Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione

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domenica 30 marzo 2008 17.55
LA CHIESA INGLESE HA DEFINITO L'OPERA «BRILLANTE E INTELLIGENTE»
«The Manga Bible», Gesù è un supereroe
L'opera del fumettista Siku sta spopolando tra i ragazzi inglesi. «Vedo Cristo come il Superman originale»
LONDRA - La Rete ne parla, e non solo. La «Bibbia» tradotta in manga dal fumettista di origini nigeriane Ajinbayo Akinsiku, detto Siku, sta letteralmente spopolando tra i giovani inglesi. Come dire, finalmente Cristo ha davvero un «volto» umano. Ed è il volto di uno straniero solitario, con lunghi capelli neri e una tunica svolazzante. Come i supereroi delle «strisce» più note, è arrivato per salvare il mondo. Ma lui ha qualcosa in più: di nome fa Gesù. «The Manga Bible» ha venduto 30mila guadagnandosi nientemeno che l'elogio dell'arcivescovo di Canterbury. «Lo vedo come il Superman originale. È per questo che entra in scena così, con questa sua sagoma e con le sue pose da eroe» ha spiegato Siku.
LINGUAGGIO - Scopo del fumetto, ormai il manga più venduto nel Paese, è insegnare il messaggio della Bibbia ai ragazzi dai 15 ai 25 anni. Dalla Genesi al Vangelo, tutto in circa 200 pagine. Con personaggi che utilizzano lo stesso linguaggio dei ragazzi, iniziativa costata a Siku qualche critica dai più tradizionalisti. Non però dalla Chiesa inglese, che ha definito l'opera «brillante e intelligente». «È una cosa che può urtare certe persone, ma in cui molte si possono identificare. L'idea che Gesù Cristo sia una sorta di supereroe non è nuova, basta pensare al musical "Jesus Christ Superstar". Ciò che importa è che il messaggio della Bibbia sia mantenuto» ha detto un portavoce.
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domenica 30 marzo 2008 17.47

"Gli ignoranti macchiano o distruggono sempre
quello che non sono in grado di capire"
Donne in cerca dell'amato, 27
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sabato 29 marzo 2008 8.45
"Il desiderio ritrova le sue radici profonde nella reciprocità. Noi desideriamo essere desiderati e assaporiamo il desiderio degli altri per noi. Proviamo piacere quando l'altro trova piacere in noi. Per questo corriamo il rischio immenso di lasciare che l'altro ci veda in tutta la nostra vulnerabilità, consegnandoci nelle sue mani. Rowan Williams l'ha espresso in modo mirabile:
"In modo cruciale nella relazione sessuale io non sono più affidato a me stesso. Ogni esperienza autentica del desiderio mi mette all'incirca in questa situazione: non posso soddisfare da solo il mio desiderio senza snaturarlo o degradarlo. Questo manifesta in modo eminente che l'io non può cavarsela da solo. Perché il mio corpo sia una sorgente di gioia, mi permetta di stare in pace con me stesso, deve essere riconosciuto, accettato, valorizzato da qualcun altro. Questo significa: dipendere dalla creazione della gioia nell'altro, perché solo quando è orientato al godimento e alla felicità dell'altro il mio corpo può essere amato senza riserve. Desiderare la mia gioia è desiderare la gioia di quell'altro che io desidero. Quando cerco il godimento nel corpo dell'altro io tendo a far sì che il mio corpo sia fonte di godimento. Noi proviamo piacere quando doniamo piacere".
L'Ultima Cena è un invito a condividere l'immensa vulnerabilità di Gesù quando egli si consegna nelle mani dei discepoli. Questa vulnerabilità rimane per sempre. Quando Gesù risorge dai morti mostra le ferite delle sue mani e del costato: egli sarà ormai per sempre il Cristo ferito e risuscitato. Abbiamo il coraggio di imparare a essere così vulnerabili all'altro? Il coraggio di rischiare di essere feriti da quelli che amiamo?".
