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Bollettino per i naviganti Riduci
Questo sito non è un sito. Questo blog non è un blog. Non vuole "piazzare" nulla e non svela nessuna intimità. E' un'antologia di pezzi scritti e di immagini incrociate, che rimandano ad ascolti, profumi, sapori, tocchi, visioni. Ogni giorno uno-due-tre colpi di carboncino e di sanguigna, che tratteggiano per il lettore fedele lo schizzo tutt'altro che indefinito di una vita che sorprende dall'interno colui che la vive. Altre vite si sono ritrovate in questi bytes e amano riprenderne i contenuti. Non chiedete a queste pagine più di quanto possano dare; non chiedete loro altro da quello che vogliono dare; aiutatele a dare sempre meglio. Buon approdo!
don Chisciotte

Il BLOG di Marco Paleari: spazio di condivisione Riduci
di donma , sabato 25 maggio 2013 6.29

Un signore di Scandicci / un signore di Scandicci
Buttava le castagne / buttava le castagne
E mangiava i ricci
Quel signore di Scandicci

Un suo amico di Lastra a Signa / un suo amico di Lastra a Signa
Buttava via i pinoli / buttava via i pinoli
E mangiava la pigna
Quel suo amico di Lastra a Signa

Tanta gente non lo sa, / non ci pensa e non si cruccia.
La vita la butta via / e mangia soltanto la buccia

Suo cugino in quel di Prato / suo cugino in quel di Prato
Buttava il cioccolato / buttava il cioccolato
E mangiava la carta
Suo cugino in quel di Prato

Un parente di Figline / un parente di Figline
Buttavia via le rose / buttava via le rose
E odorava le spine
Quel parente di Figline

Tanta gente non lo sa, / non ci pensa e non si cruccia.
La vita la butta via / e mangia soltanto la buccia

Un suo zio di Firenze / un suo zio di Firenze
Buttava in mare i pesci / buttava in mare i pesci
E mangiava le lenze
Quel suo zio di Firenze

Un compare di Barberino / un compare di Barberino
Mangiava il bicchiere / mangiava il bicchiere
E buttava il vino
Quel compare di Barberino

Tanta gente non lo sa, / non ci pensa e non si cruccia
La vita la butta via / e mangia soltanto la buccia!

Un signore di Scandicci
Testo di Gianni Rodari - Musica di Sergio Endrigo e Bacalov

di donma , venerdì 24 maggio 2013 6.12

«Un superiore saggio diffida della figura affascinante di sé che emerge dal ritratto degli adulatori.
Gli dovrebbe bastare di essere servo che sa vincere la tentazione del potere, nascosta a volte anche nel 'sottile godimento di essere sempre sovraccarico di lavoro' ma nascosta anche dietro l'illusione ricorrente di pensare di essere in fondo più intelligente e più bravo degli altri, illusione che favorisce l'emergere di giudizi negativi sugli altri, maldicenze su alcuni, adulazioni nei confronti di altri, illusione che ha la sua radice in una fiducia cieca in se stesso e in una insicurezza altrettanto cieca che divide il mondo in due categorie di persone, i buoni e i cattivi che si riducono in adulatores et detractores.
La comunità è impoverita dalla sterilità della rivalità fra quelli che sono per il superiore e quelli che sono contro di lui. Quando il superiore cambia, non cambia niente nella comunità, le divisioni rimangono le stesse. Questo veleno, come il demonio più potente, non viene sradicato se non con la preghiera e il digiuno».
Michelina Tenace, Custodi della sapienza. Il servizio dei superiori, 151

di donma , giovedì 23 maggio 2013 6.26


Il salmista ha una rivelazione da trasmettere, un enigma da svelare. (...) L'arte raggiunge il cuore del mistero.
Il salmista diventa musico, il sacerdote si fa cantore e poeta. Al centro dell'essere, un canto.
Le parole e i concetti della ragione non riescono più a esaurire la fame di senso e di profondità, a recintare la realtà.
«I concetti creano idoli, solo lo stupore coglie qualcosa» (Gregorio di Nissa). Molto su di noi e sul nostro destino possono dirci i concetti, ma i concetti non esauriscono la ragione, il pensiero e nemmeno l'esperienza della realtà. Soltanto una ricerca che si muova attraverso concetti e affetti, attraverso teoria e simbolo, può restituire l'esperienza complessa del mondo.
A istituire il rapporto con Dio e con il reale saranno la musica della poesia e la poesia della musica. Esse intuiscono e trasmettono cose che la rievocazione storica, la catechesi morale o teologica, il grido d'angoscia non arrivano a svelare.
Per essere coinvolti nell'incontro autentico e personale con il Signore non basta una nitida esposizione della dottrina come emerge da tutti i catechismi, occorre una forza di attrazione, un'esultanza, un entusiasmo gioioso, come un innamoramento, la gioia di un «che bello!» gridato a pieno cuore, altrimenti le aride dottrine non generano che tristezza, freddo, lontananza, consumazione del cuore.
La conoscenza sensibile (estetica) ha un valore diverso e indipendente da quello della conoscenza logica, e non le è subordinata. Tale valore intrinseco è il valore poetico, che apre a una più continua approssimazione dell'essere; l'essere non si riduce alla verità, ma comprende amori, sogni, creatività, forza, e perfino fragilità ed errori.
La cetra del salmista coglie qualcosa del mistero, ma non attraverso la via dei concetti razionali, bensì lungo la via della bellezza, rinnovando lo stupore e l'emozione, il fascino e la dimensione del sentire.
Il salmo (...) fa teologia attraverso la musica. (...) Così Dio da enigma o problema diviene un'esperienza, sorge al centro dell'essere come un canto dove si uniscono il corpo e lo spirito.
Ermes Ronchi, Tu sei Bellezza, 40-43

