era il suo segreto, mi rispose con tutta semplicità: "Basta mettere a fuoco la persona che ti sta dinanzi come se al mondo null'altro vi fosse che l'interesse di questa persona"».
A. Pronzato, Le donne che hanno incontrato Gesù, 50
di donma , martedì 27 maggio 2008 7.57

"Ogni violento presume di essere coraggioso, ma la maggior parte dei violenti sono dei vili. Il nonviolento, invece, nel suo rifiuto a difendersi è sempre un coraggioso. Lo scaltro, che adula il tiranno per trarne profitto e protezione, o per tendergli una trappola, non rifiuta la violenza bensì gioca con essa al più furbo. La scaltrezza è violenza, doppiata di vigliaccheria ed imbottita di tradimento. La nonviolenza è al polo opposto della scaltrezza: è un atto di fiducia dell’uomo e di fede in Dio, è una testimonianza resa alla verità fino alla conversione del nemico".

Il testo completo nella sezione TESTI del sito

di donma , lunedì 26 maggio 2008 14.08

Gustoso aneddoto chassidico, che narra di uno straniero recatosi a far visita a un rabbino. Entrando in casa dello studioso della legge mosaica, il viaggiatore si stupì nel vedere che questi vivesse in una sola stanza con tanti libri, ma quasi senza mobili. «Rabbì, dove sono i tuoi mobili?»: domandò il visitatore. Il rabbino, senz’alcun imbarazzo, rispose: «E i tuoi dove sono?». Senza pensarci un attimo, lo straniero replicò: «Che domanda! Sono in viaggio. Non ho mobili!». E il rabbino, sorridendo compiaciuto, concluse: «Anch’io sono solo di passaggio su questa terra».

di donma , lunedì 26 maggio 2008 11.00
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Martin Niemöller
grazie a:
http://www.alessandrorobecchi.it/
di donma , domenica 25 maggio 2008 16.29

Ecco a voi due link a forum che commentano la recensione al libro del card. Martini:
http://www.crismon.it/forum/showthread.php?p=96627
http://www.effedieffe.com/content/view/3305/183/

Mi domando se loro e io abbiamo letto lo stesso Vangelo,
quello che COMANDA l'amore persino per i nemici,
figuriamoci per i confratelli cristiani.

Ma soprattutto NON mi domando più come possa esistere chi non crede nella Bella Notizia:
visto come e da chi è "difesa", mi sorprendo come possa esserci ancora qualcuno che osi ritenerla credibile.

Ringrazio la Herder per aver pubblicato il libro
(qualcuno di voi immagina come mai non sia stato pubblicato in italiano??!!),
e consiglio l'acquisto:
http://www.herdershop24.de/index.php?sid=aa9052cbb819ed6d149e598672dbbfcb&cl=details&anid=1540016&listtype=search&searchparam=Martini