Timothy Radcliffe, Amare nella libertà, 65-66
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sabato 29 marzo 2008 8.34
"Quando gli abitanti di un villaggio della Palestina chiesero a rabbi Yehuda Hanassi di inviare loro per maestro uno dei suoi migliori allievi, questi raccomandò loro rav Levi, profondo erudito e brillante oratore. Il nuovo maestro arrivò e la folla lo ricoprì di elogi, facendolo salire su un palco dal quale pronunciare il suo primo discorso di Torà (Legge). Ma quando rav Levi volle aprire bocca non ne uscì neppure un suono. Il suo cervello era vuoto. La folla cercò di incoraggiarlo con qualche domanda, ma Levi restò muto. Confuso e umiliato tornò dal suo maestro e raccontandogli l'accaduto aggiunse delle parole simili a queste: "Rabbi, mi rendo conto adesso che al momento di salire sul palco ho provato un soffio di fierezza che ha cancellato tutte le mie conoscenze di Torà". È bastato un piccolo inorgoglimento, un soffio di fiato tirato a sollevare il petto in alto e tutta una vita di studio si è ammutolita. Maestro è chi recide ogni giorno il prepuzio di orgoglio che ricresce sulla lingua di chi parla da un pulpito. Già il Trattato dei Padri, nel Talmud, insegna: "Non fare delle parole della Torà una corona per te ingrandendoti con esse". La vicenda di rav Levi mostra che la conoscenza delle scritture sacre non è un possesso neanche dei maestri. Essi la possono soltanto ospitare e tutto il loro studio è solamente il tappetino d'ingresso. La Torà non varca la soglia di chi non l'abbia ben ripulito ogni giorno dalla polvere dell'orgoglio".
Erri De Luca, Alzaia, 90
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venerdì 28 marzo 2008 19.16
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venerdì 28 marzo 2008 10.53
Carlà a fumetti
Da un paio di giorni i quotidiani e i tg di mezza Europa dedicano spazi enormi a una bella signora torinese che scende con eleganza le scalette degli aerei, siede reclinando con grazia le gambe e indossa a meraviglia cappottini, scarpe basse e la carica di moglie del presidente della Repubblica francese. Le vengono dedicate copertine e prime pagine (compresa la nostra) senza che abbia pronunciato una parola o compiuto un gesto significativo che non sia quello di esistere. Nel frattempo suo marito ha detto che non ritirerà le truppe dall’Afghanistan, rimangiandosi le promesse elettorali, e ha intessuto accordi con Londra che avranno una certa conseguenza sul futuro del continente che oggi si occupa delle borsette di Carlà. Mentre di ciò che dice e fa Sarkozy, al di là di qualche dichiarazione di panna montata sul boicottaggio olimpico, pare non importi nulla a nessuno.
Siamo tutti scemi, giornalisti e cittadini? E’ un’ipotesi da prendere in considerazione. Più che altro, però, siamo di fretta. Per poterci soffermare sulla retromarcia afghana di Sarkò bisognerebbe prima essersi domandati dov’è Kabul e cosa sia successo ultimamente da quelle parti. Processi logici che richiedono fatica e soprattutto tempo: almeno un minuto di mente sgombra. Impresa improba con il bambino che piange, la vicina che rompe, il telefono che squilla, l’appuntamento che incombe. Così uno si accontenta di sfogliare il mondo come un giornale a fumetti: attraverso immagini e foto, indignandosi moltissimo per lo scadimento dell’informazione, ma concedendosi solo nei giorni di festa il brivido di spingersi fino alle didascalie.