di donma , mercoledì 22 maggio 2013 6.31

Per convertire il professore ci voleva un santo, e l'arciprete, per carità, una grande scienza, un prete che non era mai corso sulla bocca di nessuno, che si adatta a parlare a gente ignorante come noi, che ha un cuore d'oro, che non ha mai offeso nessuno, e non è poco, ma insomma ha troppo studiato per essere un santo.
Luisito Bianchi, La messa dell'uomo disarmato, 220

di donma , martedì 21 maggio 2013 8.26


Tu, attraverso il desiderio, ti dilati, cosicché potrai essere riempito quando giungerai alla visione.
Ammettiamo che tu debba riempire un grosso sacco e sai che è molto voluminoso quello che ti sarà dato; ti preoccupi di allargare il sacco o l'otre o qualsiasi altro tipo di recipiente, più che puoi; sai quanto hai da metterci dentro e vedi che è piccolo; allargandolo lo rendi più capace.
Allo stesso modo Dio con l'attesa allarga il nostro desiderio, col desiderio allarga l'animo e dilatandolo lo rende più capace.
Viviamo dunque, o fratelli, di desiderio, poiché dobbiamo essere riempiti.
Agostino, Trattato sulla prima lettera di Giovanni, 4,4

di donma , lunedì 20 maggio 2013 10.58


«Bisogna saper accettare le proprie pause»:
si noti bene, non "paure", ma per Etty (Ester) Hillesum le "pause", le soste, gli spazi vuoti di silenzio
sono la "minore" rispetto alla totalità "maggiore" degli eventi e dei pensieri forti,
ed entrambi costituiscono il contrappunto armonico della vita.
cfr Gianfranco Ravasi, Nell'arcobaleno di Etty, in “Il Sole 24 Ore” del 19.05.2013

di donma , lunedì 20 maggio 2013 6.29

"Ho bisogno qualcuno di intelligente per essere intelligente a mia volta".
"Il reale ci dà esattamente ciò che noi diamo a lui, né più né meno.
Quando sono mediocre, quello che vedo mi sembra lo stesso.
Allora ho l'anima di un bulldog: tutta raggrinzita".
Christian Bobin, La luce del mondo, 106.108

di donma , sabato 18 maggio 2013 6.00

È molto difficile per un cattivo diventare pessimo. I veri cattivi infatti si credono buoni, ma non eccelsi; mentre condizione indispensabile per diventare pessimi è credersi non solo buoni, ma straordinariamente buoni, buoni in modo eccezionale, privilegiato, unico. Per questo la strada della «pessimità» è aperta in modo speciale ai filantropi, ai giudici, ai preti e alle suore, ai moralisti, agli educatori e agli assistenti sociali.
Satan Asso, Le ricette del diavolo. Come diventare cattivi, 101

di donma , venerdì 17 maggio 2013 6.23


"Uomini e donne ai quali devo la vita, vi sento dietro di me, mentre scrivo. Tutte le vostre sagome sulla mia schiena, i vostri volti usciti dall'ombra! In piedi sulla prua della nave, sento dietro di me la vostra densa folla, da così tanto tempo sottoposta al silenzio della morte. La mia tenerezza, il mio interesse per voi vi risvegliano. Sento il vostro fervido ondeggiare oltre le mie spalle. Io, figlia di Anna e di Franz, nipote di Bernhardt e di Julia, di Franz e di Maria, nipote di Sally e di..., di Anna e di... Già il vento porta via i vostri nomi. Già la mia ignoranza non è più in grado di restituirveli. E tuttavia la vostra folla amorosa è là - calorosa, frusciarne, molteplice, sempre a due a due nella catena ininterrotta delle generazioni. Amanti, luminosi amanti, sposi, spose, oltre i disastri e le glorie della vita, oltre i naufragi e le lacerazioni, oltre tutto ciò che ha soffocato la lode — io vi percepisco, vi sento, mormorio di foresta, uomini e donne dei quali io sono, per un tempo limitato, la portatrice di memoria. Folla silenziosa. Meraviglia delle vostre fedeltà, dei vostri vincoli! Grazie a voi per non aver lasciato che la catena si spezzasse, si sciogliesse il lungo corteo della lealtà che viene dal fondo dei tempi e che scompare all'orizzonte. Io ho trasmesso ai nostri figli ciò che avevo da voi ricevuto. Tra poco raggiungerò la vostra immensa schiera e in essa mi fonderò. Vi dico grazie di avermi permesso per un istante, nella traversata dell'eternità, di essere la vostra figura di prua. Un istante. Perché per un breve istante interminabile, a nome di voi tutti, io ho perdutamente amato vivere".
Christiane Singer, Elogio del matrimonio, del vincolo e di altre follie, 91

di donma , giovedì 16 maggio 2013 10.58

Un premio a chi scopre che questo signore era ghanese o comunque un immigrato irregolare.