don Chisciotte
di donma , domenica 25 maggio 2008 14.24
Si tratta solo di una recensione;
invito me e voi a leggere il libro intero!!
Martini, il Cardinale e Dio. Il testamento del cardinale
Repubblica — 19 maggio 2008
Nell'ultima stagione della sua vita Carlo Maria Martini si confessa ad un confratello austriaco e ne nascono i "Colloqui notturni a Gerusalemme", appena editi da Herder in Germania, che rappresentano il suo testamento spirituale. Confessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la Chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e a non temere di confrontarsi con i giovani. Un vescovo, rammenta, deve saper anche osare, come quando lui andò in carcere a parlare con militanti delle Brigate Rosse "e li ascoltai e pregai per loro e battezzai pure una coppia di gemelli di genitori terroristi, nata durante un processo". Da vescovo ha spesso chiesto a Dio: «Perché non ci dai idee migliori? Perché non ci rendi più forti nell' amore e più coraggiosi nell' affrontare i problemi attuali? Perché abbiamo così pochi preti?». Oggi, entrato in uno stato d' animo crepuscolare, confida di domandare a Dio di non essere lasciato solo. Nell' ultima stagione della sua vita Carlo Maria Martini si confessa ad un confratello austriaco e ne nascono i "Colloqui notturni a Gerusalemme", appena editi da Herder in Germania, che rappresentano il suo testamento spirituale. Confessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la Chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e a non temere di confrontarsi con i giovani. Un vescovo, rammenta, deve saper anche osare, come quando lui andò in carcere a parlare con militanti delle Brigate Rosse «e li ascoltai e pregai per loro e battezzai pure una coppia di gemelli di genitori terroristi, nata durante un processo». Con padre Georg Sporschill, gesuita anche lui, l' ex arcivescovo di Milano è di una sincerità totale. Sì, ammette, «ho avuto delle difficoltà con Dio». Non riusciva a capire perché avesse fatto patire suo Figlio in croce. «Persino da vescovo qualche volta non potevo guardare un crocifisso perché l' interrogativo mi tormentava». E neanche la morte riusciva ad accettare. Dio non avrebbe potuto risparmiarla agli uomini dopo quella di Cristo? Poi ha capito. «Senza la morte non potremmo darci totalmente a Dio. Ci terremmo aperte delle uscite di sicurezza». E invece no. Bisogna affidare la propria speranza a Dio e credergli. «Io spero di poter pronunciare nella morte questo SI' a Dio». Però, se potesse parlare con Gesù, Carlo Maria Martini gli chiederebbe «se mi ama nonostante le mie debolezze e i miei errori e se mi viene a prendere nella morte, se mi accoglierà». I discorsi di Gerusalemme sono come un lungo simposio notturno, senza bevande, alimentati soltanto dallo scorrere dei ragionamenti, rassicurati dalle ombre calde di una sera che si prolunga fino all' alba. C' è stato un tempo - racconta - in cui "ho sognato una Chiesa nella povertà e nell' umiltà, che non dipende dalle potenze di questo mondo. Una Chiesa che concede spazio alle gente che pensa più in là. Una Chiesa che da coraggio, specialmente a chi si sente piccolo o peccatore. Una Chiesa giovane. Oggi non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa". Eppure a ottantun anni il cardinale, grande biblista, non rinuncia a suggerire alla Chiesa di avere coraggio e di osare riforme. è essenziale avere la capacità di andare incontro al futuro. Il celibato, spiega, deve essere una vera vocazione. Forse non tutti hanno il carisma. Affidare ad un parroco sempre più parrocchie o importare preti dall' estero non è una soluzione. "La Chiesa dovrà farsi venire qualche idea. La possibilità di ordinare viri probati (cioè uomini sposati di provata fede, ndr) va discussa". Persino il sacerdozio femminile non lo spaventa. Ricorda che il Nuovo Testamento conosce le diaconesse. Ammette che il mondo ortodosso è contrario. Ma racconta anche di un suo incontro con il primate anglicano Carey, al tempo in cui la Chiesa anglicana era in tensione per le prime ordinazioni di donne - sacerdote (avversate dal Vaticano). "Gli dissi per fargli coraggio che questa audacia poteva