Massimo Gramellini - 28/03/2008
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venerdì 28 marzo 2008 8.02
Preferisco vivere
Ogni giorno gli italiani ricevono 350 milioni di e-mail. Io da qualche settimana un po’ meno. Ho cambiato indirizzo di posta in segreto, calcolando forse con troppo ottimismo che ci vorranno almeno due anni prima che venga a conoscenza di un numero di persone sufficiente a intasarlo daccapo. Vi posso assicurare che è un’altra vita. Ormai la mattina accendevo il computer con l’ansia di chi si prepara a fronteggiare un’invasione. Come milioni di altri disperati, iniziavo le giornate con un eccidio, decimando decine di messaggi inutili - pubblicità, trappole, bufale, barzellette, catene di Sant’Antonio - senza neanche aprirli, tanto che nella mia furia iconoclasta finivano ghigliottinati anche i pochi che avrei magari voluto guardare. Sbrodolavo un’altra porzione consistente del mio tempo nel fronteggiare la costernazione di chi, avendomi mandato una e-mail, riscriveva mezz’ora dopo, stupito e amareggiato che non gli avessi ancora risposto. Per non deluderli, mi ero ridotto a replicare con messaggi monosillabici, autentici grugniti angloelettronici: ok, boh, bye. Mi trascinavo sommerso dai sensi di colpa fino a tarda sera, quando riaprivo la posta per affrontare l’ultima mareggiata, impreziosita dai messaggi di certe Melissa e Samantah che manifestavano familiarità nei miei confronti, invitandomi a raggiungerle nei siti più svariati. Ora vado al nuovo indirizzo e ci trovo due, massimo tre e-mail, alle quali è bellissimo rispondere con cura… Veramente stamattina erano quattro. E stasera cinque. Appena mi riacchiappa pure Samantah, cambio indirizzo di nuovo.
Massimo Gramellini - 26/03/2008
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giovedì 27 marzo 2008 20.10

Parrucca per gatti l'ultima stravaganza Usa
L'idea è venuta a una signora americana, proprietaria di un siamese
SAN FRANCISCO (Usa) Una lunga chioma blu elettrico, frange biondo platino, boccoli rosa o argento al servizio della vanità felina. E' l'ultima follia made in Usa, parrucche per gatti in vendita a 50 dollari l'una. L'idea è venuta a una signora di San Francisco, Julie Jackson, proprietaria di un siamese, di nome Boone. La parrucca "silver", assicura il sito che pubblicizza il prodotto, fa sentire il gatto di casa sexy ed elegante come un puma, mentre quella blu elettrico gli conferisce uno sguardo acuto e un aspetto sgargiante. Non sappiamo se anche in Italia a qualcuno non venga in mente di mettere sotto l'albero l'originale gadget, ma guardando il musetto dei gatti con parrucca sembrerebbero dire "guarda cosa mi tocca fare per far contento il mio proprietario".
http://www.lastampa.it/lazampa/girata.asp?ID_blog=164&ID_articolo=215&ID_sezione=352&sezione=Segnalato+dalla+rete
Altri regali animaleschi su:
Voglio vedere chi ha il coraggio...!!
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giovedì 27 marzo 2008 13.50
LA PROPOSTA IN IN GRAN BRETAGNA
«Alcuni videogames nuociono alla salute»
Allo studio messaggi simili a quelli che si trovano sui pacchetti delle sigarette
MILANO - «Alcuni videogames nuociono gravemente alla salute’. Questo o altri messaggi simili a quelli che si trovano sui pacchetti delle sigarette potrebbero presto trovarsi sulle confezioni dei video giochi venduti in Gran Bretagna, scrive il Times.
LA PROPOSTA - E’ la proposta che scaturisce da un report commissionato dal governo britannico - in risposta alle ansie crescenti dei genitori sui rischi di internet e videogames - e redatto da Tanya Byron, psicologa infantile famosa sulle emittenti britanniche e collaboratrice del giornale britannico. «I genitori hanno paura a lasciar uscire i bambini così li tengono a casa ma danno loro la possibilità di incappare in rischi on line», dice l’esperta che propone una campagna informativa per genitori, insegnanti e bambini per trarre il maggior profitto dal mondo digitale senza alcun rischio.
LE INFORMAZIONI - E’ essenziale, secondo Byron, indicare sulle confezioni di ogni gioco l’età minima richiesta, i contenuti e le eventuali controindicazioni. I negozianti poi dovranno assolutamente rispettare i limiti d’età al momento di vendita e i genitori farebbero meglio a tenere il computer in soggiorno piuttoso che nella camera da letto del figlio. Esistono già alcuni sistemi di classificazione, dice Byron, sia britannico che europeo, ma sono inefficaci perché troppo confusi nella simbologia delle indicazioni e spesso si limitano a indicare solo i contenuti con scene di sesso o di violenza estreme.
27 marzo 2008
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mercoledì 26 marzo 2008 10.03
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mercoledì 26 marzo 2008 9.58
E' uscito il nuovo numero della rivista teologica del Seminario di Milano: "La Scuola Cattolica".