di donma , giovedì 16 maggio 2013 9.55

«- La tentazione del successo può avvenire negli uomini di Chiesa, quindi anche in noi, quando cediamo all'ossessione della visibilità dei frutti, dei risultati immediati: vogliamo che gli altri riconoscano la bontà dei nostri progetti.
Si può addirittura giungere a misurare l'economia divina col metro delle multinazionali: "Perché Dio non ci aiuta nel trovare gli strumenti più efficaci? Forse ci ha abbandonato!".
Proprio per questo nella Chiesa ci sono tante tensioni. E' vero che il diavolo fa il suo mestiere, ma è legittimo chiederci come mai può farlo con tanta facilità.
A mio avviso, una delle ragioni è che molti nella Chiesa considerano il proprio, piccolo progetto personale come progetto di Dio. Di qui le lotte, le divisioni, perfino gli scismi.

- La tentazione può avvenire nelle istituzioni ecclesiali, ad esempio nei movimenti, nelle scuole cattoliche, nelle università, quando comincia il gusto di contarsi, di verificare il proprio potere o la propria efficacia.
Si pretende di essere al centro della Chiesa e si finisce col disprezzare gli altri.
Lo scopo iniziale è buono, ma in seguito il cuore si guasta.
In realtà, bisognerebbe operare servendo la Chiesa, non il gruppo o l'etichetta.
Penso, ad esempio, a tutti i movimenti che raccomandano al Vescovo le loro iniziative come se fossero la chiave di salvezza della Chiesa e dell'umanità. E non è facile far capire che la chiave l'hanno anche altri e che bisogna integrare i diversi progetti in un quadro più ampio.
La Chiesa locale è appunto il quadro globale nel quale va inserito il piccolo contributo di ciascuno».
Carlo Maria Martini, Davide peccatore e credente, 54-55

di donma , mercoledì 15 maggio 2013 6.26


"L'amicizia sarà eccellente perché viene da Dio,
eccellente perché tende a Dio,
eccellente perché il suo vincolo è Dio,
eccellente perché durerà eternamente in Dio.
Che bella cosa amare in terra come si ama in cielo,
ed imparare ad amarsi scambievolmente in questo mondo come faremo in eterno nell'altro!"
s. Francesco di Sales, Introduzione alla vita devota, 215

di donma , martedì 14 maggio 2013 9.08

Mia madre che lucidava di continuo le posate
di Josip Osti

Mia madre che lucidava di continuo le posate,
adesso sola in mezzo a Sarajevo,
malgrado che in una città senz’acqua, cibo ed elettricità
i cucchiai, le forchette e i coltelli e tante altre cose
abbiano perso il significato di una volta,
continua a farlo.
Scopa le schegge delle finestre in frantumi
e la polvere dalle pareti sgretolate dagli shrapnel,
si mette in grembo il nostro gatto siamese, vecchissimo ormai,
e lustra le posate.
Le lucida fino a quando il loro splendore non l’acceca,
assopendola anche, stanca morta delle lunghe veglie passate.
Ridestandosi, a uno sparo reale o sognato,
intravede nel cucchiaio lucente il suo viso sfigurato, esausto e troppo presto invecchiato.
Un viso che per giorni metteva insieme,
quando in ginocchio sul pavimento come in chiesa
raccoglieva i frammenti dello specchio rotto.
E continua a lustrare le posate.
Le posate che nella guerra precedente lucidava allo stesso modo sua madre,
convinta che verrà il giorno in cui nello specchio del metallo
scorgerà le facce sorridenti dei famigliari,
riuniti tutti fino all’ultimo come il giorno del suo matrimonio.

di donma , lunedì 13 maggio 2013 16.40


In molto ambienti, tra loro diversi,
hanno posti di responsabilità persone non competenti o non sagge,
che per questo sono mal sopportate e fanno danni.
Tanti (tutti) lo sanno, ma pochi (nessuno) dice loro in faccia la realtà della situazione.
Questo modo di fare mi rattrista e mi infastidisce.
In questi casi preferisco allontanarmi io stesso da quelle responsabilità,
mostrando almeno di aver colto la situazione...
e senza mettere a disagio coloro che dovrebbero dirmi qualcosa
di antipatico (e di costruttivo) su di me.
don Chisciotte

  

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