aiutare anche noi a valorizzare di più le donne e a capire come andare avanti". Sul sesso il cardinale invita i giovani a non sprecare rapporti ed emozioni, imparando a conservare il meglio per l' unione matrimoniale, ma non ha difficoltà a rompere tabù, cristallizzatisi con Paolo VI, Wojtyla e di Ratzinger. "Purtroppo l' enciclica Humanae Vitae ha provocato anche sviluppi negativi. Paolo VI sottrasse consapevolmente il tema ai padri conciliari". Volle assumersi personalmente la responsabilità di decidere sugli anticoncezionali. "Questa solitudine decisionale a lungo termine non è stata una premessa positiva per trattare i temi della sessualità e della famiglia". A quarant' anni dall' enciclica, dice Martini, si potrebbe dare un "nuovo sguardo" alla materia. Perché la Bibbia, ricorda, è molto sobra nelle questioni sessuali. Assai netta è soltanto nel condannare chi irrompe, distruggendo, in un matrimonio altrui. Chi dirige la Chiesa, sottolinea, oggi può "indicare una via migliore dell' Humanae Vitae". Il Papa potrebbe scrivere una nuova enciclica. E l' omosessualità? Il porporato ricorda le dure parole della Bibbia, ma rammenta anche le pratiche sessuali degradanti dell' antichità. Poi aggiunge delicatamente: "Tra i miei conoscenti ci sono coppie omosessuali, uomini molto stimati e sociali. Non mi è stato mai domandato né mi sarebbe venuto in mente di condannarli". Troppe volte, soggiunge, la Chiesa si è mostrata insensibile, specie verso i giovani in questa condizione. C' è un filo rosso che lega i suoi ragionamenti nella quiete di Gerusalemme. I credenti non hanno bisogno di chi instilli loro una cattiva coscienza, hanno bisogno di essere aiutati ad avere una "coscienza sensibile". E vanno stimolati continuamente a pensare, a riflettere. "Dio non è cattolico", era solita esclamare Madre Teresa. "Non puoi rendere cattolico Dio", scandisce Martini. Certamente gli uomini hanno bisogno di regole e confini, ma Dio è al di là delle frontiere che vengono erette. "Ci servono nella vita, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più largo". Dio non si lascia addomesticare. Se questa è la prospettiva ci si può rivolgere con spirito più aperto al non credente o al seguace di un' altra religione. Con chi non crede ci si può confrontare sui fondamenti etici, che lo animano. Ed è bello camminare insieme a chi ha una fede diversa. "Lasciati invitare ad una preghiera con lui - suggerisce con mitezza Martini - portalo una volta ad un tuo rito. Ciò non ti allontanerà dal cristianesimo, approfondirà al contrario il tuo essere cristiano. Non avere paura dell' estraneo".Per il cardinale la grande sfida geopolitica contemporanea è lo scontro delle civiltà. Conoscono davvero i cristiani il pensiero e i pensieri dei musulmani - si chiede Martini - e come fare per capirsi? Tre sono le indicazioni. Abbattere i pregiudizi e l' immagine del nemico, perché i terroristi non possono davvero fondarsi sul Corano. Studiare le differenze. Infine avvicinarsi nella pratica della giustizia, perché l' Islam in ultima istanza è una religione figlia del cristianesimo così come il cristianesimo è figliato dal giudaismo. La regola aurea del cristiano - Martini lo ribadisce in questo suo scritto che assomiglia tanto ad un testamento spirituale - è "Ama il tuo prossimo come te stesso". Anzi, spiega con la precisione dello studioso della Bibbia, Gesù dice di più: "Ama il tuo prossimo perché è come te". Da lì sorge l' imperativo a praticare giustizia. è terribile, insiste Martini, invocare magari Dio nella costituzione europea, e poi non essere coerenti nella giustizia. E qui il cardinale di Santa Romana Chiesa tira fuori il Corano e legge la splendida sura seconda. Non si è giusti, se ci si inchina per pregare a oriente o a occidente. Giusto è colui che crede in Allah e nell' Ultimo Giudizio. Giusto è colui che "pieno di amore dona i suoi averi ai parenti, agli orfani, ai poveri e ai pellegrini". Chi fa l'elemosina e riscatta gli incarcerati. "Costui è giusto e veramente timorato di Dio". Poi torna riflettere sull' Al di là. C'è l' Inferno? Sì. "Eppure ho la speranza che Dio alla fine salvi tutti". E se esistono