Qui trovi l'indice e il sommario:
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martedì 25 marzo 2008 19.52
Questo video merita le nostre risate, ma merita anche di essere visto da tante persone... tante volte!!
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martedì 25 marzo 2008 19.47
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lunedì 24 marzo 2008 8.51

La Pasqua dei Martiri - di Bernardo Cervellera
Quest’anno la giornata di memoria dei martiri missionari coincide con il Lunedì dell’Angelo. Nello splendore pasquale ricordiamo la necessità del sacrificio, di Cristo e poi dei suoi seguaci, segno che la verità e l’amore non hanno abbandonato la terra.
Roma (AsiaNews) - Ogni anno la Chiesa italiana, e soprattutto il Movimento giovanile missionario e le Pontificie Opere dedicano una Giornata alla memoria e preghiera per i martiri missionari. L’evento viene celebrato ovunque con veglie di preghiera e digiuno, adorazione eucaristica, raccolta di aiuti per situazioni dove la Chiesa è perseguitata.La data per l’appuntamento annuale è il 24 marzo, anniversario dell’assassinio di mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di san Salvador, ucciso nel 1980 mentre celebrava la messa. Quest’anno la data coincide con le feste di Pasqua: il 24 marzo è infatti il Lunedì dopo la Pasqua. Questa coincidenza mi sembra significativa. Anzitutto perché nel pieno dello splendore pasquale, ricorda la necessità del sacrificio, di Cristo e poi dei suoi seguaci. In un mondo che sogna il tutto facile, senza difficoltà, la Croce di Cristo e quella dei martiri è invece il prezzo “necessario” (Luca 24,26) perché brilli la luce di Pasqua. E d’altra parte, in un mondo – e una Chiesa – dove è forte la tentazione del “mettersi d’accordo”, del relativizzare, del non calcare le tinte, di un buonismo dolciastro, il sacrificio dei martiri ricorda che la Sapienza della Croce alla fine fa a pugni con la sapienza del mondo. Per questo, per quanto dialogo, inculturazione, amicizia, servizio si possa esplicare, il martirio –anche quello cruento – rimane una dominante essenziale dell’annuncio cristiano. (...) Il Lunedì dopo la domenica di Resurrezione è un po’ difficile digiunare ed essere tristi. Quest’anno i giovani dovranno puntare più alla gioia, alla gioia che è presente nel martirio. Perché il dono della propria vita, vissuto come amore grato a Gesù Cristo è promessa di buoni frutti per il mondo. Nel sacrificio del martire si dà un segno che la verità e l’amore, e Cristo stesso, non hanno abbandonato la terra, ma vivono e splendono perfino nell’abisso del male. (...)
Una lista di tutti i martiri cristiani uccisi nel 2007. Essa è una lista ecumenica, cioè comprende anche martiri non solo cattolici, ma anche di altre confessioni cristiane. Vale la pena ricordare che l’ecumenismo e la tensione all’unità fra le Chiese è nato e si nutre proprio dalla condivisione dello stesso destino, come la storia ha dimostrato e dimostra in molte nazioni (Russia, Cina, Vietnam, Kenya, Arabia Saudita, Egitto, Iran.…) Essa è pure una lista che supera il continente asiatico, per abbracciare tutto il mondo. L’Asia però occupa un posto preponderante: (...) Ricordare i martiri significa ricordare che la speranza della resurrezione è vicina. Nel nostro istituto, il Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), c’è la tradizione che quando giunge la notizia del martirio di un nostro confratello, la comunità si raduna in chiesa per cantare il Magnificat: il Signore compie “grandi cose” unendo la fecondità della sua Croce e resurrezione al dono della vita di uno di noi.La lista è lunga, ma è stilata per difetto: essa contiene solo i nomi delle persone conosciute e la cui morte è confermata da almeno 2 fonti. Si può usare come una lunga litania, chiedendo a questi martiri di ottenere dal Signore della storia abbondante misericordia per il mondo e soprattutto per i persecutori. Buona Pasqua.
http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=11827&theme=8&size=A
Vedi anche:
Elenchi dei missionari uccisi:
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lunedì 24 marzo 2008 0.08

Il brano del Vangelo secondo Matteo in cui si narra la prima notizia della Risurrezione del Signore ricorda sulle labbra degli angeli questa espressione rivolta alle donne che erano andate a visitare la tomba di Gesù: «So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E' risorto, come aveva detto» (Mt 28, 5-6). Quest'anno vorrei leggerlo alla luce delle vicende di tante famiglie. E' vero che tanti nuclei familiari sono "come morti", tanto è difficile, drammatica la loro situazione: dobbiamo guardarle con compassione (come faceva Gesù: "patire con", "patire insieme") e farci vicini con stile amorevole. Ci è d'obbligo una considerazione: anche nella comunità cristiana ci sono tante sante persone che vanno a "visitare" "la" famiglia, ma sul presupposto che essa sia ormai un cadavere ricnhiuso in una tomba. Al massimo accorrono con la valigetta del pronto soccorso, nel tentativo, poco convinto, di provare a "ri-animare" una realtà ormai "senza-anima". Quali e quanti giovani accetterebbero di stare dentro una vita tombale?! Ai rianimatori-becchini e a noi, gli angeli del Dio della Vita ancora ricordano: «Non cercate tra i morti la famiglia, che è viva!». Possiamo noi osare dire la bestemmia che un sacramento, quello del matrimonio, è morto? Non dovremmo allora dire altrettanto dell'Eucarestia (a essere indulgenti con le ricerche sociologiche, il 15% dei battezzati frequenta settimanalmente la Messa domenicale, e non tutti ricevono la Comunione)? Si salverebbe dalla dichiarazione di morte il sacramento della Riconciliazione (le statistiche sono ancora più basse di quelle appena citate)? Non citiamo neppure l'Unzione degli Infermi, ancora collegata con la morte nella mentalità comune, e ricevuta da percentuali infime di fedeli… Manca all'appello il sacramento dell'Ordine, ma viste le previsioni (insipide e un po' insipienti) circa il futuro, pare che anche qui ci avviciniamo all'accanimento terapeutico. Toni troppo provocatori?! Forse sì, ma di certo si misurano con tutte le tinte fosche con cui vengono giudicate le condizioni attuali dell'amore coniugale, a cui non corrispondono a livello ecclesiale impegno, iniziative, credito altrettanto appassionati. La famiglia è "viva" non certo perché stia bene in quanto istituzione (alzino la mano quelle rare istituzioni che godono di buona fama, credibilità, salute), ma in quanto (finalmente!) sa di non essere autosufficiente, di non avere in sé la sua forza di sussistenza, di avere bisogno di Vita da un Altro! In una stagione in cui sembra che non ci sia bisogno di un salvatore dell'umano, e si va alla ricerca solo di un traghettatore nella burrasca economica (in attesa di tornare a godere appieno dei privilegi della società opulenta), meno male che la famiglia si rende conto di non poter stare in piedi da sola. La famiglia credente è una famiglia "che è stata resuscitata"e "che sta resuscitando", quando sa di essere oggetto della grande cura del Padre: «Questa è la volontà di Colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto Egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno» (Gv 6,39). Il Figlio, il Vincitore risorto, l'Unico che ci basta, ha dato la sua vita «al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata» (Ef 5,27): così vuole per tutte le famiglie!
E' viva (evviva!) questa nuova giovinezza dell'amore tra una donna e un uomo!
Auguri per la Risurrezione familiare!
don Chisciotte
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venerdì 21 marzo 2008 14.03
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venerdì 21 marzo 2008 10.39
"Come si può tradire Gesù e la Chiesa? Anzitutto in forme clamorose, cambiando cavallo, mutando ideali in maniera totale, lasciandosi irretire dalla mondanità, dal denaro, dall'ambizione, dall'invidia, dalla sensualità. Penso a tutti coloro che, avendo fatto una promessa solenne di vita e di permanenza nel ministero, se ne sono andati, o sbattendo la porta o silenziosamente. (...) Non pochi preti hanno sbagliato discernimento e allora bisogna aiutarli con grande compassione e con molto amore. Non pochi hanno commesso errori dei quali si sono magari pentiti, ma dai quali però derivano conseguenze irreparabili, e anch’essi vanno aiutati. Altri rinnegano, sbagliando discernimento, una vocazione vera e autentica e, prima o poi, si renderanno conto dell'errore, ritrovando un posto nella Chiesa e nella comunità. (...) Occorre comunque distinguere sempre tra un discernimento sbagliato, che poi è stato corretto, e un errore di prospettiva che indica qualche sbaglio globale nell’impostazione dell'esistenza, pur se, col tempo, potrà venire anch'esso corretto dalla misericordia di Dio. (...)