persone come un Hitler o un assassino che abusa di bambini, allora forse l' immagine del Purgatorio è un segno per dire: "Anche se tu hai prodotto tanto inferno (sulla terra) forse dopo la morte esiste ancora un luogo dove puoi essere guarito". Non finirebbero mai i discorsi notturni di Gerusalemme. Lo si capisce dall' andamento quieto delle domande e delle risposte. Come onde che si susseguono. Martini nel frattempo è rientrato in Lombardia, fiaccato dal Parkinson. A chi lo ascolta, lascia questo segnale: "Possiamo anche lottare con Dio come Giacobbe, dubitare e dibatterci come Giobbe, rattristarci come Gesù e le sue amiche Marta e Maria. Anche questi sono sentieri che portano a Dio".
Marco Politi
di donma , mercoledì 21 maggio 2008 8.19
Asilo Moratti
di Massimo Gramellini
Commentando la devastazione di un asilo di Parma da parte degli ultrà interisti, il presidente Moratti ha dichiarato al microfono di Radio Rai: «Peccato che ci sia stata questa specie di assalto a questo asilo, ma credo che sia stato involontario, da quello che ho letto pensavano fosse parte dello stadio». Se il microfono non ha capito male, l’assalto andrebbe dunque considerato involontario, dal momento che i vandali, poveri figli, credevano in buona fede di devastare uno stadio, mica un asilo. Ora, della gente che non distingue un asilo da uno stadio mi sembra abbia dei problemi seri con la realtà, e di certo non li risolverà passando le domeniche a credersi la reincarnazione degli unni. Ma anche se, in virtù di una congiura ordita dalla maestra di Moggi, lo stadio del Parma si fosse effettivamente truccato da asilo, con i pupazzetti alle pareti e i puffi disegnati sulle lavagne degli spogliatoi al posto del 4-3-3, quale sarebbe la logica giustificazionista del presidente nerazzurro? Che se un luogo pubblico fa parte dello stadio, allora diventa normale, o meno grave, che i tifosi lo distruggano? Che nessun ultrà farebbe mai del male a un asilo (molti, anzi, continuano a frequentarlo come ripetenti), mentre appare scontato che considerino lo stadio un territorio riservato alle loro scorribande? Se questo fosse il pensiero di Moratti (e non solo del microfono), ci toccherebbe quasi lodarne la sincerità. Infatti gli altri presidenti pensano la stessa cosa, ma hanno il pudore, o la furbizia, di non dirla.
di donma , mercoledì 21 maggio 2008 8.11
Lotta all’alcolismo, la Francia decreta la morte degli happy hour
Mentre in Italia impazza e dilaga la moda dell'aperitivo alcolico, la Francia sentenzia quella che già viene definita la «morte programmata dell'happy hour», per volere del primo ministro Francois Fillon in nome della lotta all'alcolismo. L'eliminazione della fascia oraria per bere a metà prezzo nei bar (per lo più dalle 18 alle 21) è una delle misure stabilite dalla Commissione interministeriale di lotta contro la droga e la tossicomania (Mildt). I proprietari di discoteche e bar in Francia dovranno tenersi forte: il fiore all'occhiello del pacchetto normativo è «il divieto della promozione di bevande alcoliche con tariffe favorevoli, nei luoghi di vendita e di consumo (happy hour, open bar) e quello della vendita alla bottiglia di bevande a gruppi di tre o cinque nei locali che hanno la licenza di notte». Invocati per ragioni di «salute pubblica» questi divieti rischiano secondo il quotidiano francese Le Parisien di avere «un serio impatto economico». Per Patrick Malvaes, presidente del Sindacato nazionale delle discoteche e dei luoghi di svago (Sndll) «non si capisce come queste misure potranno risolvere i problemi di alcolismo. Se venissero applicate sarebbe catastrofico per la professione che ha già visto la propria attività diminuire del 25%. Sopprimere gli happy hour è ridicolo, sono dei momenti per stare assieme, che permettono ai bar di attirare la clientela» ha continuato. Intanto alcune città hanno già cominciato la loro battaglia contro l'aumento di incidenti e violenze legate all'uso di alcol. 'Happy hour' e 'Open bar' sono vietati a Nantes dal novembre scorso, a Rennes non è più possibile consumare bevande alcoliche nelle strade nè venderle dopo le 20.
di donma , martedì 20 maggio 2008 15.44