Mi preme qui ricordare piuttosto i tradimenti di un prete che si esprimono anche senza gesti clamorosi, quando ci si mantiene formalmente sul cavallo buono e però si delude una comunità, lasciandola denutrita e triste: essa cerca fuoco e riceve invece un po' di luce al neon; aspetta un nutrimento sostanzioso e riceve panini di plastica; desidera un esempio di vita coraggioso e vede correttezza formale che magari nasconde compromessi; chiede il Vangelo e riceve analisi, orari di gite, programmi; va in cerca di consolazione, incoraggiamento, motivazioni profetiche e riceve lamentele, rimproveri, scatti di cattivo umore. Ha bisogno di compassione e trova distanza, freddezza, funzionarismo; ma la logica del buon funzionario che si attiene al "politically correct" non basta!
Anche senza la portata tragica del tradimento di Giuda, sono molti i modi di tradire la propria comunità che ci saranno in qualche maniera rimproverati nell'ultimo giorno. E dobbiamo esaminarci continuamente, perché il bene di oggi non dura necessariamente anche domani, l'entusiasmo di oggi non è destinato a perseverare di natura sua e va sempre ripreso, col nutrimento quotidiano della Parola e del Pane del Signore.
C.M. Martini, Le tenebre e la luce, 119-12
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giovedì 20 marzo 2008 13.04

Oggi l'Arcivescovo in Duomo ha consacrato gli oli sacri.
Tra i fedeli che riceveranno quest'anno le unzioni,
anche MARTINA,
che sarà battezzata la Domenica di Pasqua,
a San Vittore Olona durante la Messa delle ore 18.
Deo gratias! Ecclesia gratias!
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giovedì 20 marzo 2008 10.18

In questo giorno che celebra la consegna dell'Eucarestia
nelle mani dei suoi apostoli,
un testo immortale circa il servizio dei sacerdoti,
"immagini" dello stile di Gesù.
STOLA E GREMBIULE
"Forse a qualcuno può sembrare un’espressione irriverente, e l’accostamento della stola col grembiule può suggerire il sospetto di un piccolo sacrilegio.Sì, perché, di solito, la stola richiama l’armadio della sacrestia, dove, con tutti gli altri paramenti sacri, profumata d’incenso, fa bella mostra di sé, con la sua seta e i suoi colori, con i suoi simboli e i suoi ricami. Non c’è novello sacerdote che non abbia in dono dalle buone suore del suo paese, per la prima messa solenne, una stola preziosa.Il grembiule, invece, ben che vada, se non proprio gli accessori di un lavatoio, richiama la credenza della cucina, dove, intriso di intingoli e chiazzato di macchie, è sempre a portata di mano della buona massaia. Ordinariamente, non è articolo da regalo: tanto meno da parte delle suore per un giovane prete. Eppure è l’unico paramento sacerdotale registrato dal vangelo.Il quale vangelo, per la messa solenne celebrata da Gesù nella notte del giovedì santo, non parla né di casule né di amitti, né di stole né di piviali. Parla solo di questo panno rozzo che il Maestro si cinse ai fianchi con un gesto squisitamente sacerdotale.Chi sa che non sia il caso di completare il guardaroba delle nostre sacrestie con l’aggiunta di un grembiule tra le dalmatiche di raso e le pianete di camice d’oro, tra i veli omerali di broccato e le stole a lamine d’argento! - continua - il testo completo su:
don Tonino Bello
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mercoledì 19 marzo 2008 13.45

"Dietro le spalle Giuseppe udì la voce di Ata: - Oh, Giuseppe, rallegrati! Rallegrati molto. E' un maschio. Hai un figlio maschio. E' nato felicemente. E' tanto bello. Tua moglie ti chiama... - Gli era soltanto sembrato che nella parola «moglie» risuonasse una sorta di rispetto straordinario? Entrò di corsa nella grotta. Il focolare continuava a fumare, il fumo continuava a pungere gli occhi. Attraverso il fumo, come attraverso una nebbia, scorse Miriam china sulla mangiatoia. Proprio là, sotto i musi degli animali aveva sistemato il Neonato. Si chinò. Sulla paglia era adagiato un Bambino, un qualsiasi bambino umano. Aveva le palpebre serrate, come se si sforzasse di non guardare, e la boccuccia socchiusa, come se cercasse qualcosa. Non era diverso dai neonati che aveva già visti. Le piccole mani, livide, strette a pugnetto, non si protendevano verso una spada. Era piccolo e debole. Aveva bisogno di cure. Il bue e l'asino osservavano il Bimbo dall'alto con sui musi un'espressione simile a comprensione bonaria. Il cane si protendeva e leccava la manina levata.— GuardaLo, Giuseppe — sussurrò Miriam. — Come è bello.— Bellissimo — pronunciò in un soffio.— Si chiamerà Gesù... Lo permetti, vero?— Si chiamerà come tu vuoi.— Il nostro Gesù — sussurrò —, nostro Figlio... - Giuseppe infilò le mani sotto il Bimbo e Lo sollevò. Era leggero leggero, pareva che non pesasse più degli stracci che lo avvolgevano. L'antica usanza esigeva che il padre sollevasse il figlio e le ponesse sulle sue ginocchia. Lo sguardo sorridente di Miriam esprimeva il suo desiderio. Compì il gesto tradizionale. E mentre guardava l'Infante adagiato sulle sue ginocchia, provò strani sentimenti. Ancora un attimo prima si ribellava quasi contro il Neonato. Adesso provava vergogna di quei pensieri. Non era nato un gigante pronto alla lotta. Fra le mani sentiva il corpicino delicato, fragile. Le manine del Bimbo si agitavano con il movimento vago dei neonati. Ad un tratto aprì gli occhietti serrati. Vide l'iride scura e le cornee azzurrine. Guardò interrogativamente quegli occhi, ma il Bambino, come un qualsiasi neonato, fissava un punto nello spazio. Continuava a muovere la boccuccia. Si alzò nuovamente, lo pose ancora nella mangiatoia. Miriam lo avvolse in un lembo strappato dalla tunica. Non avevano nulla per vestire il Bambino, erano tanto fiduciosi che avrebbero ottenuto tutto dalle mogli dei suoi fratelli! Timidamente, colmo di una nuova tenerezza, toccò il capo di Miriam chino sulla mangiatoia. — Adesso — disse lui — devi riposarti, dormire. Lui vuole dormire. Ata veglierà. E io non mi allontanerò. Sta' tranquilla, non chiuderò occhio. Veglierò. Miriam volse il viso verso di lui, toccò con il dorso della mano la guancia di Giuseppe.— So che veglierai — sussurrò.— Dunque dormi. — Dormirò. — Già accomodava il capo sulla paglia, allorché chiese: — Lo amerai? — Potrei forse non amarLo? — Hai ragione: non potresti. Né tu, né nessuno... Ma tu — toccò col dito il petto di Giuseppe — devi essere il padre. È il nostro Gesù... Sorrise ancora una volta, e poi chiuse gli occhi. Dopo un attimo dormiva. Giuseppe sedette presso la mangiatoia. Con il capo appoggiato alla mano osservava il Bimbo dormiente. Il fumo continuava a pungere gli occhi. Il cane si era accucciato vicino ai suoi piedi. Nel silenzio si sentiva il respiro delle persone e degli animali. Di tanto in tanto il fuoco scoppiettava".
Jan Dobraczynski, L'ombra del padre. Il romanzo di Giuseppe, 206-207
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Carlo Maria Martini, Perché Gesù parlava in parabole, pp. 190
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Jean-Luc Marion, Il fenomeno erotico, pp. 286
Serena Zoli, Storie di ordinaria risurrezione (e non). Fuori dalla depressione e altri "mali oscuri", pp. 406
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