"La logica da cui nasce l'Eucarestia è la stessa della croce, ossia una logica perdente. Sul Calvario Cristo non risultò certo vincitore, almeno nella maniera e secondo i criteri in cui siamo soliti pensare.La più grande opera di Dio, la sua impresa più sensazionale, la croce appunto, appare agli occhi del mondo come una sconfitta, uno scandalo, una vergogna. Allorché Dio interviene nella storia, non lo fa con il piglio e il dispiegamento di mezzi dei grandi della terra (e di alcuni suoi rappresentanti). Al contrario, rinuncia alla potenza e allo sfoggio di maestà. E sul campo di battaglia ci lascia il proprio Figlio, che si è rifiutato di combattere, di ricorrere alla forza, anzi addirittura di difendersi. Gesù, nemmeno nei momenti di pericolo, ha mai tenuto attorno a sé delle guardie del corpo. La fede eucaristica, perciò, fa memoria di una sconfitta, di un colossale fallimento, non di una vittoria trionfale. Più precisamente: «di come una sconfitta possa mettere radici e possa fruttificare il seme di un amore e di una speranza. Molti hanno vinto, in tutti quei modi che ben conosciamo: solo Gesù ha vinto dal legno della croce. E di questa speciale vittoria-sconfitta il credente fa memoria nella fede» (E Gentiloni). La pratica eucaristica dovrebbe sviluppare in noi una mentalità perdente, favorire quelle scelte costose che non assicurano automaticamente e immediatamente il successo e i risultati.La piccolezza e non la grandezza. Il servizio e non il dominio. La dedizione disinteressata e non i privilegi e gli onori. Il nascondimento e non l'esteriorità. Una presenza discreta che determina lente maturazioni, e non l'occupazione del potere e le imprese folgoranti. Offerta incondizionata e non pretese. La speranza e la pazienza tenaci e non valutazioni di tipo quantitativo. Il lavoro oscuro più che le rappresentazioni spettacolari (oltre che costose: il Pane non può avere quel prezzo spropositato e si trova a disagio in quei grandiosi scenari...). L'Eucarestia implica la capacità di perdersi, scomparire, una volontà di donazione, una fedeltà "fino alla fine" (Gv 13,1), nonostante il tradimento, l'abbandono, il rifiuto, la solitudine, la notte, il complotto, il tradimento e l'abbandono degli amici, il prevalere delle forze del male coalizzate per estirpare quel germe indifeso. L'Eucarestia, come la croce, non può mai essere una prova di forza. Semmai una prova di debolezza. Meglio: la scommessa sulla debolezza. L'amore non ha bisogno della forza. Per mostrarsi il più forte, quale veramente è, l'amore non può fare a meno della debolezza. L'Eucarestia, ossia la debolezza irresistibile dell'amore".

 

A. Pronzato, La Domenica festa dell'incontro, 97-98
di donma , lunedì 19 maggio 2008 21.56
Ricerca dell'Università di Tel Aviv
I genitori non sanno come navigano i figli
Solo il 4% ritiene che i ragazzi possano diffondere informazioni personali online: in realtà sono il 73%
Cosa fanno veramente i ragazzi quando sono collegati alla Rete? Un nuovo studio, supportato da un sondaggio su ampia scala che ha coinvolto sia adulti che bambini, lancia ombre sulla reale consapevolezza dei genitori riguardo alle attività online dei propri figli. Nell'era di Facebook, MySpace, dei blog e dell'instant messaging, i genitori sono lontani più che mai dal mondo degli adolescenti che integrano quotidianamente le proprie attività scolastiche e ludiche con una seconda vita virtuale. (...) Ha messo a confronto per la prima volta quello che gli adulti credono di sapere e ciò che i figli realmente fanno al computer, facendo emergere un gap generazionale notevolmente dilatato rispetto al passato, soprattutto a causa dell'avvento delle nuove tecnologie. (...)È evidente la difficoltà dei genitori nello stare al passo con l'abilità, la conoscenza dei mezzi e l'esperienza nella navigazione propria dei giovani di oggi. Ad esempio, uno dei trucchi fondamentali che i ragazzi usano per far perdere le tracce dei propri viaggi sul web è la cancellazione della cronologia dei siti visitati: il 30% degli intervistati tra i 9 e i 18 anni ha dichiarato che questo, come tanti altri, è uno dei sistemi usati per mantenere la propria privacy in famiglia. (...) Secondo la ricercatrice, la soluzione al problema sta innanzitutto nel raggiungere la consapevolezza dell'esistenza di questa realtà così fondamentale nella vita dei nostri ragazzi. Inoltre non serve vietare l'accesso al web. Piuttosto bisogna stimolare il dialogo con i figli e indicare loro le stesse regole e cautele che sarebbe giusto seguire anche nella vita reale: non dare confidenza agli sconosciuti e non fornire mai i propri dati personali; piuttosto cercare di sfruttare le eccezionali opportunità di crescita e di conoscenza che il mondo virtuale offre.
di donma , lunedì 19 maggio 2008 7.39
L'invito di Nickelodeon: siete troppo grassi, andate al parco a giocare
La tv dei bimbi si spegne per un giorno
Triste primato: un italiano su tre dai 5 ai 17 anni è sovrappeso
di Michela Tamburrino
I bambini sono pigri e mangiano male. Passano pomeriggi sdraiati sul divano davanti alla tv, il 23% s’imbottisce di merendine. A tavola invece sono svogliati. In compenso il 15% non pratica alcuno sport. La giornata casalinga prevede più di due ore davanti al computer impegnati ai videogiochi. Otto bambini su dieci utilizzano il web quotidianamente, il 25% per più di due ore. Esiste anche una geografia degli stili di vita per regione: in testa per uso del pc i calabresi, in coda sardi, umbri e valdostani. Il quadro sconfortante della realtà giovanile italiana viene da un’indagine Swg per Moige. A lasciare interdetti è un altro elemento che arriva dall’Iots (International obesity task force) e apre una finestra su quelli che sono gli insegnamenti alimentari che i genitori impartiscono ai figli: il 36% degli italiani dai 5 ai 17 anni è sovrappeso e questo ci pone al primo posto in Europa, battendo, se pur sul filo di lana, gli spagnoli. Un trend negativo in crescita: entro il 2010 si prevede il raddoppio del dato. Un problema grave che ha fatto scattare l’allarme: l’Organizzazione mondiale della sanità invoca una maggiore sensibilizzazione delle famiglie e della scuola, la Coldiretti avverte che le malattie dell’obesità sono responsabili del 7% dei costi sanitari. In tale contesto anche una singola iniziativa può aiutare. L’ha presa Nickelodeon, il canale d’intrattenimento per bambini più diffuso al mondo. (...) I dirigenti hanno deciso di spegnere Nickelodeon per un giorno, mandando in video oggi, e per 24 ore, un cartello che invita i piccoli spettatori a uscire da casa e a giocare nei parchi. (...)Una situazione che vede i genitori sul banco degli accusati, colpevoli di trascuratezza. Ma c’è chi cerca di affrontare la situazione con fantasia. (...)
di donma , domenica 18 maggio 2008 21.02

Un doveroso omaggio al papà di una bimba così bella!!
di donma , domenica 18 maggio 2008 19.33
"Sarà eccellente perché viene da Dio, eccellente perché tende a Dio, eccellente perché il suo vincolo è Dio, eccellente perché durerà eternamente in Dio. Che bella cosa amare in terra come si ama in cielo, ed imparare ad amarsi scambievolmente in questo mondo come faremo in eterno nell'altro!"
s. Francesco di Sales a proposito dell'amicizia, Introduzione alla vita devota, 215
di donma , domenica 18 maggio 2008 15.40
Una ricerca inglese ha evidenziato un comportamento "da branco"
Gli uomini in gruppo diventano gregge
La folla tende sempre a seguire una o due persone che danno l'impressione di saper dove andare
Londra - Quando si trovano in mezzo alla folla, le persone tendono a comportarsi come le pecore, ovvero a seguire ciecamente colui o coloro (al massimo si tratta di due individui) che sembrano sapere esattamente dove stanno andando (anche se magari non è affatto vero). A sostenerlo è uno studio dell’Università di Leeds che, stando al professor Jens Krause (...). «In questo atteggiamento, ci sono dei forti parallelismi con il comportamento degli animali che vivono in branco. Tutti noi siamo stati in situazioni dove ci siamo lasciati trascinare dalla folla, ma l'aspetto più interessante di questo studio è che coloro che vi hanno partecipato hanno finito per prendere una decisione consensuale, malgrado non fosse loro permesso di parlare o rivolgersi agli altri. Nella maggior parte dei casi, non hanno nemmeno realizzato di essere stati guidati dagli altri». «In maniera ancora più sorprendente – ha concluso Krause – questo studio ha poi scoperto che anche se ci viene mostrata una strada più veloce, noi preferiamo generalmente fissarci su quella vecchia e tendiamo a convincere gli altri a fare lo stesso». Un comportamento che, a detta degli studiosi, potrebbe avere implicazioni letali nei casi in cui ci si trovi nelle condizioni di dover evacuare in fretta e furia un edificio, perché ci porta a seguire quelle vie di fuga che ci sono familiari, anche se più lente, piuttosto che spingerci a scegliere un’alternativa. In altre parole, si segue la massa indipendentemente dal pericolo (reale o ipotetico) e non ci si azzarda a rischiare una soluzione diversa, con conseguenze spesso disastrose.
Simona Marchetti
di donma , sabato 17 maggio 2008 10.21
Satira sottotitolata
di Massimo Gramellini
Aeroporto di Fiumicino. In attesa dell’imbarco, un passeggero sta sfogliando i giornali. Si inchioda davanti alla vignetta di Altan su «Repubblica», un padano in camiciotto verde che bofonchia: «Basta con le mezze misure, ci vuole il boia di quartiere». Il passeggero si gira verso un amico: «Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire le cose come stanno!». Tendo l’orecchio, sicuro che l’interlocutore gli spiegherà che Altan è un umorista e gli umoristi coltivano i fiori del grottesco. Invece l’amico sbotta: «Non sono d’accordo. Vogliamo arrivare alla pulizia etnica? E sì che Altan una volta era progressista».
Mi viene da piangere. Come a un funerale. La mia adorata satira giace lì senza vita, assassinata sulle poltroncine del Gate numero 4. Forse è morta per asfissia: la realtà è diventata così paradossale da aver tolto il fiato a un’arte che si nutre di paradossi. Forse l’hanno pugnalata le due sorelle siamesi: ignoranza e volgarità. Forse si è suicidata a furia di prendersi troppo sul serio, anche se non è certo il caso di Altan. Oppure si è semplicemente atrofizzato il muscolo invisibile che consentiva ai lettori di cogliere il salto logico. Quella capriola intelligente del pensiero che distingue l’ironia dalla comicità da caserma, persino quando entrambe si nutrono delle stesse parolacce (è la differenza fra la Littizzetto e il Bagaglino). Qualunque sia la causa del decesso, il referto è implacabile: se bisogna mettere i sottotitoli all’umorismo, significa che non lo si capisce più. Comunicazione interrotta, riprenderemo a sorridere il più presto possibile. Sperando non sia troppo tardi.

  

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